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sabato 21 aprile 2012

Sabato italiano: i voti servono?

Sabato Italiano: il post solo nella lingua del Belpaese
Italian Saturday: only for Italian speaking readers



Next english post Monday April 23rd - 
Prossimo post lunedì 23 aprile




Ha tenuto banco nelle ultime settimane questa vicenda dei voti nelle scuole. La proposta è di abbattere i voti bassi, quelli che umiliano.
Com’era da attendersi le reazioni sono state molte, e rigidamente asserragliate su posizioni opposte: feroce rigetto o entusiastica adesione.
Da un lato chi sostiene che bruttissimi voti rafforzano il carattere, dall’altro chi è convinto che si limitino solo ad umiliare e a gettare nella disperazione.
Conviene ragionare, partendo dalle condizioni al contorno.
È sicuro che le generazioni più giovani -non stiamo qui ora a vedere perché limitiamoci a constatarlo- hanno una capacità di resistere alla frustrazione decisamente scarsa. Pressochè inesistente. E’ un male, certo. E bisogna darsi da fare per alzare il minimo. Perché la vita è dura e quello che conta è saperla affrontare, saper superare le frustrazioni.
Ecco il punto. Appioppare un 2 aiuta? O invece è un segnale per lasciar perdere? Per scatenare magari un genitore incapace di distinguere tra ignoranza (del figlio) e malafede (dell’insegnante)? I ragazzi di oggi sanno trarre esperienza dal voto bassissimo per crescere? Temo di no.
Il che non significa che allora si debbano dare sufficienze a tutti sempre. Cadremmo nell’errore opposto. Significa che forse fermarsi al 4 sia un compromesso tra una giusta, e doverosa, severità, e lo stimolo a riprendersi. Anche perché, a orecchio, non è che abbondino i 10 per fare paio con un 2 e raggiungere la media del 6.
Se lo scopo è quello di invitare ad un maggiore impegno, ad una applicazione; se lo scopo è mandare un segnale non solo didattico ma anche educativo, allora forse un 2 è decisamente un voto sbagliato.
E voi che ne dite?
venerdì 30 marzo 2012

sabato italiano: i compiti della discordia

Sabato italiano: post in sola lingua italiana


Next post in english Monday April 2nd - prossimo post lunedì 2 aprile




Nella querelle tra genitori e insegnanti sui compiti, provocata dalla notizia della ribellione di mamme e papà francesi contro gli homework, riportata da questo articolo del CorSera, io sto con i bambini. E con quello che devono ricevere dagli adulti.
Perché è lì che dobbiamo tornare a mio parere, uscendo dalla rissa che non trova la quadra tra la necessità di studiare e quello di non affaticarsi troppo.
Ricordarci ad esempio che i piccoli, i figli, hanno il diritto di essere educati, cosa che significa aiutarli a conquistare l’autonomia attraverso il riconoscimento di che cosa è bene e che cosa è male e la scoperta di regole. Che non sono una gabbia cattiva, ma ciò che fa divertire, che fa funzionare il gioco.
I compiti a casa hanno questo scopo? Non lo so, a priori. Dovrebbero. Ovviamente dipende da come e quanto. Non avendo più figli in età scolare, la “piccola” superati i 19 anni naviga allegra nel mondo universitario, non so affermare che la quantità e la qualità sia quella giusta.
Quello che vedo è una certa tendenza a esasperare la comodità: tutto va fatto per la serena tranquillità dei figli. Sbagliato. Preciso: non si tratta di infliggere torture sadiche e crudeli. Si tratta di esporre alla vita. Di spiegare il valore dello spirito di sacrificio. Far comprendere che la vita è bella sì, ma anche dura. E che per quanto si desidererebbe mostra spesso il suo lato ruvido, che va affrontato con sicurezza e preparazione.
Nell’articolo citato spiega bene Antonio Piotti: «Un luogo non di compiti e doveri, ma di gratificazioni e piacere. Che deve motivare, tirar fuori il talento e non deprimere con i compiti». E aggiunge: «In famiglia (slim o allargate, con poco tempo e tanti sensi di colpa) questo passaggio è già avvenuto: si è abdicato al ruolo autoritario (il padre, quando c’è, è amico, la mamma oltre a fare il papà fa anche i compiti) e adesso si vorrebbe dalla scuola lo stesso». Con un rischio: «Crescere ragazzi fragili (bulli o reclusi in casa) e incapaci di vivere».
In molti commenti che trovo su Facebook mi pare di cogliere questa medesima tensione: giù le mani dal mio bambino. La guerra tra insegnanti e genitori la pagano fin da ora proprio i figli predestinati così ad una carriera che da bamboccioni li trasformerà in bulli adagiati nella bambagia. È questo che vogliamo?
Sul medesimo tema suggerisco anche questo intervento di Silvia Vegetti Finzi, molto pacato ed equilibrato.
martedì 24 gennaio 2012

Le mamme del parco - The perfect mom

Scroll down for English version










Navigando in rete a volte si trova qualche divertente perla sull'educazione e la genitorialità. Questo è un esempio. Si tratta di un post divertente pubblicato nel blog italiano su ciò che potrebbe accadere ad una mamma "normale" quando incontra chi l'autore chiama "le mamme del parco": mamme di una perfezione irraggiungibile in ogni aspetto della vita. Sono attraenti, rilassate, riposate, educatrice immacolate, intelligente e così via. E focalizzate sul futuro dei loro bambini. Come le mamme che Diane Keaton incontra in questa clip esilarante del film Baby Boom.

