Tutti i nostri link
La mia pagina web,
I blog professionali
la vendita referenziata/referral selling,
vendere all’estero low cost & low risk
I blog non professionali
Famiglie felici/italian and english educazione e pedagogia
Per sommi capi: racconto
Il foietton: la business novel a puntate,
Sono ospite del bellissimo blog di Costanza Miriano che parla di famiglia e di…più
Delle gioie e delle pene: della vita di un cinquantenne
Happy Child Zona Gioia: il blog per i piccolissimi (0-3 anni)
Social network
Tra i nostri preferiti
-
-
-
-
Le console nelle famiglie italiane15 anni fa
-
-
Post più popolari
-
Sabato Italiano: i padri separati Next english post: Monday Feb 13th Volentieri lasciamo spazio ad Andrea che ci introduce i...
-
Scroll down for English version thank you Next post saturday Jan 28th Prossimo post sabato 28 gennaio Giovedi Mooreeffoc ...
-
Prossimo post Next post Tuesday/martedì 7 dicembre Scroll down for English version Claudia De Lillo è un fenomeno me...
-
Post speciale solo in lingua italiana Ho conosciuto Daniela grazie a Internet, e non ricordo neppure come. Uno di quei doni della...
-
Reblog: i post migliori retweetati per voi Reblog: the best post retweeted for you Scroll down for English version...
Feedjit
Visualizzazioni totali
Lettori fissi
share this
Powered by Blogger.
Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post
martedì 15 maggio 2012
Best job - Il lavoro più bello
Testo in italiano qui sotto -
scorrere per trovarlo - grazie
Talking about moms, let’s take the famous P&G video “Best job” as a hint: There’s a lot of rumor about it on the web, and not just because this video became a viral phenomena, with some millions clicks, but because it originated discussions about the role of mom and much more.
Actually in my partition of the net I found very different position: someone adoring it and someone else claiming that’s the worst icon of a mom that could have been presented. The objection is that those moms seems to have no personal life and their only interest in life is washing, cocking, taking kids to school and something else equally awful.
I strongly reject this position for two main reasons: first of all this is a short story, better say these are four short stories told in about 2 minutes, and they want to tell the effort of the best and most demanding job in the world: being a mom. Thus the video has to focus on that.
Second I’m puzzled and worried by that hostility, that I fear is based on a wrong sense of love and self-fulfillment. Love implies sacrifice, that what the video could tell, and parents have to deny themselves, in an healthy way of course, to sustain and support their kids.
I’m much more worried by the fact that no father shows up in the video: is that a sign of the desertion of fathers from children’s and family’s life?
What do you think about?
Se ne parla molto in rete, almeno nella mia fetta di web
alla quale ho accesso: mi riferisco al famoso video della P&G
sulla mamma che ha prodotto anche una pagina dedicata.
E quando dico che se ne parla molto non intendo sottolineare
il fenomeno virale del video, che è stato visto da milioni di persone, quando
alle discussioni che ne sono scaturite sul senso della maternità.
C’è chi scrive che l’icona proposta è la peggiore possibile
perché descrive la mamma come colei che si occupa dei figli, lava, fa da
mangiare, non sembra avere altre aspirazioni se non quelle dei figli.
Respingo energicamente questa visione, che trovo strumentale
e pregiudizievole, per due principali ragioni: la prima definiamola
cinematografica. Il video racconta in circa 2 minuti 4 storie di mamme e figli
di tutto il mondo. E vuole porre in evidenza il lavoro di mamma: non c’è il
tempo fisico della narrazione per raccontare di successi professionali e/o di
altra natura.
Si parla del mestiere più bello e faticoso del mondo, e lo
si mette in evidenza.
Il secondo motivo è più filosofico: mi sembra qui si metta
in discussione il senso della genitorialità, per un errato senso dell’auto
realizzazione. E una interpretazione di che cosa sia l’amore che mi sembra
profondamente errata.
Amare i propri figli significa accettare sacrifici per loro,
in misura ordinata, ma comunque considerare la loro vita connessa alla nostra e
quindi inscindibile. Il che non vuol dire cedere al bambagismo che genera
bamboccioni, come più volte abbiamo scritto, ma secondo il criterio ben noto
del “buon padre di famiglia” (qui buona madre di famiglia) agire per il bene di
tutti e non per egoismo personale.
