Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Associazione Oeffe

Associazione Oeffe
a servizio della famiglia

Scuole Faes

Scuole Faes
Dove conta la persona

Franca e Paolo Pugni

Franca e Paolo Pugni
Famiglie Felici

Tutti i nostri link

La mia pagina web,

I blog professionali

la vendita referenziata/referral selling,

vendere all’estero low cost & low risk

selling to Italy:,

I blog non professionali

Famiglie felici/italian and english educazione e pedagogia

Per sommi capi: racconto

Il foietton: la business novel a puntate,

Sono ospite del bellissimo blog di Costanza Miriano che parla di famiglia e di…più

Delle gioie e delle pene: della vita di un cinquantenne

Happy Child Zona Gioia: il blog per i piccolissimi (0-3 anni)


Social network

Facebook,

Twitter

Linkedin

Youtube

Viadeo

Xing

Quora,

Friend Feed

Flickr


Post più popolari

Visualizzazioni totali

Lettori fissi

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

share this

Powered by Blogger.
Visualizzazione post con etichetta Intervista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Intervista. Mostra tutti i post
venerdì 28 settembre 2012

L'asilo del bamboccioni? Una replica


Romana e romanista, come dice la biografia ufficiale, giornalista della pagina Esteri del CorSera, lunga esperienza in terra statunitense, autrice di un blog sui diritti umani in collaborazione con Amnesty International, Monica Ricci Sargentini si concede puntate di qualità su 27esimaora, il blog al femminile del CorSera che “racconta le storie e le idee di chi insegue un equilibrio tra lavoro (che sia in ufficio o in casa), famiglia, se stesse. Il nome nasce da uno studio secondo il quale la giornata delle donne in Italia dura 27ore allungandosi su un confine pubblico-privato che diventa sempre più flessibile e spesso incerto”. Se con “il lavoro e il senso di colpa” esplora la quadratura del cerchio tra maternità e professione e in “le donne sono più intelligenti degli uomini?” disserta di differenze tra i sessi e autostima, è con il pezzo sui bamboccioni all’asiloche ha fatto il botto. Non che gli altri articoli siano meno interessanti, chiariamo, ma perché la reazione che ha suscitato la sua riflessione sulla follia dell’inserimento all’italiana è stata di quelle che graffiano. No, nessuno è corso a bruciare copie del CorSera davanti a via Solferino, ma sulla rete la rissa tra i sostenitori di Monica e chi la apostrofava di crudeltà verso l’infanzia si è fatta assai ruvida. 

Come mai le è venuto in mente di toccare uno degli argomenti più pericolosi dell’educazione?
Era tanto che volevo farlo. Sono sempre stata molto insofferente verso gli atteggiamenti iperprotettivi delle mamme italiane. Penso che un’educazione più spartana e “leggera” nel senso di non ansiosa sia la ricetta giusta per crescere dei bambini sicuri di sé, indipendenti e anche felici. Ai miei figli non impongo la maglietta della salute, gli lascio fare il bagno anche dopo aver mangiato, non gli parlo delle correnti d’aria e non penso mai che muoiano di fame. Se vogliono dormire da un amichetto sono contenta. I gemelli a nemmeno tre anni sono andati in Inghilterra con la tata a casa dei suoi genitori (che avevamo conosciuto), tutti hanno pensato che fossimo pazzi, invece loro sono stati benissimo.

Secondo lei perché il suo pezzo, con il quale concordo al 100%, ha sollevato queste reazioni molto emotive?
Perché ha toccato un nervo scoperto, una situazione che è sotto gli occhi di tutti. E’ stato come dire “il re è nudo”. Che l’inserimento sia fatto per rassicurare le mamme e non i bambini mi sembra abbastanza chiaro. Alla base di questo ragionamento c’è la diffidenza, la sfiducia nell’affidare agli altri i propri figli perché meglio della mamma non c’è nessuno. Un atteggiamento che porta danni perché bisogna essere aperti al mondo e non chiusi.

