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venerdì 28 settembre 2012
L'asilo del bamboccioni? Una replica
Romana e romanista, come dice
la biografia ufficiale, giornalista della pagina Esteri del CorSera, lunga
esperienza in terra statunitense, autrice di un blog sui diritti umani in
collaborazione con Amnesty International, Monica Ricci Sargentini si concede puntate
di qualità su 27esimaora, il blog al femminile del CorSera che “racconta le
storie e le idee di chi insegue un equilibrio tra lavoro (che sia in ufficio o in casa), famiglia, se stesse. Il nome nasce da uno studio secondo il
quale la giornata delle donne in Italia dura 27ore allungandosi su un confine
pubblico-privato che diventa sempre più flessibile e spesso incerto”. Se con
“il lavoro e il senso di colpa” esplora la quadratura del cerchio tra maternità
e professione e in “le donne sono più intelligenti degli uomini?” disserta di
differenze tra i sessi e autostima, è con il pezzo sui bamboccioni all’asiloche ha fatto il botto. Non che gli altri articoli siano meno interessanti,
chiariamo, ma perché la reazione che ha suscitato la sua riflessione sulla
follia dell’inserimento all’italiana è stata di quelle che graffiano. No,
nessuno è corso a bruciare copie del CorSera davanti a via Solferino, ma sulla
rete la rissa tra i sostenitori di Monica e chi la apostrofava di crudeltà
verso l’infanzia si è fatta assai ruvida.
Come mai le è venuto in mente
di toccare uno degli argomenti più pericolosi dell’educazione?
Era tanto che volevo farlo.
Sono sempre stata molto insofferente verso gli atteggiamenti iperprotettivi
delle mamme italiane. Penso che un’educazione più spartana e “leggera” nel
senso di non ansiosa sia la ricetta giusta per crescere dei bambini sicuri di
sé, indipendenti e anche felici. Ai miei figli non impongo la maglietta della
salute, gli lascio fare il bagno anche dopo aver mangiato, non gli parlo delle
correnti d’aria e non penso mai che muoiano di fame. Se vogliono dormire da un amichetto
sono contenta. I gemelli a nemmeno tre anni sono andati in Inghilterra con la
tata a casa dei suoi genitori (che avevamo conosciuto), tutti hanno pensato che
fossimo pazzi, invece loro sono stati benissimo.
Secondo lei perché il suo
pezzo, con il quale concordo al 100%, ha sollevato queste reazioni molto
emotive?
Perché ha toccato un nervo
scoperto, una situazione che è sotto gli occhi di tutti. E’ stato come dire “il
re è nudo”. Che l’inserimento sia fatto per rassicurare le mamme e non i
bambini mi sembra abbastanza chiaro. Alla base di questo ragionamento c’è la
diffidenza, la sfiducia nell’affidare agli altri i propri figli perché meglio
della mamma non c’è nessuno. Un atteggiamento che porta danni perché bisogna
essere aperti al mondo e non chiusi.
Qual è il principio alla base
della sua riflessione?
Che non bisogna trattare i
bambini come se fossero di porcellana ma al contrario avere più fiducia nelle
loro possibilità di adattamento e nella loro fame di conoscenza. Le faccio un
esempio: ci preoccupiamo sempre che non prendano freddo quando è noto che i
bambini hanno più caldo di noi. Basta ricordarsi questo per placare l’ansia.
Pensi che noi alla materna abbiamo avuto un grosso problema nella classe di Eva
perché la maestra pensava che non la coprissimo abbastanza! E lo stesso avviene
con l’inserimento. Perché mai andare a scuola dovrebbe essere traumatico?
Perché il bambino dovrebbe piangere? Dopotutto le occasioni di distacco dalla
madre possono essere molteplici, la scuola non è l’unica. Secondo me
l’inserimento è sintomo di ansia, di iperprotettività, rende il bambino
insicuro e fragile.
Ma le mamme di oggi sono
troppo ansiose? Perché?
Un tempo c’era la saggezza
popolare. Quando nasceva un figlio si seguivano i consigli della mamma e della
nonna. Oggi le donne sono sole e spesso in balia delle mode. Come quella
dell’allattamento a richiesta. Un’altra follia, non solo italiana questa volta,
per cui si consiglia con molta insistenza alle neomamme di non dare una routine
al bimbo sin da subito. Con il risultato che molte smettono sentendosi in colpa
terribilmente. E che il neonato fatica a prendere un ritmo, a dormire sin da
subito la notte e non fa mai un pasto completo.