Quello che mi preoccupa di più è la totale assenza dei padri
nel filmato: un problema anche qui di tempi narrativi (ma che ci voleva a
mettere un padre vicino alla mamma in almeno una scena?) o lo specchio della
diserzione dei papà dall’educazione e dalla vita di famiglia?
Che ne dite?
come contributo alla discussione suggerisco anche
la lettura di questo bellissimo post di Costanza Miriano
Che ne dite?
come contributo alla discussione suggerisco anche
la lettura di questo bellissimo post di Costanza Miriano
giovedì 26 aprile 2012
ROOMEEFFOC Family disorder - Disordini in famiglia
Roomeeffoc Thursday
The provoking post
Giovedì Roomeeffoc
La provocazione per riflettere
Next english post Monday April 30TH -
Prossimo post Sabato Italiano 28 aprile
Testo in italiano qui sotto - grazie
Dyslexia is nothing to laugh at. And even we are under the cover of the Roomeeffoc Thursday we want mock in anyway this tragic and painful problem that upset many families. I want to be very clear about this to avoid any potential misunderstanding and sufferance that I do not want to cause in any way.
I’m not
talking of a certified pathology, an manifest language disorder.
Having said
that I feel free to point out a phenomenon which is increasing rapidly in
Italian school, and it would be great to know more from our foreigner readers
about what’s going on in their country. The fact is easy: as soon as in middle
school marks worsen, and study becomes more difficult and demanding, here we
are: a magic certification that the kid is affected by some learning
disorder.
The
consequences are simple: a different way of evaluation, simpler, different
homeworks and different way of checking what has been learnt.
Once more
I’d like to underline that I’m not talking of kids who actually suffer dyslexia
or something similar: what I want to point out is that some families, a growing
number though, are using this short cut to apparently help their children,
while actually, far from being of any help, they are causing severe
consequences in their kids: a loss of self-esteem and self-confidence, taking
from them the chance to learn through efforts to reinforce their will and
personality, exposing them to the mockery of other kids, showing them that if
you are smart enough you could always find a cutoff through problems even if
this is unfair or even illegal.
Is this
what we call love?
Testo in italiano
La dislessia non è uno scherzo e non si può certo metterla
al centro di una burla, o di una provocazione, anche siamo nella terra franca
del giovedì Roomeeffoc. Non si scherza sulla sofferenza altrui. E non voglio
certo dare l’idea di voler mettere alla berlina o attaccare ciò che fa soffrire
molte famiglie. Voglio essere molto chiaro su questo punto per evitare ogni
tipo di fraintendimento. Non sto parlando di patologie conclamate, di disordini
manifesti dell’apprendimento o del linguaggio,
Ciò che voglio stigmatizzare è un pessimo approccio
educativo, un fenomeno crescente nella scuola media italiana, che ridicolizza
l’insegnamento e genera bamboccioni, caratteri flaccidi ego referenziati, personalità
infiacchite da un presunto amore.
Che cosa succede? Capita che dopo i primi votacci alle
medie, dopo le prime difficoltà di studio, la fatica ad apprendere, le ore che
si moltiplicano, invece che sostenere i figli in questa nuova avventura che
richiede coraggio e sforzo, un numero purtroppo crescente di famiglie sceglie
la scorciatoia. E voilà compare il magico certificato che attesta i problemi di
apprendimento del cucciolo che, prodotto a scuola, genera una serie di effetti
a catena: corsia preferenziali per i voti (almeno sufficienti) metodologia
ammorbidita di interrogazione e compiti in classe, sempre con la soluzione
pronta alla mano, lezioni specifiche, compiti ridotti e così via.
Affermo ancora una volta di non stare parlando di reali
patologie, di minorazioni che feriscono la famiglia in tutti i suoi componenti.
Sto parlando di chi fa il furbo, di chi esagera una difficoltà che non è se non
una malattia della volontà non dell’intelletto, e penalizza i figli i nome di
un sedicente affetto che in realtà è comodità e perbenismo.