Qual è il principio alla base della sua riflessione?
Che non bisogna trattare i bambini come se fossero di porcellana ma al contrario avere più fiducia nelle loro possibilità di adattamento e nella loro fame di conoscenza. Le faccio un esempio: ci preoccupiamo sempre che non prendano freddo quando è noto che i bambini hanno più caldo di noi. Basta ricordarsi questo per placare l’ansia. Pensi che noi alla materna abbiamo avuto un grosso problema nella classe di Eva perché la maestra pensava che non la coprissimo abbastanza! E lo stesso avviene con l’inserimento. Perché mai andare a scuola dovrebbe essere traumatico? Perché il bambino dovrebbe piangere? Dopotutto le occasioni di distacco dalla madre possono essere molteplici, la scuola non è l’unica. Secondo me l’inserimento è sintomo di ansia, di iperprotettività, rende il bambino insicuro e fragile.

Ma le mamme di oggi sono troppo ansiose? Perché?
Un tempo c’era la saggezza popolare. Quando nasceva un figlio si seguivano i consigli della mamma e della nonna. Oggi le donne sono sole e spesso in balia delle mode. Come quella dell’allattamento a richiesta. Un’altra follia, non solo italiana questa volta, per cui si consiglia con molta insistenza alle neomamme di non dare una routine al bimbo sin da subito. Con il risultato che molte smettono sentendosi in colpa terribilmente. E che il neonato fatica a prendere un ritmo, a dormire sin da subito la notte e non fa mai un pasto completo.

Quale responsabilità hanno avuto e hanno gli operatori culturali, dagli psicologi fino ai giornali, nella creazione di una mentalità pro-bamboccioni, cioè a favore dell’iperprotezionismo sempre e comunque?
Sicuramente la doverosa attenzione alla psicologia è stata esasperata e anche svuotata di significato perché tutti ormai si sentono padroni della materia. Così capita che la maestra, anzi l’educatrice come si dice oggi, definisca oggetto transizionale il libro che il bambino vuole portare a casa, senza sapere che magari quel bambino manifesta spesso quel desiderio e non solo a scuola. Alla materna dei miei figli ho notato un uso spropositato di paroloni per descrivere l’attività dei bambini. L’altro giorno sul Corsera ho letto un articolo che invitava i genitori a non buttare i giocattoli dei figli perché dietro ognuno di essi c’è un ricordo! Ho cominciato a immaginare ridendo case piene di giocattoli dove non si poteva più entrare.   


Perché all’estero è diverso secondo lei?
Non voglio generalizzare ma sicuramente nel Nord Europa c’è più pragmatismo e quindi i piedi rimangono per terra. Ci si fanno meno problemi a prendere un aereo con un neonato o a portarlo in alta montagna. Quante famiglie abbiamo visto in giro con dei bambini piccolissimi? Della scuola inglese, infatti, mi piace l’essenzialità. Non mi hanno mai chiesto di portare un bavaglino e questo perché il bambino deve imparare a mangiare senza sporcarsi. Non lo trova giusto? All’Università negli Stati Uniti gli studenti vivono nel campus e si guadagnano i primi soldi con qualche lavoretto. Io, per esempio, allo Smith College mettevo a posto i libri in biblioteca e mi pagavano. Questo vuol dire educare all’autonomia.

Quali sono a suo parere i principali problemi che le famiglie oggi affrontano nell’educazione?
La mancanza di punti di riferimento e di uno Stato che vada incontro alla famiglia. In Francia le madri lavoratrici portano i bambini al nido a poche settimane dal parto. Qui invece ti fanno sentire in colpa se non fai l’inserimento come se da quello si misurasse il tuo attaccamento ai figli. E poi penso che sia negativa la mancanza dell’autorità. Quando i genitori giocano a fare gli amici dei propri figli, quando i professori vengono messi continuamente in discussione non solo dai ragazzi ma anche da papà e mamma, non può venire fuori nulla di buono.