Quale responsabilità hanno
avuto e hanno gli operatori culturali, dagli psicologi fino ai giornali, nella
creazione di una mentalità pro-bamboccioni, cioè a favore
dell’iperprotezionismo sempre e comunque?
Sicuramente la doverosa
attenzione alla psicologia è stata esasperata e anche svuotata di significato
perché tutti ormai si sentono padroni della materia. Così capita che la
maestra, anzi l’educatrice come si dice oggi, definisca oggetto transizionale
il libro che il bambino vuole portare a casa, senza sapere che magari quel
bambino manifesta spesso quel desiderio e non solo a scuola. Alla materna dei
miei figli ho notato un uso spropositato di paroloni per descrivere l’attività
dei bambini. L’altro giorno sul Corsera ho letto un articolo che invitava i
genitori a non buttare i giocattoli dei figli perché dietro ognuno di essi c’è
un ricordo! Ho cominciato a immaginare ridendo case piene di giocattoli dove
non si poteva più entrare.
Perché all’estero è diverso
secondo lei?
Non voglio generalizzare ma
sicuramente nel Nord Europa c’è più pragmatismo e quindi i piedi rimangono per
terra. Ci si fanno meno problemi a prendere un aereo con un neonato o a
portarlo in alta montagna. Quante famiglie abbiamo visto in giro con dei bambini
piccolissimi? Della scuola inglese, infatti, mi piace l’essenzialità. Non mi
hanno mai chiesto di portare un bavaglino e questo perché il bambino deve
imparare a mangiare senza sporcarsi. Non lo trova giusto? All’Università negli
Stati Uniti gli studenti vivono nel campus e si guadagnano i primi soldi con
qualche lavoretto. Io, per esempio, allo Smith College mettevo a posto i libri
in biblioteca e mi pagavano. Questo vuol dire educare all’autonomia.
Quali sono a suo parere i
principali problemi che le famiglie oggi affrontano nell’educazione?
La mancanza di punti di
riferimento e di uno Stato che vada incontro alla famiglia. In Francia le madri
lavoratrici portano i bambini al nido a poche settimane dal parto. Qui invece
ti fanno sentire in colpa se non fai l’inserimento come se da quello si
misurasse il tuo attaccamento ai figli. E poi penso che sia negativa la
mancanza dell’autorità. Quando i genitori giocano a fare gli amici dei propri
figli, quando i professori vengono messi continuamente in discussione non solo
dai ragazzi ma anche da papà e mamma, non può venire fuori nulla di buono.
Quali principi dovrebbe
seguire una famiglia nell’educazione?
Questa è una domanda
difficile perché chiaramente ognuno alleva i figli secondo i propri principi.
Io per esempio penso che sia importante un’educazione un po’ all’antica i cui
pilastri sono il rispetto, la gentilezza, l’onestà, la tenacia, la fiducia e
l’amore per gli altri, lo studio duro e naturalmente le buone maniere. Penso
anche che sia fondamentale un percorso spirituale. Non mi sentirei mai di dire
a un bambino che Dio non esiste. Per decidere di non credere c’è sempre tempo.
Può darci tre consigli
che una famiglia dovrebbe seguire per essere felice?
Lei mi mette in difficoltà. Sicuramente il primo,
fondamentale, è dormire. Una famiglia felice deve poter riposare la notte.
Insegniamo ai neonati sin dai primi giorni ad addormentarsi da soli nella loro
stanzetta. Evitiamo i riti della buonanotte e se piangono non corriamo subito
in loro soccorso. Gli regaleremo la possibilità di essere autonomi sin da
subito!
Il secondo è amarsi. Se i bambini respirano armonia e
tenerezza in casa cresceranno più sereni. Lo dico da figlia di divorziati. E’
chiaro che non è facile e a volte
non è possibile. Ma è fondamentale per la stabilità interiore e anche per i
futuri rapporti affettivi dei nostri figli. La famiglia che siamo è il modello
che loro in qualche modo avranno dentro per sempre.