Quali le gravi conseguenze?
Perdita di autostima e fiducia di sé, esposizione alle
reazioni non simpatiche dei compagni, privazione della possibilità (o diritto)
di plasmare la propria personalità attraverso lo sforzo e la sfida,
dimostrazione che nella vita i furbi se la cavano sempre con scorciatoie neli
migliore dei casi scorrette o immorali quando anche non illegali.
Per tacere dei problemi provocati alla classe e quindi ai
compagni.
Secondo voi questo è amore?
mercoledì 25 aprile 2012
Happy families? Famiglie davvero felici?
Next post Tomorrow April 26th
Prossimo post domani 26 aprile
Testo in italiano qui sotto -
scorrere per trovarlo - grazie
It’s time
to clarify, to explain. What we do mean with the brand of this blog: happy
families, that’s the simple translation of Famiglie felici.
Well, not
so simple actually. What do we mean with happy? What happiness is? That’s a
weird word when applied to people and families.
We can
easily answer what we do not suggest: not a perfect family, not a perfect
marriage. As far as we know flawless families are unhappy, truly miserable. And
seeking to reach perfection in a couple or in a family usually leads quite soon
to sorrow and dispair. And immediately after to divorce.
So we do
not want to promote a model of family that will end up destroying the family
itself.
So what
happy means? In our vision happiness is a state of mind much more than a
measure of wealth and health. It’s the typical attitude of people staying well
together and better with the world. A team of people with a strong team spirit,
family spirit to tell the truth, that means the will to contribute to each
success, which is once more not a wonderful career or a huge bank account but a
sense of accomplishing.
An happy
family is a family based on a
strong reciprocate love, the human action that nourish self-esteem and
self-trust in other people, accepting them as they are while pushing constantly
to improve them.
Such a
family can be happy even if all its members are far away from being perfect.
What it’s mandatory, and it’s enough, is that they are all ready to listen, to
love, to invest one’s own life for the other people of the family. For ever.
Oh, by the way, today april, 25th 2012, it's our 27th anniversary...
Testo in italiano
È il momento di chiarire, di spiegare con
profondità e dovizia di particolari. Già perché questo titolo, famiglie felici,
può sembrare un’utopia o un progetto di marketing di scarsa qualità. Non è certo quello che intendevamo
usando questo brand per il nostro blog. Forse più che brand direi una visione,
una aspirazione: una meta.
Che cosa è la felicità? Oggi si fa molta
confusione e molte sono le interpretazioni di questa parola che in fin dei
conti è ciò che tutti cerchiamo nella nostra vita.
Ecco, possiamo are subito una risposta semplice.
Che cosa non è una famiglia felice: non è una famiglia perfetta, non è una
coppia perfetta. Per quello che sappiamo anzi una coppia senza imperfezioni,
una famiglia assoluta, se esistono, sono generalmente infelici. E quelle
famiglie o coppie che fanno della ricerca della perfezione il proprio obiettivo
possiamo affermare con certezza che sono infelici. Che questa ricerca conduce
rapidamente alla tristezza, alla disperazione, all’inferno. E spesso, subito
dopo al divorzio.
Perché questo concetto di perfezione impone
tensione continua e generalmente tritura i deboli, non ammette sbagli, non
perdona le cadute.
Invece
il concetto di felicità che abbiamo in mente è proprio il contrario: è
uno stato del cuore quindi, non è misurabile in termini di ricchezza, salute,
successo, potere. È l’atteggiamento tipico di chi sta bene insieme e ancora
meglio con il mondo, se possibile. Un gruppo di persone animate da un forte
spirito di squadra, anzi spirito di famiglia per l’appunto, vale a dire la
volontà di contribuire al successo gli uni degli altri, dove per successo non
intendiamo certo una carriera impeccabile o un conto in banca senza fine.
Una famiglia felice è una famiglia costruita su
un forte amore reciproco, amore essendo quell’atto della persona che nutre
l’auto-stima e la fiducia in sé dell’altro, accettandolo così com’è proprio
mentre lo si incita e sostiene ne miglioramento di sé.