Quali principi dovrebbe seguire una famiglia nell’educazione?
Questa è una domanda difficile perché chiaramente ognuno alleva i figli secondo i propri principi. Io per esempio penso che sia importante un’educazione un po’ all’antica i cui pilastri sono il rispetto, la gentilezza, l’onestà, la tenacia, la fiducia e l’amore per gli altri, lo studio duro e naturalmente le buone maniere. Penso anche che sia fondamentale un percorso spirituale. Non mi sentirei mai di dire a un bambino che Dio non esiste. Per decidere di non credere c’è sempre tempo.


Può darci tre consigli che una famiglia dovrebbe seguire per essere felice?
Lei mi mette in difficoltà. Sicuramente il primo, fondamentale, è dormire. Una famiglia felice deve poter riposare la notte. Insegniamo ai neonati sin dai primi giorni ad addormentarsi da soli nella loro stanzetta. Evitiamo i riti della buonanotte e se piangono non corriamo subito in loro soccorso. Gli regaleremo la possibilità di essere autonomi sin da subito!
Il secondo è amarsi. Se i bambini respirano armonia e tenerezza in casa cresceranno più sereni. Lo dico da figlia di divorziati. E’ chiaro che non è facile e  a volte non è possibile. Ma è fondamentale per la stabilità interiore e anche per i futuri rapporti affettivi dei nostri figli. La famiglia che siamo è il modello che loro in qualche modo avranno dentro per sempre.
Il terzo è insegnargli a sognare, a pensare che nulla sia impossibile. Io l’ho imparato in America: se vuoi una cosa veramente puoi ottenerla, basta che ti impegni.  Non a caso gli americani la ricerca della felicità l’hanno messa tra i diritti elencati nella dichiarazione d’Indipendenza. Ai miei figli ripeto sempre che non bisogna mollare mai. E ci credo veramente.  
martedì 28 agosto 2012

Ragazzi a digitalizzazione globale


Per gentile concessione della rivista Fogli (Edizioni Ares) pubblichiamo l'intervista al prof. Luis Cardona sui digital kids





Dopo la maturità, Luis Cardona si trasferisce da Barcellona, sua città natale, in Svizzera, dove si
laurea in Economia aziendale a Ginevra e poi in Informatica a Zurigo. Dopo aver lavorato presso
una fondazione zurighese seguendo progetti di alfabetizzazione informatica in Europa (Italia
compresa), ha svolto un’attività di ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale (sistemi esperti)
che si è conclusa nel 1994 con un dottorato presso l’Università di Friburgo. Da quel momento
si è dedicato completamente alla formazione giovanile, prima dirigendo residenze universitarie a
Friburgo e Zurigo, poi fondando un Club giovanile a Lugano, nel 1998.
Nel tentativo di sviluppare un nuovo approccio pedagogico che sia veramente efficace contro
l’attuale emergenza educativa e che possa portare serenità nelle famiglie e nei ragazzi, ha messo
in piedi con alcuni amici e collaboratori un progetto educativo, chiamato Everest, che è allo stesso
tempo un liceo futuristico e un centro di ricerca neuro-psico-pedagogico. Il progetto prevede
una rete formativa con diversi centri di attività: Lugano (sede dell’Everest) e partners ospitanti a
Washington, Londra, Colonia, Palermo e Nairobi.


Professor Cardona, che cos’è l’emergenza educativa di cui si
sente tanto parlare?
L’emergenza educativa nasce come il risultato di due rivoluzioni culturali di fine secolo scorso: la rivoluzione del ’68 e la rivoluzione digitale (Internet, cellulare, Facebook...). La scuola sta perdendo il contatto con la realtà, poiché non evolve e, dunque, non riesce a trovare un suo ruolo all’interno di un mondo che sta cambiando
molto velocemente. Questa perdita di contatto con la realtà sta portando a un numero molto elevato di fallimenti scolastici. La cosa che rende perplessi gli esperti è che i ragazzi, invece di cercare di impegnarsi per evitare le insufficienze, le accettano come qualcosa di «normale».
Sembra che a loro non importi molto il rischio di dovere ripetere l’anno...
Davanti a questo atteggiamento di boicottaggio del sistema scolastico, la scuola non sa come reagire: non sembra che ci siano soluzioni in vista. Questo disagio, sempre maggiore, mette in grande tensione le famiglie: i genitori, davanti a questi insuccessi dei figli, non sanno più come relazionarsi con loro. La sfida educativa finisce per diventare
anche una sfida all’interno della coppia. Purtroppo molte famiglie non reggono e i legami famigliari finiscono per rompersi. Il tessuto famigliare si sta sciogliendo: e questo è un grande male per tutta la società.
L’emergenza educativa però non è dovuta principalmente ai ragazzi che non vogliono impegnarsi. In questo contesto
i ragazzi, più che colpevoli, sono vittime.