Il terzo è insegnargli a sognare, a pensare che nulla sia
impossibile. Io l’ho imparato in America: se vuoi una cosa veramente puoi
ottenerla, basta che ti impegni. Non
a caso gli americani la ricerca della felicità l’hanno messa tra i diritti
elencati nella dichiarazione d’Indipendenza. Ai miei figli ripeto sempre che
non bisogna mollare mai. E ci credo veramente.
martedì 28 agosto 2012
Ragazzi a digitalizzazione globale
Per gentile concessione della rivista Fogli (Edizioni Ares) pubblichiamo l'intervista al prof. Luis Cardona sui digital kids
Dopo la maturità,
Luis Cardona si trasferisce da Barcellona, sua città natale, in Svizzera, dove
si
laurea in
Economia aziendale a Ginevra e poi in Informatica a Zurigo. Dopo aver lavorato
presso
una fondazione
zurighese seguendo progetti di alfabetizzazione informatica in Europa (Italia
compresa), ha
svolto un’attività di ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale (sistemi
esperti)
che si è conclusa
nel 1994 con un dottorato presso l’Università di Friburgo. Da quel momento
si è dedicato
completamente alla formazione giovanile, prima dirigendo residenze
universitarie a
Friburgo e
Zurigo, poi fondando un Club giovanile a Lugano, nel 1998.
Nel tentativo di
sviluppare un nuovo approccio pedagogico che sia veramente efficace contro
l’attuale
emergenza educativa e che possa portare serenità nelle famiglie e nei ragazzi,
ha messo
in piedi con
alcuni amici e collaboratori un progetto educativo, chiamato Everest, che è
allo stesso
tempo un liceo
futuristico e un centro di ricerca neuro-psico-pedagogico. Il progetto prevede
una rete
formativa con diversi centri di attività: Lugano (sede dell’Everest) e partners
ospitanti a
Washington,
Londra, Colonia, Palermo e Nairobi.
Professor Cardona, che
cos’è l’emergenza educativa di cui si
sente tanto parlare?
L’emergenza educativa nasce
come il risultato di due rivoluzioni culturali di
fine secolo scorso: la rivoluzione del ’68 e la rivoluzione
digitale (Internet, cellulare, Facebook...). La scuola sta
perdendo il contatto con la realtà, poiché non evolve
e, dunque, non riesce a trovare un suo ruolo all’interno di
un mondo che sta cambiando
molto velocemente. Questa
perdita di contatto con la realtà sta portando a un
numero molto elevato di fallimenti scolastici. La cosa che
rende perplessi gli esperti è che i ragazzi, invece di
cercare di impegnarsi per evitare le insufficienze, le
accettano come qualcosa di «normale».
Sembra che a loro non
importi molto il rischio di dovere ripetere l’anno...
Davanti a questo
atteggiamento di boicottaggio del sistema scolastico, la scuola non
sa come reagire: non sembra che ci siano soluzioni in
vista. Questo disagio, sempre maggiore, mette in grande tensione le
famiglie: i genitori, davanti a questi insuccessi
dei figli, non sanno più come relazionarsi con loro. La
sfida educativa finisce per diventare
anche una sfida all’interno
della coppia. Purtroppo molte famiglie non reggono
e i legami famigliari finiscono per rompersi. Il tessuto
famigliare si sta sciogliendo: e questo è un grande male per
tutta la società.
L’emergenza educativa però
non è dovuta principalmente ai ragazzi che non vogliono
impegnarsi. In questo contesto
i ragazzi, più che colpevoli, sono vittime.
Una volta Giovanni Paolo II
disse che se avesse dovuto salvare,
per ipotesi assurda, un
solo versetto della sacra
Scrittura avrebbe scelto:
«La verità vi farà liberi». Quale
verità occorre far
conoscere ai giovani, e come?
Per essere felici bisogna
essere veramente liberi. I giovani non amano sentirsi
predicare la verità; quello che veramente
cercano è la testimonianza
di un amore autentico. Sono alla ricerca di
qualcuno che li ami per quello che
sono, con i loro sogni, i
loro limiti, i loro difetti, le loro speranze. Per questo vedono
spesso nell’amicizia il valore
più alto. Purtroppo molti
di loro sperimentano ben presto la delusione di una falsa
amicizia, quando si accorgono che è interessata. Scoprono
che sono benvoluti soltanto quando sono utili e/o
piacevoli, quando si comportano bene e vanno bene a scuola,
quando hanno soldi o sono sexy. Scoprendosi
strumentalizzati, vivono queste false
amicizie come autentici
tradimenti. Una parte della trasgressione giovanile si può spiegare
come provocazione nei confronti degli adulti,
particolarmente dei genitori: «Vediamo se mi ami anche
quando non mi comporto
come vuoi tu».