Una simile famiglia può essere felice anche se i
suoi membri sono ben lungi dall’essere perfetti. Ciò che è necessario, e
sufficiente, è che tutti siano pronti ad ascoltarsi, amarsi, aiutarsi,
sostenersi, battersi l’uno per l’altro. Per sempre.
Ah, tra l'altro, oggi 25 aprile è il nostro 27simo anniversario di matrimonio...
giovedì 12 aprile 2012
Il bene dei figli - Our kids' wealth
I had the
chance to attend to the unofficial presentation of the new book written by
Mariolina Migliarese (by the way non-Italian friends: if you can in some way
ease a translation and publication of her two books in your languages, please
do not miss the opportunity to be able to read these wise texts). We were
cosily sit in a wonderful sitting room in one of the smartest house in downtown
Milano, in a familiar environment much more close to a friendly conversation in
a mild night around the campfire than an austere conference in a cold congress
room.
That’s why
I took a lot of notes that will share to with you in the following weeks, being
pretty sure there is a lot to learn and apply in what she said.
Let’s get
started: the first hint I’d like to discuss how to regain the firmness required
to educate our kids. Without assertiveness, an healthy one, there is no
authoritativeness neither then education.
Parents
suffer their lack of steadiness, they discover the pain caused by their
shortage of firmness when they are not able to get what they want from the
kids, and usually the conflict breaks out when the matter is really relevant.
Actually
this is their fault, our fault. It’s one of those simple cases where the
responsibility is easy to find and you risk no mistake in identifying who is to
blame.
Essentially we taught them to negotiate and impose
their will in any situation almost since they were born: and they learnt it
quickly and efficiently.
We tend to
involve them in any decision of the family, from the beginning: “Jimmy are we
going to grandma’s house today?
What you want to eat? Do you want to go to sleep now? Do you want to
clear up your room?”
We are
mistaking orders with advises, even worst: requests.
How do you
think a two years old kid will answer to these questions? Is he really capable
to understand the questions and the implications? Isn’t he still unable to
dominate his passion?
Is he able
to sort good from evil?
Now there
is one situation when we do not ask or try to find commitment: when we walk on
the road and our baby run away and try to cross the street putting himself in
danger, then we discover what firmness is and what acting quickly and
resolutely actually means.
Why that?
Because we have a clear mind about is good for him.
That is the
same kind of approach we need to apply in each and every situation.
What
Mariolina suggests is that we fail our duty because today it’s not easy to be
convinced of our actions. And that because we are afraid of many things.
Which ones
in your opinions?
Testo in italiano
Ho avuto l'opportunità di assistere alla presentazione
ufficiosa del nuovo libro scritto da Mariolina Migliarese, che ha avuto luogo
nel sublime salotto di una delle più eleganti case nel centro di Milano,ovviamente
ospiti di persone squisite e generose, in un ambiente familiare, molto più
vicino ad una conversazione amichevole in una notte mite attorno al fuoco che a
una conferenza austera in una fredda sala congressi.
Ecco perché ho avuto l’opportunità di raccogliere un sacco
di appunti che condividerò con voi nelle prossime settimane, essendo decisamente
sicuro che ci sia molto da imparare ed ancora di più da applicare in quello che
Mariolina ha detto.
Cominciamo: il primo suggerimento che vorrei affrontare è su
come riconquistare la fermezza necessaria per educare i nostri bambini. Senza
una sana assertività, non c'è autorevolezza né istruzione.
I genitori non riescono ad essere fermi ed autorevoli, e si
rendono conto del dolore causato dalla loro mancanza di fermezza perchè non
sono in grado di ottenere ciò che vogliono dai bambini. E di solito il
conflitto scoppia quando la questione è davvero rilevante.
In realtà questo è colpa loro, colpa nostra. E' uno di quei
casi semplici in cui la responsabilità è facile da trovare e si rischia di non
commettere errori nell'individuare chi è il colpevole.
In sostanza abbiamo insegnato ai nostri figli a negoziare e
imporre la loro volontà in qualsiasi situazione, quasi da quando sono nati: e
loro hanno imparato in modo rapido ed efficiente.
