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domenica 7 novembre 2010

La stanza buia e il muro - The dark room & the wall

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Martedì - Tuesday 9th November
Superdad vs Wondermom! Superpapà contro Wondermamma!  
Scroll down for English version thanks



La stanza buia e il muro

Ti svegli all’improvviso. Agitato. 
Ti chiedi se hai gli occhi aperti perché sei immerso in una oscurità cieca, appiccicosa. 
Scendi dal letto. E avanzi. Piano. Braccia in avanti. 
Cerchi un segnale. Hai paura. Ti pieghi. Procedi a carponi. 
Cerchi di capire dove sei. Una uscita. La luce. 
Niente. 
Solo il buio: totale, disperato, assordante. 
Se almeno trovassi un muro! Sarebbe il primo segnale di salvezza, una speranza concreta.

Ecco: secondo la psicologa Giuliana Ukmar, prematuramente scomparsa all’inizio del millennio, questa è la sensazione che prova un figlio, di qualunque età, quando i genitori non riescono a mettere un freno alle sue pretese.
I figli cercano i no. Ne hanno bisogno come il disperato prigioniero del buio brama un muro per cercare sicurezza. Lo fanno a modo loro: sfidando, specie nell’adolescenza, ma non solo.
Quante volte abbiamo visto un bambino piccolo assumere quello sguardo di sfida, quasi maligno, mentre rifiuta di obbedire o insiste per avere qualche cosa?
E’ come se stessero verificando la solidità del muro: posso appoggiarmici contro o crollerà alla prima spallata? Che è un modo per dire: quanto sono pronti i miei genitori a credere nei loro valori? O ancora, per dirla con il titolo del famoso libro della prof. Ukmar: quanto mi vuoi realmente bene?
I no aiutano a crescere, insiste la psicopedagogista inglese  Asha Philips  in un altro libro noto (vedi post precedente): perché indirizzano, perché a volte permettono di tirare il fiato e fidarsi. A qualunque età esiste il fenomeno del fascino di amicizie alla Lucignolo: compagnie che invitano nel Paese dei Balocchi qualunque esso sia. Capita allora che il ragazzo che non riesce da solo a dire di no, magari anche solo per non perdere la faccia, vorrebbe proprio nascondersi dietro un energico no genitoriale. Che purtroppo oggi spesso non arriva. Gli abbiamo rifiutato il salvagente e lo abbiamo lasciato affogare.
Una crisi di autorità? Una crisi di volontà? Un eccesso di buonismo?
Può essere: partendo dalla nostra esperienza vorrei mettere sul tavolo anche la possibilità che si tratti di una errata concezione dell’amore: crediamo di fare depositi affettivi concedendo; crediamo di amare lasciando fare.  La realtà, che è più cruda di noi, ci risponde chiarendo quale sia il compito dei genitori: porre dei limiti per aiutare a crescere.

Quali sono i no che vi costano di più? E quale la vostra esperienza in merito?


Nota: per i lettori italiani ecco una relazione della d.ssa Ukmar tenuta nel 2002 
e a completamento del tema segnalo questo link ad un interessante articolo  del sito americano PricelessParenting su tema delle regole e dell'autorevolezza. Buona lettura!


English version
The dark room and the wall

“Suddenly you wake up. You’re frightened.  You wonder if you eye are wild open since you can see anything. You are plunged in the dark. In a gloomy and  sticky darkness. You stand up. And you start moving. Slowly. Your hands in front of you. You look for a signal. You’re trembling. You’re afraid. More and more. You bend down on your knees. On all fours. You crawl. You try to understand, to find out where you are. A way out. The light. That’s what you desperately want. Nothing. Just darkness: endless, stunning, hopeless. If you could find a wall! Just a wall. That would be your safety, a concrete hope to get out that damned shadows.  
That’s the point: following the psychiatrist  Giuliana Ukmar (http://www.ukmar.it/giuliana_ukmar.html), who died at the beginning of this century, that is the precise feeling of a child when her/his parents refuse to give her/him rules.
Children want limits. They want our “No!”.  They have a desperate need of rules and borders: like the prisoner in the dark, they look for walls, the way to the light. And these walls are nothing but our denies. They do not ask for walls, they search them in their own way, which can be particularly confusing when they are teens. But not just when they are teens.
Have you ever seen a kid challenging their parents’ authority? Daring them to go on say “No!”?
(S)he is testing the resistance of the wall: can I lay on it or it will fall as I push it? Will it fall down at the first shrug? This is their way to say: are you ready to testify your values? Are you ready to fight even against me to affirm your values? Or, just to quote mrs. Ukmar book: do you really love me? Than say no!
Saying no it’s important  add Asha Phillips  an English child psychologist  often quoted: the denies, and rules, are relevant to grow, she says, because they point out the right way, help to relax and give security.
In every age you can find false friends that like Candlewick want to take you to the Land of Play, as you were just another Pinocchio. It may happen that your child could be unable to say no by himself, even if he would like to. It may be a question of personal weakness, a matter of image, the pressure of friends.  How much he would welcome your opposition, a firm deny where he can hide. He asked for a lifejacket and we just let him drown!
Why this? Lack of authority? Lack of will? Too much love?
May be: let us shareour personal experience. It may have to do with a wrong interpretation of what love is. We believe we are making deposits in their emotional bank account  just always saying yes. Truth, which is harsher than us, replies stating which is the parents’ duty in this case: give limits to help them grow!

Which are the denies that hurt you the most? Which your experience?

To build on this post I'd like to address you to this intriguing article published by the website PricelessParenting about rules and authority. Enjoy it!

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