Il successo delle Giornate
Mondiali della Gioventù sta a dimostrare che i giovani,
anche oggi, ascoltano volentieri chi parla loro con
autorevolezza e con esigenza: lo sperimenta
anche lei nel suo lavoro di
formazione?
Ho trovato molti ragazzi
che, potendo, vorrebbero essere bravi, ma che non ci riescono. Di solito questi ragazzi hanno l’autostima molto
bassa, in gran parte dovuta al fatto che gli adulti di
riferimento – genitori, docenti ecc. – non risparmiano critiche
nei loro confronti, dimenticando invece di lodarli quando lo
meritano. Facciamo loro molto male pensando
che sono una «generazione perduta». In realtà, stanno
gridando con un linguaggio non verbale: aiuto!
Arrivano a un punto di
scoraggiamento tale che non osano neanche cercare di
migliorare. Nel loro tentativo di fuga da una realtà che
sembra loro troppo difficile e ingiusta, tendono ad
aggregarsi con coetanei che hanno più o meno gli stessi
problemi. Una volta che si forma il gruppo «problematico»,
diventa molto difficile che accettino un discorso
autorevole ed esigente, semplicemente perché
l’amicizia e la «fedeltà» nei confronti del gruppo
impediscono loro di cambiare atteggiamento.
Se invece si riesce a trasmettere loro
la speranza che possono diventare così
bravi come desidererebbero,
allora possono accettare di
aggregarsi a coetanei che, come loro, hanno la
speranza di migliorare. Una volta
creato un gruppo che si
sente «in cammino verso la virtù», diventa relativamente
facile motivarli ad
ascoltare discorsi esigenti, perché hanno il desiderio e la
speranza di diventare bravi.
Da quanti anni si occupa di
orientamento e formazione dei giovani? Ci sono stati
cambiamenti nel modo di vivere questa tappa della vita?
Me ne occupo da più di 25
anni. I cambiamenti dei giovani in questi anni sono stati
enormi, ma, secondo me, ci saranno cambiamenti
ancora più sensibili nei prossimi 10-15 anni.
Si può educare ancora,
nell’èra di Internet, attraverso la lettura?
Ci sono libri che
consiglia?
Così come ci sono state
tecnologie che non esistono quasi più, come il VHS, ho il
sospetto che fra poco il libro, come supporto informativo
sequenziale-cartaceo, possa scomparire, come sono scomparsi i papiri, le pergamene e le tavolette di argilla.
Non è il libro ciò che conta, ma il contenuto del libro, la
«storia». In altre parole è il «documento
» che conta, non tanto il
«formato del file».
Un ragazzo che ha visto una
storia al cinema, di solito
non vuole più leggere il
«libro del film» (ci sono onorevoli eccezioni che confermano la
regola, soprattutto fra le ragazze). Un ragazzo che
inizia presto a usare il computer e che vede molti film alla
Tv o al cinema, sviluppa un modo di acquisire le
informazioni molto diverso da quello
sequenziale proprio delle
storie dei libri cartacei: si
tratta di un modo che
potenzia quasi tutti i canali sensoriali ed emotivi. La lettura di
un libro gli appare qualcosa di molto povero, perché
molte delle potenzialità sviluppate con il video non vengono coinvolte
in quell’attività;
il risultato è che sente una
profonda noia, che scatena
una reazione di rigetto. Questi
ragazzi «digitali»
raramente hanno la pazienza
di leggere una pagina intera, riga dopo riga, e di
seguire un racconto sequenziale, pagina dopo pagina. Sono ragazzi
che cercano «l’essenziale» e lo vogliono in
modo interattivo: perciò leggono le pagine in diagonale e poi saltano alcuni capitoli:
magari iniziano proprio con la fine, come con i Manga.
Il libro di Alessandro
d’Avenia Bianca come il latte, rossa come il sangue mi sembra un
capolavoro anche perché riesce a coniare nel
formato cartaceo la tecnica di lettura dei ragazzi digitali:
capitoli molto brevi, linguaggio molto orale e vivo: quasi
«interattivo»; il capitolo, prima di finire, introduce già il
successivo, così il ragazzo è motivato a iniziare il
nuovo capitolo, prima di finire il precedente.