Una volta Giovanni Paolo II disse che se avesse dovuto salvare,
per ipotesi assurda, un solo versetto della sacra
Scrittura avrebbe scelto: «La verità vi farà liberi». Quale
verità occorre far conoscere ai giovani, e come?
Per essere felici bisogna essere veramente liberi. I giovani non amano sentirsi predicare la verità; quello che veramente
cercano è la testimonianza di un amore autentico. Sono alla ricerca di qualcuno che li ami per quello che
sono, con i loro sogni, i loro limiti, i loro difetti, le loro speranze. Per questo vedono spesso nell’amicizia il valore
più alto. Purtroppo molti di loro sperimentano ben presto la delusione di una falsa amicizia, quando si accorgono che è interessata. Scoprono che sono benvoluti soltanto quando sono utili e/o piacevoli, quando si comportano bene e vanno bene a scuola, quando hanno soldi o sono sexy. Scoprendosi strumentalizzati, vivono queste false
amicizie come autentici tradimenti. Una parte della trasgressione giovanile si può spiegare come provocazione nei confronti degli adulti, particolarmente dei genitori: «Vediamo se mi ami anche quando non mi comporto
come vuoi tu».

Il successo delle Giornate Mondiali della Gioventù sta a dimostrare che i giovani, anche oggi, ascoltano volentieri chi parla loro con autorevolezza e con esigenza: lo sperimenta
anche lei nel suo lavoro di formazione?
Ho trovato molti ragazzi che, potendo, vorrebbero essere bravi, ma che non ci riescono. Di solito questi ragazzi hanno l’autostima molto bassa, in gran parte dovuta al fatto che gli adulti di riferimento – genitori, docenti ecc. – non risparmiano critiche nei loro confronti, dimenticando invece di lodarli quando lo meritano. Facciamo loro molto male pensando che sono una «generazione perduta». In realtà, stanno gridando con un linguaggio non verbale: aiuto!
Arrivano a un punto di scoraggiamento tale che non osano neanche cercare di migliorare. Nel loro tentativo di fuga da una realtà che sembra loro troppo difficile e ingiusta, tendono ad aggregarsi con coetanei che hanno più o meno gli stessi problemi. Una volta che si forma il gruppo «problematico», diventa molto difficile che accettino un discorso autorevole ed esigente, semplicemente perché l’amicizia e la «fedeltà» nei confronti del gruppo impediscono loro di cambiare atteggiamento. Se invece si riesce a trasmettere loro la speranza che possono diventare così bravi come desidererebbero,
allora possono accettare di aggregarsi a coetanei che, come loro, hanno la speranza di migliorare. Una volta
creato un gruppo che si sente «in cammino verso la virtù», diventa relativamente
facile motivarli ad ascoltare discorsi esigenti, perché hanno il desiderio e la speranza di diventare bravi.

Da quanti anni si occupa di orientamento e formazione dei giovani? Ci sono stati cambiamenti nel modo di vivere questa tappa della vita?
Me ne occupo da più di 25 anni. I cambiamenti dei giovani in questi anni sono stati enormi, ma, secondo me, ci saranno cambiamenti ancora più sensibili nei prossimi 10-15 anni.