Silvia, l'autrice, suggerisce di ignorare loro che non sono reali, sono semplicemente la proiezione di una coscienza preoccupata che da sempre lotta per la perfezione pur avendo a che fare con la debolezza.

È vero? È una caratteristica specifica delle donne? Mai contente di quello che hanno? Sempre in lotta per vincere la corona della perfetta mamma, moglie, amante, manager (tutti insieme ovviamente) o è un inganno d'autore per scrivere un post divertente?

Cosa ne pensate?


English version








Surfing the net we sometime find some weird pearl about education and parenting. That’s the case. It’s a fanny post published in and Italian blog about what  could happen to a “normal” mom when she met whom the author calls “the moms of the park”: moms of unreachable perfection in any aspect of life. They are attractive, relaxed, rested, spotless educator, smart and so on. And focused on the future of their kids. Like the moms Diane Keaton meets in this exhilarating clip of the Baby boom movie.

 Silvia, the author, suggests to ignore them they are not real, just the projection of a worried conscience, that always strive for perfection while having to deal with weakness.

Is that true? Is that a specific feature of women? Never happy with what they have? Always fighting to win the crown of perfect mom, wife, lover, manager (all together of course) or is this a bookish trickery to write a funny post?

What do you think?

Did you find solution to this issue?














Avete trovato soluzioni a questo problema?
venerdì 20 gennaio 2012

La società interrotta - Living in an interrupted society

Scroll down for English Version thanks!





Viviamo in una società interrotta: troppi progetti sono lasciati cadere, Non vengono portati a termine. Non accettiamo neanche la seconda, terza, quarta opportunità che spesso ci viene concessa. E influenziamo i nostri figli così che finisco per fare la medesima cosa. Apparentemente per (uno sbagliato) amore.

Questo post pubblicato nell’interessante blog School Family illustra  i rischi che possono derivare da un simile modo di educare.

"I bambini hanno un desiderio sano di sperimentare," dice l'autrice  (genitore e insegnante) Nancy Samalin. "Ben presto però il loro interesse si affievolisce e si volgono al prossimo progetto. Oppure possono abbandonare smettere perché si sentono facilmente frustrati ".

Ora tocca a noi: vogliamo insegnare loro a superare questa fatica e sforzarsi di raggiungere un obiettivo, anche quando è difficile e richiede di lottare, o vogliamo insegnare loro che non appena si trovano ad affrontare una sfida, qualcosa che non piaccia, possono abbandonare e cambiare?

Perché questi sono i punti:

Primo: tutto quello che facciamo con i nostri bambini insegna loro qualcosa

Secondo: uscire dal gioco non appena le difficoltà aumentano li indebolisce

Uno psichiatra che noi personalmente ammiriamo, Franco Poterzio, usa parlare della sindrome del telecomando: come un ragazzo di fronte a una tv a cui non piace quello che lui sta guardando e può cambiare canale, molti adolescenti vogliono cambiare canale non appena si trovano ad affrontare qualcosa che non amano.

Ma la vita non è sicuramente una tv!

Quindi, come possiamo insegnare ai nostri figli e aiutarli a completare le attività che hanno iniziato?

Il prossimo post proporrà qualche suggerimento.



English Version








We live in a interrupt society: too many projects are left behind and are uncompleted pass. We do not even want four attempt to reach next down!

And we do influence our kids to do the same. Apparently for a (wrong) sense of love.

 This post published in the interesting blog  School Family explain the risks than can derive from such a way of education.

“Children have a healthy desire to experiment,” says author and parent educator Nancy Samalin. Their interest fades and they move on to the next project. But they also might quit because they get easily frustrated”.

Now it’s our turn: do we want to teach them to overcome this fatigue and strive to reach a target, even when it’s hard and requires to strive, or we want to teach them that as soon as they face a challenge, something which they do not like, they can quit and change?

Because this are the points:

First: anything we do with our kids teaches something to them

Second: leaving the game as soon as it gets harder will weaken them

A psychiatrist we do personally admire, Franco Poterzio, used to talk of the remote control syndrome: like a guy in front of a  tv and disliking what he is watching can change zapping, many teens want to change channel as soon as they face something they do not like.

But life is definitely not a tv!

So, how we could teach our kids and help them finish the activity they started?

Next post will give some hints.