Tendiamo a coinvolgerli in ogni decisione della famiglia,
fin dall'inizio: "Carlo andiamo a casa della nonna oggi? Cosa vuoi
mangiare? Vuoi andare a dormire? Vuoi mettere in ordine la tua stanza? "
Abbiamo confuso gli ordini con consigli, o peggio: suppliche.
Come pensate che un bambino di due anni risponderà a queste
domande? E 'davvero in grado di capire le domande e le relative implicazioni?
Non è forse ancora incapace di dominare le sue passioni?
È in grado di distinguere il bene dal male?
Ora c'è una situazione in cui non chiediamo o cerchiamo di
trovare dell'impegno: quando camminiamo per la strada e il nostro bambino scappa
e cerca di attraversare la strada mettendosi in pericolo, allora scopriamo ciò
che la fermezza è e ciò che realmente significa :agire rapidamente e con
decisione. Senza sconti. Senza vacillare.
Perché questo? Perché abbiamo in mente in modo chiaro cosa è
bene per lui.
Questo è lo stesso tipo di approccio che abbiamo bisogno di
applicare in ogni situazione.
Ciò che Mariolina suggerisce è che non riusciamo nel nostro
dovere poiché oggi non è facile essere convinti delle proprie azioni, perché
abbiamo paura di molte cose.
Quali sono queste paure secondo voi?
p.s. Mariolina presenterà il suo nuovo libro La coppia imperfetta lunedì 16 aprile alle ore 21.00 presso la scuola Monforte di via Zanoia a Milano.
venerdì 30 marzo 2012
sabato italiano: i compiti della discordia
Sabato italiano: post in sola lingua italiana
Next post in english Monday April 2nd - prossimo post lunedì 2 aprile
Next post in english Monday April 2nd - prossimo post lunedì 2 aprile
Nella querelle tra genitori e insegnanti sui compiti,
provocata dalla notizia della ribellione di mamme e papà francesi contro gli
homework, riportata da questo
articolo del CorSera, io sto con i bambini. E con quello che devono
ricevere dagli adulti.
Perché è lì che dobbiamo tornare a mio parere, uscendo dalla
rissa che non trova la quadra tra la necessità di studiare e quello di non
affaticarsi troppo.
Ricordarci ad esempio che i piccoli, i figli, hanno il
diritto di essere educati, cosa che significa aiutarli a conquistare
l’autonomia attraverso il riconoscimento di che cosa è bene e che cosa è male e
la scoperta di regole. Che non sono una gabbia cattiva, ma ciò che fa
divertire, che fa funzionare il gioco.
I compiti a casa hanno questo scopo? Non lo so, a priori.
Dovrebbero. Ovviamente dipende da come e quanto. Non avendo più figli in età
scolare, la “piccola” superati i 19 anni naviga allegra nel mondo
universitario, non so affermare che la quantità e la qualità sia quella giusta.
Quello che vedo è una certa tendenza a esasperare la
comodità: tutto va fatto per la serena tranquillità dei figli. Sbagliato.
Preciso: non si tratta di infliggere torture sadiche e crudeli. Si tratta di
esporre alla vita. Di spiegare il valore dello spirito di sacrificio. Far
comprendere che la vita è bella sì, ma anche dura. E che per quanto si desidererebbe
mostra spesso il suo lato ruvido, che va affrontato con sicurezza e
preparazione.
Nell’articolo citato spiega bene Antonio Piotti: «Un luogo non di compiti e doveri, ma di gratificazioni e piacere.
Che deve motivare, tirar fuori il talento e non deprimere con i compiti». E aggiunge: «In famiglia
(slim o allargate, con poco tempo e tanti sensi di colpa) questo passaggio è
già avvenuto: si è abdicato al ruolo autoritario (il padre, quando
c’è, è amico, la mamma oltre a fare il papà fa anche i compiti) e adesso si
vorrebbe dalla scuola lo stesso». Con un rischio: «Crescere ragazzi
fragili (bulli o reclusi in casa) e incapaci di vivere».
In molti commenti che trovo su Facebook mi pare di cogliere
questa medesima tensione: giù le mani dal mio bambino. La guerra tra insegnanti
e genitori la pagano fin da ora proprio i figli predestinati così ad una
carriera che da bamboccioni li trasformerà in bulli adagiati nella bambagia. È
questo che vogliamo?