Si può educare ancora, nell’èra di Internet, attraverso la lettura?
Ci sono libri che consiglia?
Così come ci sono state tecnologie che non esistono quasi più, come il VHS, ho il sospetto che fra poco il libro, come supporto informativo sequenziale-cartaceo, possa scomparire, come sono scomparsi i papiri, le pergamene e le tavolette di argilla. Non è il libro ciò che conta, ma il contenuto del libro, la «storia». In altre parole è il «documento
» che conta, non tanto il «formato del file».
Un ragazzo che ha visto una storia al cinema, di solito
non vuole più leggere il «libro del film» (ci sono onorevoli eccezioni che confermano la regola, soprattutto fra le ragazze). Un ragazzo che inizia presto a usare il computer e che vede molti film alla Tv o al cinema, sviluppa un modo di acquisire le informazioni molto diverso da quello
sequenziale proprio delle storie dei libri cartacei: si
tratta di un modo che potenzia quasi tutti i canali sensoriali ed emotivi. La lettura di un libro gli appare qualcosa di molto povero, perché molte delle potenzialità sviluppate con il video non vengono coinvolte in quell’attività;
il risultato è che sente una profonda noia, che scatena
una reazione di rigetto. Questi ragazzi «digitali»
raramente hanno la pazienza di leggere una pagina intera, riga dopo riga, e di seguire un racconto sequenziale, pagina dopo pagina. Sono ragazzi che cercano «l’essenziale» e lo vogliono in
modo interattivo: perciò  leggono le pagine in diagonale e poi saltano alcuni capitoli: magari iniziano proprio con la fine, come con i Manga.
Il libro di Alessandro d’Avenia Bianca come il latte, rossa come il sangue mi sembra un capolavoro anche perché riesce a coniare nel formato cartaceo la tecnica di lettura dei ragazzi digitali: capitoli molto brevi, linguaggio molto orale e vivo: quasi «interattivo»; il capitolo, prima di finire, introduce già il successivo, così il ragazzo è motivato a iniziare il nuovo capitolo, prima di finire il precedente.

Se non è più così facile utilizzare i libri per la formazione di un ragazzo, quale metodo usa nel suo lavoro di formazione?
Nel mio lavoro con adolescenti, ho sperimentato e verificato l’efficacia di questo metodo: commento brani di film e faccio un uso misto di testo, video e audio. Questo metodo non può funzionare se il ragazzo ha meno di 13 anni e la ragazza meno di 12 anni. Le storie, i film, che uso di più sono queste (l’età indicata serve soltanto per dire in che momento può essere efficace un commento pedagogico del film; non mi riferisco all’età minima per vederlo): Star Wars (13-15); Il Signore degli anelli (13-16); Buchi nel deserto (13-16); Il Club degli Imperatori (14-17); Matrix I (> 15); I passi dell’amore (> 16); Seventeen again (> 16); L’ultimo dono (> 16); Quasi amici (> 17).

Nel mondo, specie in Europa, cresce la tendenza a spostare sempre più in avanti il momento di decisioni importanti quali la formazione di una famiglia: come valuta questa tendenza?
Io dico spesso ai ragazzi: Dio perdona sempre, gli uomini ogni tanto, la natura non perdona mai. Una volta si parlava di «fidanzamento». Oggi, questa parola è stata sostituita dal concetto di «stare insieme». Si tratta semplicemente di un «consumismo affettivo».
«Stiamo insieme», finché dura… In realtà, manca ordine nelle relazioni affettive. Siccome possiamo ingannarci, ma non possiamo ingannare la
natura, è lei che fa pagare a questi giovani
il conto del loro disordine: il prezzo è caro, particolarmente per le ragazze, le quali, di solito, sono quelle che hanno iniziato «il gioco dello stare
insieme». Dopo alcuni clamorosi fallimenti (di solito tra i 13 e i 19 anni) i giovani rischiano di diventare cinici e di non credere più al matrimonio, alla famiglia, alla fedeltà, all’amore. La mia valutazione di questa tendenza è che ci porti alla sterilità e all’invecchiamento demografico, come si può già vedere. Con il tempo ci sarà, come capitò alla fine dell’impero romano, una sostituzione
demografica con gente appartenente ad altri popoli che, su questo punto, hanno un atteggiamento più sano, perché sono più rispettosi della natura umana.