Se non è più così facile
utilizzare i libri per la formazione di un ragazzo, quale metodo
usa nel suo lavoro di formazione?
Nel mio lavoro con
adolescenti, ho sperimentato e verificato l’efficacia di questo
metodo: commento brani di film e faccio un uso misto
di testo, video e audio. Questo metodo non può funzionare
se il ragazzo ha meno di 13 anni e la ragazza meno di 12
anni. Le storie, i film, che uso di più sono queste
(l’età indicata serve soltanto per dire in che momento può essere efficace un commento pedagogico
del film; non mi riferisco all’età minima per vederlo): Star Wars (13-15); Il
Signore degli anelli (13-16); Buchi nel deserto (13-16); Il Club degli
Imperatori (14-17); Matrix I (> 15); I passi dell’amore (> 16); Seventeen
again (> 16); L’ultimo dono (> 16); Quasi amici (> 17).
Nel mondo, specie in
Europa, cresce la tendenza a spostare sempre più in avanti il
momento di decisioni importanti quali la formazione di una
famiglia: come valuta questa tendenza?
Io dico spesso ai ragazzi:
Dio perdona sempre, gli uomini ogni tanto, la natura non
perdona mai. Una volta si parlava di «fidanzamento». Oggi,
questa parola è stata sostituita dal concetto di «stare
insieme». Si tratta semplicemente di un «consumismo affettivo».
«Stiamo insieme», finché
dura… In realtà, manca ordine nelle
relazioni affettive. Siccome possiamo
ingannarci, ma non possiamo ingannare
la
natura, è lei che fa pagare
a questi giovani
il conto del loro
disordine: il prezzo è caro, particolarmente per le ragazze, le quali,
di solito, sono quelle che hanno iniziato «il gioco dello stare
insieme». Dopo alcuni
clamorosi fallimenti (di solito tra i 13 e i 19 anni) i giovani
rischiano di diventare cinici e di non credere più al
matrimonio, alla famiglia, alla fedeltà, all’amore. La mia
valutazione di questa tendenza è che ci porti alla
sterilità e all’invecchiamento demografico, come si può già vedere. Con
il tempo ci sarà, come capitò alla fine
dell’impero romano, una sostituzione
demografica con gente
appartenente ad altri popoli che, su questo punto, hanno un
atteggiamento più sano, perché sono più rispettosi della
natura umana.
I modelli: da sempre i giovani
sono affascinati dal mondo dello spettacolo: cinema,
teatro, musica, sport. Come si può aiutarli a distinguere i
buoni dai cattivi maestri?
I giovani, come gli adulti,
sono affascinati dal successo.
Soprattutto adesso che
molti di loro hanno l’autostima molto bassa. Pensano che con il successo otterranno quella considerazione che a
loro manca... e che questa considerazione sarà la
porta del loro paradiso (un po’ come il lavoro per Will
Smith nel film Alla ricerca della felicità). Ma il successo
di queste «star» porta a una felicità soltanto apparente, come
mostrano le loro vite quando hanno smesso di «essere
famosi». Per i giovani di oggi è
molto difficile distinguere
tra buono e cattivo perché è
molto difficile distinguere
tra vero e falso. Pensano che «il male» è ciò che si fa con
cattiveria. Siccome non fanno quasi mai niente con
cattiveria, non vedono perché non dovrebbero poter fare certe
cose che gli adulti non vogliono che facciano: «Che male
c’è?» si sente chiedere spesso.
In realtà il male è quello
che si fa con disordine, ma loro fanno fatica a capire quale
sia l’ordine giusto (basta guardare in certe camere da letto).
E poi, anche se lo sapessero, bisognerebbe vincere la
noia, la mancanza di voglia...; ma sono pochissimi
i giovani capaci di gestire la noia o di fare con
motivazione delle attività senza voglia. Penso che la cosa
migliore sia dare loro una motivazione che sia
superiore al «successo», e che li avvicini il più possibile alla vera felicità.
L’unico modo di aiutarli a
essere sé stessi è quello di
far loro sperimentare
l’amore autentico, che solo un vero cristiano può dare.
Oltre alla famiglia e alla
scuola, quale le sembra il ruolo di altre agenzie educative,
come quella che lei dirige a Lugano?