Sul medesimo tema suggerisco anche questo
intervento di Silvia Vegetti Finzi, molto pacato ed equilibrato.
mercoledì 15 febbraio 2012
Socializzare pallido e assorto - Make contact
Scroll down for English version
Uno dei miti del pianeta educazione in Italia è quello della socializzazione. Già l’acutissima Paola Mastocola, scrittrice e insegnante molto apprezzata, stimata e intervistata, alla quale è stato dedicato anche un blog elogiativo, ne aveva parlato nel suo tagliente e profondo saggio La scuola raccontata al mio cane illustrando come la scuola pubblica sia scivolata in questo equivoco arrivando in alcuni casi estremi ad affermare che il compito dell’insegnamento sia quello di favorire la socializzazione tra alunni piuttosto che fornire elementi chiari ed aiutare la famiglia a plasmare buoni cittadini, brave persone.
Non ci è dato sapere se questo mito, paradossale, sia diffuso a livello globale, e se in particolare colpisca anche quelle nazioni dalle quale provengono i lettori di questo blog: Stati Uniti, Svizzera, Australia, Regno Unito, Belgio, Corea del Sud, Federazione Russa e molti altri ancora.
Certo, socializzare può essere il modo laico, o se vogliamo essere un po’ pepati ed acidi, per provocare reazioni e poter discutere insieme, la degenerazione laicista di ciò che i cristiani chiamano semplicemente carità: può essere, ma per molti maitre-à-penser nostrani questo sembra lo scopo di tutto. E questo concetto ha finito per pervadere l’ambiente diventando un mantra collettivo. Curioso se consideriamo che questa in cui viviamo è l’epoca con meno barriere alla relazione di sempre. Curioso e inquietante forse proprio per questo: non sarà mica che questo abbassare i muri invece che favorire la “socializzazione” ha finito per allontanare le perse fagli altri, avendole avvicinate così tanto a se stesse da aver perso la misura di che cosa voglia dire non diciamo l’amore, ma anche solo l’amicizia? Ma di questo, se vorrete, ce ne occuperemo in altre occasioni.
Torniamo a noi: siamo perfettamente d’accordo che la socializzazione possa essere un gradito e auspicato effetto collaterale dell’insegnamento. A partire dalla scuola materna, forse addirittura dalla scuola primaria. Troviamo un po’ sorprendente è che sempre più mamme di bambini dell’asilo nido chiedano se esista una attenzione specifica alla socializzazione. Ora come un bambino di sei mesi possa socializzare resta un mistero insolubile. Anche prendendo in esame un bimbo di 30 mesi, il problema resta di difficile quadratura.
Ora a che cosa serve un asilo nido oltre che a provvedere all’accudimento e a fornire un servizio di utilità civile alle famiglie nelle quali la mamma lavora? Ce lo spiega Franca, che tra le molte attività che svolge, come ogni donna, gestisce anche alcuni nidi della rete Happy Child.
English version
One of the myths of the Italian education is system is expressed by the mantra “let’s socialize”.
Paola Mastocola, an italian writer and teacher, described this mania in her book La scuola raccontata al mio cane showing the origin and consequences of this decision.
We do not know if this word, and this myth, is widespread: it would be very interesting to know what’s happening in your countries, especially in those countries from where the readers of this blog come: although it could be unlikely we are proud, and somehow confused, to daily discover that these pages are read not just in Italy and the US, but in South Corea, UK, Belgium, Swiss, Russia, Singapore, Australia, New Zealand and some other more countries. It would be interesting to understand if this same myth, the socialization factor, is also present in your country and how.
Here, in Italy, if we can put it paradoxically and even a little bit provokingly, it seems that the principal aim of all the education system it is not to provide a wide baggage of knowledge and know how, mixed up with the fundamental elements required to be not only learned but overall wise, it’s not to shape good citizen, good people, but it looks like the main aim of the Italian school system is to help you be friendly.
Socialization may be the lay way, or to put it spicy the secular degeneration, of what charity is for Christian: it could, but it’s for several Italian maitre-à-penser to establish social relations seems to be the most relevant goal that every education agency should pursue.