I modelli: da sempre i giovani sono affascinati dal mondo dello spettacolo: cinema, teatro, musica, sport. Come si può aiutarli a distinguere i buoni dai cattivi maestri?
I giovani, come gli adulti, sono affascinati dal successo.
Soprattutto adesso che molti di loro hanno l’autostima molto bassa. Pensano che con il successo otterranno quella considerazione che a loro manca... e che questa considerazione sarà la porta del loro paradiso (un po’ come il lavoro per Will Smith nel film Alla ricerca della felicità). Ma il successo di queste «star» porta a una felicità soltanto apparente, come mostrano le loro vite quando hanno smesso di «essere famosi». Per i giovani di oggi è
molto difficile distinguere tra buono e cattivo perché è
molto difficile distinguere tra vero e falso. Pensano che «il male» è ciò che si fa con cattiveria. Siccome non fanno quasi mai niente con cattiveria, non vedono perché non dovrebbero poter fare certe cose che gli adulti non vogliono che facciano: «Che male c’è?» si sente chiedere spesso.
In realtà il male è quello che si fa con disordine, ma loro fanno fatica a capire quale sia l’ordine giusto (basta guardare in certe camere da letto). E poi, anche se lo sapessero, bisognerebbe vincere la noia, la mancanza di voglia...; ma sono pochissimi i giovani capaci di gestire la noia o di fare con motivazione delle attività senza voglia. Penso che la cosa migliore sia dare loro una motivazione che sia superiore al «successo», e che li avvicini il più possibile alla vera felicità.
L’unico modo di aiutarli a essere sé stessi è quello di
far loro sperimentare l’amore autentico, che solo un vero cristiano può dare.

Oltre alla famiglia e alla scuola, quale le sembra il ruolo di altre agenzie educative, come quella che lei dirige a Lugano?
Oggi è molto difficile educare senza l’aiuto di un’agenzia educativa dove i ragazzi possano trovare un ambiente sano. La scuola e la famiglia, per certi aspetti, sono veramenteinsufficienti. Coloro che non cercano l’aiuto diagenzie educative per gestire il tempo libero dei loro figli finiscono spesso per scoprire, con sorpresa, che questi si ritrovano «per strada» con gli amici, senza scopo, senza
ordine, di negozio in negozio... Un «divertimento noioso» che crea in loro il bisogno di «sfogarsi» dal venerdì alla domenica con delle feste in discoteca che sembrano non finire mai.

Si dice che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce: che cosa si può fare affinché il «rumore della foresta che cresce» sia più avvertito dall’opinione pubblica?
Quello che sto cercando di fare a Lugano è creare le condizioni per recuperare quei ragazzi che «vorrebbero essere bravi ma che non ci riescono». Ho creato con degli amici un’accademia di tipo liceale (www.everest-lugano.ch), orientata verso il futuro, in un ambiente dove i ragazzi abbiano la possibilità di sperimentare un tipo di scuola che, per loro, sia bella e motivante. Siamo partiti a settembre con 9 ragazzi. Per il momento tutti sono entusiasti: tanto loro come i genitori. Questo modo nuovo di «fare scuola» sta attirando molto l’attenzione dell’opinione pubblica e contribuirà sicuramente a creare delle condizioni migliori per le giovani generazioni.
sabato 25 agosto 2012

Family's interview episode four - Le interviste della famiglia quarta puntata

Fourth episode: our best interviews
Le migliori interviste del blog: quarta puntata



Vivienne Borne living with a lot of... teens and be able to survive.... not an easy task 

Quando la casa è piena di adolescenti: convivere e sopravvivere. Intervista con Vivienne Borne




Teens and the family: the Italian version
La versione italiana: prima o poi cresceranno
Paola Bianconi 




Rebecca Cousin: finding the way to manage education and real life
La strada per mantenere una propria vita e gestire una famiglia sana: Rebecca Cousin
mercoledì 22 agosto 2012

Le interviste in famiglia 3 - Family's interview third part

Terza parte delle interviste in famiglia - le più belle interviste dei primi due anni del blog

Third step of the collection of the best interviews of these first two years


Daniela Bovolenta quando l'educazione ha basi solide vuol dire che parte da lontano. Alla scoperta di un modello sempre nuovo di educazione nell'intervista che ha segnato il maggior numero di visite nel nostro blog


Stefania Boleso le difficoltà di essere mamma oggi, la sfida del lavoro e le complessità dell'educazione.