Oggi è molto difficile
educare senza l’aiuto di un’agenzia educativa dove i ragazzi
possano trovare un ambiente sano. La scuola e la
famiglia, per certi aspetti, sono veramenteinsufficienti. Coloro che
non cercano l’aiuto diagenzie educative per
gestire il tempo libero dei loro figli finiscono spesso per
scoprire, con sorpresa, che questi si ritrovano «per strada» con
gli amici, senza scopo, senza
ordine, di negozio in
negozio... Un «divertimento noioso» che crea in loro il
bisogno di «sfogarsi» dal venerdì alla domenica con delle
feste in discoteca che sembrano non finire mai.
Si dice che fa più rumore
un albero che cade di una foresta che cresce: che cosa si può
fare affinché il «rumore della foresta che cresce» sia più
avvertito dall’opinione pubblica?
Quello che sto cercando di
fare a Lugano è creare le condizioni per recuperare quei ragazzi
che «vorrebbero essere bravi ma che non ci
riescono». Ho creato con degli amici un’accademia di tipo
liceale (www.everest-lugano.ch), orientata verso il futuro, in un ambiente dove i ragazzi abbiano
la possibilità di sperimentare un tipo di scuola che, per loro, sia bella e
motivante. Siamo partiti a settembre con 9 ragazzi. Per il momento tutti sono
entusiasti: tanto loro come i genitori. Questo modo nuovo di «fare scuola» sta
attirando molto l’attenzione dell’opinione pubblica e contribuirà sicuramente a
creare delle condizioni migliori per le giovani generazioni.
sabato 25 agosto 2012
Family's interview episode four - Le interviste della famiglia quarta puntata
Fourth episode: our best interviews
Le migliori interviste del blog: quarta puntata
Vivienne Borne living with a lot of... teens and be able to survive.... not an easy task
Quando la casa è piena di adolescenti: convivere e sopravvivere. Intervista con Vivienne Borne
Teens and the family: the Italian version
La versione italiana: prima o poi cresceranno
Paola Bianconi
Rebecca Cousin: finding the way to manage education and real life
La strada per mantenere una propria vita e gestire una famiglia sana: Rebecca Cousin
mercoledì 22 agosto 2012
Le interviste in famiglia 3 - Family's interview third part
Terza parte delle interviste in famiglia - le più belle interviste dei primi due anni del blog
Third step of the collection of the best interviews of these first two years
Daniela Bovolenta quando l'educazione ha basi solide vuol dire che parte da lontano. Alla scoperta di un modello sempre nuovo di educazione nell'intervista che ha segnato il maggior numero di visite nel nostro blog
Stefania Boleso le difficoltà di essere mamma oggi, la sfida del lavoro e le complessità dell'educazione.
Striving to be woman and mother at the same time, when having a job seems to conflict with motherhood
Third step of the collection of the best interviews of these first two years
Daniela Bovolenta quando l'educazione ha basi solide vuol dire che parte da lontano. Alla scoperta di un modello sempre nuovo di educazione nell'intervista che ha segnato il maggior numero di visite nel nostro blog
Stefania Boleso le difficoltà di essere mamma oggi, la sfida del lavoro e le complessità dell'educazione.
Striving to be woman and mother at the same time, when having a job seems to conflict with motherhood
venerdì 17 agosto 2012
Le interviste in famiglia - Family's interviews
August Interviews
Le interviste di agosto
Let's propose the best interviews we published in these first two years
Riproponiamo le migliori interviste dei primi due anni di vita del blog
About dads and daughter: how can fathers help their daughters supporting their healthy grow and their sane development?
Papà e figlie: quale legame? Che cosa deve fare un padre per aiutare la figlia a crescere sana di corpo e di spirito e soprattutto felice?
and part II of the interview about the Meg Meeker's book Strong fathers strong daughters
qui la seconda parte dell'intervista con Sossy Manoukian a proposito del libro di Meg Meeker Papà sei tu il mio eroe
Intervista a Federica Mormando Le sfide della famiglia oggi e come affrontarle insieme con coraggio.
Interviewing psycotherapist Federica Mormando about the challenges families have to face nowadays and how we can survive in the fight
sabato 4 agosto 2012
Le interviste di Famiglie Felici - prima puntata
Ripubblichiamo in questo agosto alcune delle interviste raccolte in questi due anni di vita,
proponendone 2 o 3 alla volta, per affinità o discontinuità.