We can agree about it’s utility for high school students, for second grade ones and even for first grade children, although we have to confess that we find quite amazing, and sad, that kids have to be taught how to socialize and make friends, an attitude we believed inborn: maybe this is the consequences of a world that pushed so hard to promote the individual, to find out that it goes along not just with selfishness but with solitude too.
What we find weird, and a little worrying is that several moms ask for and look for socialization even at kindergarden: now how a six months kid could socialize it’s really a tough question. And if you consider a 30 months child instead, you didn’t reduce the complexity of the problem.
What should you ask to a kindergarden? Let’s listen to what Franca as to say about in this video…
martedì 14 febbraio 2012
Mancanza di etica - Ethics failure
Scroll down for English version thanks
All’origine c’è la persona. Che è il cuore della società. Siamo noi. Ognuno di noi. E se non funzioniamo come dovremmo, nulla va bene. In occasione di un incontro con Jorge Luis Borges, nei primi anni Ottanta, alla domanda su quale fosse il segno più forte del secolo che stavamo attraversando, il grande intellettuale argentino rispose: “Falta de etica”, mancanza di senso morale. Trent’anni dopo la situazione non solo non è cambiata, ma è peggiorata. Il sociologo Giuseppe De Rita rincara la dose: «Siamo nell'impero delle pulsioni interiori non più regolabili proprio da quelle norme che da sempre le contenevano. Quindi io posso rischiare la mia vita saltando da un balcone per il gusto di una scommessa e posso anche aggredire chi mi irrita e mi offende. L'unico metro morale sono io stesso. La parola "sregolato" rende bene, "s-regolato", privo di regole. Potrei dire che, in questo senso, siamo diventati tutti un po' matti proprio nell'accezione che si attribuiva un tempo a quella parola. Il matto, in fondo, era colui che rifiutava confini e argini»
Chi ha figli adolescenti conosce bene la difficoltà di trasmettere regole, di far comprendere il valore di quei no, che testimoniano molti autori, aiutano a crescere (Asha Phillips; Giuliana Ukmar; Jesper Juul; Osvaldo Poli). La famiglia fa fatica. Perché spesso è sola a combattere contro questo impero delle pulsioni, questa deriva del soggettivismo. Combatte contro la televisione, contro i cattivi esempi, contro le amicizie, contro la musica, contro la stampa.
E’ importante avere degli alleati in questa battaglia così decisiva per la felicità dei nostri figli.
E voi, dove avete trovato aiuto per combattere questa giusta battaglia?
English version
In the beginning there is the person. Which is the heart of the society. It’s us. Anyone of us. And if we do not behave, nothing works.
During a meeting with Jorge Luis Borges, early Eighty, someone asked the writer which was the most significant feature of the present century. His answer was quick and sharp: “falta de etica”: lack of moral sense.
Thirty years later the situation worsened.
The Italian sociologist Giuseppe De Rita is even more pessimistic: “we are in the kingdom of pure instincts now, passions not ruled by the traditional norms. Therefore I can risk my life balconing just for a bet and I can with the same irresponsibility attack someone I don’t like or who offended me. I’m the only master of myself, of morality”.
Those parents with teenagers knows very well the pain of setting rules, to explain the value of these rules, of saying no, as many authors suggest (Asha Phillips; Giuliana Ukmar; Jesper Juul; Osvaldo Poli). We are in pain. Families are in pain.
We are often left alone in this fight for the future happiness of our kids. We have to fight against television, bad models, songs, bad friendships, media.
It is so relevant to find out reliable allies in this war.
Which have been your allies in this battle?
sabato 4 febbraio 2012
Sabato Italiano: Costanza Miriano
Sabato Italiano: Costanza Miriano
Next english post: Monday Feb 6th
E così è tornata. In un contesto sempre affollatissimo,
quasi 300 persone che per una conferenza sono un numero importante.
L’ha fatto in modo mirabile, con una semplicità che non è
ingenuità, ma anzi saggezza: che per parlare al cuore non bisogna spaventarlo,
ma piuttosto tenerlo stretto e cullarlo come un bambino che faccia fatica ad
addormentarsi.