Striving to be woman and mother at the same time, when having a job seems to conflict with motherhood 




venerdì 17 agosto 2012

Le interviste in famiglia - Family's interviews

August Interviews 
Le interviste di agosto

Let's propose the best interviews we published in these first two years

Riproponiamo le migliori interviste dei primi due anni di vita del blog



About dads and daughter: how can fathers help their daughters supporting their healthy grow and their sane development? 


Papà e figlie: quale legame? Che cosa deve fare un padre per aiutare la figlia a crescere sana di corpo e di spirito e soprattutto felice? 


and part II of the interview about the Meg Meeker's book Strong fathers strong daughters 





qui la seconda parte dell'intervista con Sossy Manoukian a proposito del libro di Meg Meeker Papà sei tu il mio eroe








Intervista a Federica Mormando Le sfide della famiglia oggi e come affrontarle insieme con coraggio.

Interviewing psycotherapist Federica Mormando about the challenges families have to face nowadays and how we can survive in the fight

sabato 4 agosto 2012

Le interviste di Famiglie Felici - prima puntata

Ripubblichiamo in questo agosto alcune delle interviste raccolte in questi due anni di vita,
proponendone 2 o 3 alla volta, per affinità o discontinuità.
A voi la scelta. Tutte sono comunque molto interessanti.
Buona lettura





Mario Polito: La scuola e la famiglia, collaborazione e competizione. 
"La scuola è diventata il contenitore di tutto. Chiediamo alla scuola tutto: l’istruzione, l’educazione, la formazione, la socializzazione, la preparazione professionale, la consapevolezza civile, la sensibilità solidale, la creatività, la visione globale dei problemi dell’umanità, la prevenzione della tossicodipendenza, il contenimento delle intemperanze adolescenziali, il senso del bello, l’impegno nello studio, l’apprezzamento del sapere e della cultura."









La signorina Daniela: genitori sul serio (prima parte)
"Perché i genitori vivono costantemente con la paura di sbagliare, temono di fare errori che si ripercuoteranno nella vita dei loro figli, e purtroppo così è. Ma questo atteggiamento ondivago, incerto, timoroso crea individui fragili".




La signorina Daniela: genitori sul serio (seconda parte)
"I genitori della nostra contemporaneità vivono le paure agendo alle volte in modo poco coerente. Per esempio, non si insegna ad un bambino a fare brevi percorsi in strada da solo, magari per recarsi a scuola, per paura degli attraversamenti o di eventuali incontri di malintenzionati e perciò si portano con l’automobile davanti all’ingresso della scuola fino al momento delle scuole medie e poi improvvisamente a 14 anni gli si regala lo scooter"


La signoria Daniela: genitori sul serio (terza parte)
"E se vogliamo provare a guardare i bicchieri mezzi pieni, il periodo di crisi economica contribuirà notevolmente a mio parere ad equilibrare i valori familiari". 



mercoledì 18 luglio 2012

Alla scoperta del cervello infantile: seconda parte - BrainInsight part II


Il testo italiano è qui sotto: scendere per trovarlo grazie


BrainInsight: from conception to adulthood  - parte seconda 



Second part of the interview with Deborah McNelis, the inspirer of the BrainInsight approach, a way to develop our kids. The methodology is also offered through BrainInsight blog, twitterand the FaceBook page.
Whom are you serving with your activity: just families or who else can profit from your job?
Actually the goal I have for brain insights is to reach EVERYONE! It is important for all children that this information becomes common knowledge. We not only need parents, and professionals working directly with children to understand what growing brains need most. We also need community leaders, businesses, politicians, and the general public to realize the positive impact we can all have when we provide all the children require. With the variety of presentations offered, I provide information that demonstrates the difference this understanding will make to any one of these groups.

Dealing with this subject you have also to manage parenting: which do you believe are the main problems and fears of families nowadays?