A voi la scelta. Tutte sono comunque molto interessanti.
Buona lettura
Mario Polito: La scuola e la famiglia, collaborazione e competizione.
"La scuola è diventata il contenitore di tutto. Chiediamo alla scuola tutto: l’istruzione, l’educazione, la formazione, la socializzazione, la preparazione professionale, la consapevolezza civile, la sensibilità solidale, la creatività, la visione globale dei problemi dell’umanità, la prevenzione della tossicodipendenza, il contenimento delle intemperanze adolescenziali, il senso del bello, l’impegno nello studio, l’apprezzamento del sapere e della cultura."
La signorina Daniela: genitori sul serio (prima parte)
"Perché i genitori vivono costantemente con la paura di sbagliare, temono di fare errori che si ripercuoteranno nella vita dei loro figli, e purtroppo così è. Ma questo atteggiamento ondivago, incerto, timoroso crea individui fragili".
La signorina Daniela: genitori sul serio (seconda parte)
"I genitori della nostra contemporaneità vivono le paure agendo alle volte in modo poco coerente. Per esempio, non si insegna ad un bambino a fare brevi percorsi in strada da solo, magari per recarsi a scuola, per paura degli attraversamenti o di eventuali incontri di malintenzionati e perciò si portano con l’automobile davanti all’ingresso della scuola fino al momento delle scuole medie e poi improvvisamente a 14 anni gli si regala lo scooter"
La signoria Daniela: genitori sul serio (terza parte)
"E se vogliamo provare a guardare i bicchieri mezzi pieni, il periodo di crisi economica contribuirà notevolmente a mio parere ad equilibrare i valori familiari".
proponendone 2 o 3 alla volta, per affinità o discontinuità.
A voi la scelta. Tutte sono comunque molto interessanti.
Buona lettura
Mario Polito: La scuola e la famiglia, collaborazione e competizione.
"La scuola è diventata il contenitore di tutto. Chiediamo alla scuola tutto: l’istruzione, l’educazione, la formazione, la socializzazione, la preparazione professionale, la consapevolezza civile, la sensibilità solidale, la creatività, la visione globale dei problemi dell’umanità, la prevenzione della tossicodipendenza, il contenimento delle intemperanze adolescenziali, il senso del bello, l’impegno nello studio, l’apprezzamento del sapere e della cultura."
La signorina Daniela: genitori sul serio (prima parte)
"Perché i genitori vivono costantemente con la paura di sbagliare, temono di fare errori che si ripercuoteranno nella vita dei loro figli, e purtroppo così è. Ma questo atteggiamento ondivago, incerto, timoroso crea individui fragili".
La signorina Daniela: genitori sul serio (seconda parte)
"I genitori della nostra contemporaneità vivono le paure agendo alle volte in modo poco coerente. Per esempio, non si insegna ad un bambino a fare brevi percorsi in strada da solo, magari per recarsi a scuola, per paura degli attraversamenti o di eventuali incontri di malintenzionati e perciò si portano con l’automobile davanti all’ingresso della scuola fino al momento delle scuole medie e poi improvvisamente a 14 anni gli si regala lo scooter"
La signoria Daniela: genitori sul serio (terza parte)
"E se vogliamo provare a guardare i bicchieri mezzi pieni, il periodo di crisi economica contribuirà notevolmente a mio parere ad equilibrare i valori familiari".
mercoledì 18 luglio 2012
Alla scoperta del cervello infantile: seconda parte - BrainInsight part II
Il testo italiano è qui sotto: scendere per trovarlo grazie
BrainInsight: from conception to adulthood - parte seconda
Second
part of the interview with Deborah McNelis, the inspirer of the BrainInsight approach, a
way to develop our kids. The methodology is also offered through BrainInsight blog, twitterand the FaceBook page.
Whom are you serving with your
activity: just families or who else can profit from your job?
Actually
the goal I have for brain insights is to reach EVERYONE! It is important for
all children that this information becomes common knowledge. We not only need
parents, and professionals working directly with children to understand what
growing brains need most. We also need community leaders, businesses,
politicians, and the general public to realize the positive impact we can all
have when we provide all the children require. With the variety of
presentations offered, I provide information that demonstrates the difference
this understanding will make to any one of these groups.
Dealing with this subject you have also
to manage parenting: which do you believe are the main problems and fears of
families nowadays?
It is
difficult to say the main problems or fears for families because it can vary so
greatly for each individual families. Too many families are dealing with the
issues of poverty and all that goes along with the inability to provide
adequately for their children.
Some families
are living in chaotic or unsafe situations. This of course creates a lot of
stress and fear. It may be that life is to hectic and over scheduled, or there
may be family health or mental health issues. Or many families are dealing with
inadequate housing situations.
Numerous
families are also dealing with a lot of conflicting information on parenting,
which creates great amounts of confusion. For instance how much academics
should be taught early or how beneficial is play. This is why I feel so passionate
about providing information on the basics of brain research. I make this information understandable
and practical, to relieve some of this confusion for caring parents.
Can you tell us three simple and wise
hints to raise an happy family?
This is
a great question that I am thrilled to answer. I always try to keep it very
simple and basic. There are of course the eight points I mentioned above but to
provide three guidelines to keep in mind I would say the following:
Realize
how all experiences impact the wiring of your child’s brain, so providing
positive experiences and loving relationships throughout everyday is a
priority.
Avoid
giving praise or your own judgment on a child’s behavior or efforts. It is
advantageous to have a child learn to self evaluate rather than depend on the
approval of others.
Really
tune into your children. Listen, observe and understand from their point of
view. And always remember each child is very special and is a unique
individual.
I have so enjoyed sharing this with you and
those that follow your blog. Interacting and communicating with people that
care about children is always welcomed. I would enjoy hearing from any readers.
Thank you for making a positive difference
for children and families!
Deborah
Ecco la seconda parte dell’intervista a Deborah McNelis, la
fondatrice dell’approccio BrainInsight una metodologia per
sviluppare rapidamente e sistematicamente le capacità intellettive dei bambini.
Deborah e il suo team condividono le loro idee e suggerimenti con un blog. BrainInsight blog, e sono
presenti su twitter e su FaceBook .
La
prima puntata è andata in onda il 16 luglio e la trovate cliccando qui.È
opportuno notare che un approccio simile, basato sulla teoria della educazione
tempestiva, è attuato in Italia dalle scuole del sistema Faes, ad esempio nella scuola
dell’infanzia Aurora di
Milano, così come in analoghe strutture a Bologna e Roma.
A chi si rivolge
questo servizio: solo alle famiglie o anche ad altri operatori?
Vorrei poter essere utile a tutti. È così importante il
fatto che il cervello neonatale possa essere sviluppato rapidamente e
correttamente che vorrei proprio che tutti lo sapessero e agissero di conseguenza:
non solo genitori ed educatori, ma anche politici, business leader e così via.
Avendo a che fare con
questo argomento devi anche avere a che fare con i genitori: quali sono i
problemi principali della famiglie oggi?
Difficile dire che cosa le famiglie temono o quali siano i
loro problemi perché ce ne sono così tanti e così vari. Certamente la crisi
costringe molti ad avere a che fare con la povertà con l’estrema difficoltà a provvedere ai propri figli.
Alcune famiglie si trovano a vivere in condizioni non sicure
o caotiche, cosa che produce molta tensione e paura. Può essere una vita
sovraccarica e frenetica, o problemi di tipo mentale o di salute dei figli.
Ancora situazioni di problemi abitativi.
Un altro punto chiave è la massa di informazioni, spesso in
conflitto le une con le altre, relative all’educazione che si riversano sui
genitori, producendo una tragica confusione. Per questo mi piace poter dare un
contributo con questi studi sul cercello.
Ci puoi dare tre
consigli per aiutare le famiglie a crescere felici?
Bella domanda. Cercherò di dare una risposta semplice e immediata.
Rendersi conto di come ogni esperienza ha un profondo
impatto sulle connessioni cerebrali e quindi darsi da fare per produrre
esperienza sane e positive e costruire relazioni d’affetto ogni singolo giorno.
Credo sia la priorità numero uno.
Aiutare i figli ad auto valutarsi evitando di renderli
dipendenti dal vostro giudizio: questo li aiuterà anche a non dipendere dall’approvazione
degli altri per decidere del loro agire.
Mettersi davvero all’ascolto dei propri figli: sintonizzarsi
con loro. Ascoltare, osservare e comprendere il loro punto di vista. E
ricordarsi sempre che ogni bambino è una persona unica irripetibile e speciale.
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