It is difficult to say the main problems or fears for families because it can vary so greatly for each individual families. Too many families are dealing with the issues of poverty and all that goes along with the inability to provide adequately for their children.
Some families are living in chaotic or unsafe situations. This of course creates a lot of stress and fear. It may be that life is to hectic and over scheduled, or there may be family health or mental health issues. Or many families are dealing with inadequate housing situations.
Numerous families are also dealing with a lot of conflicting information on parenting, which creates great amounts of confusion. For instance how much academics should be taught early or how beneficial is play. This is why I feel so passionate about providing information on the basics of brain research.  I make this information understandable and practical, to relieve some of this confusion for caring parents.

Can you tell us three simple and wise hints to raise an happy family?

This is a great question that I am thrilled to answer. I always try to keep it very simple and basic. There are of course the eight points I mentioned above but to provide three guidelines to keep in mind I would say the following:
Realize how all experiences impact the wiring of your child’s brain, so providing positive experiences and loving relationships throughout everyday is a priority.
Avoid giving praise or your own judgment on a child’s behavior or efforts. It is advantageous to have a child learn to self evaluate rather than depend on the approval of others.
Really tune into your children. Listen, observe and understand from their point of view. And always remember each child is very special and is a unique individual.
I have so enjoyed sharing this with you and those that follow your blog. Interacting and communicating with people that care about children is always welcomed. I would enjoy hearing from any readers.
Thank you for making a positive difference for children and families!
Deborah




Il testo italiano




Ecco la seconda parte dell’intervista a Deborah McNelis, la fondatrice dell’approccio BrainInsight una metodologia per sviluppare rapidamente e sistematicamente le capacità intellettive dei bambini. Deborah e il suo team condividono le loro idee e suggerimenti con un blog. BrainInsight blog, e sono presenti su twitter e su  FaceBook . 
La prima puntata è andata in onda il 16 luglio e la trovate cliccando qui.È opportuno notare che un approccio simile, basato sulla teoria della educazione tempestiva, è attuato in Italia dalle scuole del sistema Faes, ad esempio nella scuola dell’infanzia Aurora di Milano, così come in analoghe strutture a Bologna e Roma.

A chi si rivolge questo servizio: solo alle famiglie o anche ad altri operatori?
Vorrei poter essere utile a tutti. È così importante il fatto che il cervello neonatale possa essere sviluppato rapidamente e correttamente che vorrei proprio che tutti lo sapessero e agissero di conseguenza: non solo genitori ed educatori, ma anche politici, business leader e così via.

Avendo a che fare con questo argomento devi anche avere a che fare con i genitori: quali sono i problemi principali della famiglie oggi?
Difficile dire che cosa le famiglie temono o quali siano i loro problemi perché ce ne sono così tanti e così vari. Certamente la crisi costringe molti ad avere a che fare con la povertà  con l’estrema difficoltà a provvedere ai propri figli.
Alcune famiglie si trovano a vivere in condizioni non sicure o caotiche, cosa che produce molta tensione e paura. Può essere una vita sovraccarica e frenetica, o problemi di tipo mentale o di salute dei figli. Ancora situazioni di problemi abitativi.
Un altro punto chiave è la massa di informazioni, spesso in conflitto le une con le altre, relative all’educazione che si riversano sui genitori, producendo una tragica confusione. Per questo mi piace poter dare un contributo con questi studi sul cercello.

Ci puoi dare tre consigli per aiutare le famiglie a crescere felici?
Bella domanda. Cercherò di dare una risposta semplice e immediata.
Rendersi conto di come ogni esperienza ha un profondo impatto sulle connessioni cerebrali e quindi darsi da fare per produrre esperienza sane e positive e costruire relazioni d’affetto ogni singolo giorno. Credo sia la priorità numero uno.
Aiutare i figli ad auto valutarsi evitando di renderli dipendenti dal vostro giudizio: questo li aiuterà anche a non dipendere dall’approvazione degli altri per decidere del loro agire.
Mettersi davvero all’ascolto dei propri figli: sintonizzarsi con loro. Ascoltare, osservare e comprendere il loro punto di vista. E ricordarsi sempre che ogni bambino è una persona unica irripetibile e speciale.