Per questo gli aneddoti, le battute, le piccole cose della
vita di tutti i giorni hanno spalancato la strada alla verità.
Costanza Miriano è tornata a Milano e l’abbiamo anche
ripresa. Sono due ore, d’accordo, ma è un film che vale la pena vedere, perché
nessuno dei presenti se ne è accorto del tempo che passava e anzi avrebbe
voluto andare oltre. Per andare oltre.
Per capire come questa parola, che è tra quelle ormai oggi
bandite, “sottomissione” in realtà vuol dire veramente amore, di quello che sa
fare spazio senza rinunciare a se stessi.
Perché l’amore vero non è quello che afferma e pretende, ma
quello che si nasconde e dona.
L’origine del titolo del suo libro sta nel capitolo 5 della
lettera di san Paolo agli Efesini, quella che invita le moglie ad esse
sottomesse ai mariti e al contempo impone a questi ultimi di dare la vita per
le prime.
E se si sono scritti fiumi di parole su questo tema, per
chiarire che cosa si debba intendere, quelle di Costanza sono le più dirette e
immediate, e spalancano un orizzonte sia che ci si trovi d’accordo subito sia
che si voglia argomentare e discutere, cosa che fa sempre bene comunque.
Lascio dunque a lei, nel video, e al suo blog la parola
perché merita, pronto a rilanciare su queste pagine la discussione. Con
serenità e gusto per la verità.
giovedì 2 febbraio 2012
Mooreeffoc: Family 2012 Milan
Scroll down for English version - thank you
Giovedi Mooreeffoc - Mooreeffoc Thursday
Che cosa è Mooreeffoc? What is Mooreeffoc?
English version - Mooreeffoc Thursday
Giovedi Mooreeffoc - Mooreeffoc Thursday
Che cosa è Mooreeffoc? What is Mooreeffoc?
Family 2012. Sapete cosa è? È il Settimo incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Milano dal 29 maggio al 3 giugno
Cinque giorni di incontri, workshop, lezioni con una speciale conclusione: domenica la Messa celebrata da Sua Santità Benedetto XVI presso l'aeroporto di Bresso.
A proposito: ci sarete? Questa potrebbe essere una buona occasione per incontrarsi.
Abbiamo preso parte recentemente ad un incontro di presentazione del programma durante il quale è stata chiesta la disponibilità ad offrirsi volontari e di ospitare famiglie straniere.
Noi ospiteremo una famiglia di 4 / 5 persone e abbiamo quindi la speranza di conoscere nuovi amici .
Il tema dell'incontro è come trovare il giusto, e santo, equilibrio tra famiglia, lavoro e riposo. L'attenzione è effettivamente sull'ultima parola:. Come si può davvero beneficiare del riposo (domenicale) per rendere quel momento un concreto valore per la nostra famiglia?
Il Santo Padre ha inviato una lettera a tutti con qualche suggerimento per lavorare in questi mesi, come una riflessione personale e come cibo per i pensieri per riunioni e conferenze.
Ci è stato chiesto di introdurre questo argomento in un convegno che si terrà vicino a Milano domenica mattina 19 febbraio, esattamente a Gorla Maggiore (magari qualcuno verrà).
La nostra idea è di concentrarsi su quello che riteniamo il vero significato della vita, ed agire di conseguenza.
Si potrebbe credere che la vita significhi godere di tutto il piacere senza limiti, e quindi considerare il fine settimana come la stanza in cui potremmo, o meglio dovremmo, vivere fino all'eccesso.
Si potrebbe credere che la vita sia sinonimo di potere e successo, e quindi di concentrare il nostro tempo sul lavoro, dipendere da esso, divenire un maniaco del lavoro, e quindi considerare il fine settimana come un ostacolo.
Si potrebbe credere poi che in fin dei conti siamo solo persone, anzi creature, portate al mondo per un fine soprannaturale: amare i nostri familiari e coloro che ci sono vicini (per iniziare), e quindi santificare il fine settimana usandolo per stare con chi si ama veramente e averne cura.
Questo è il messaggio provocatorio di questo incontro: le vostre idee e pensieri sono i benvenuti.
Family
2012. Do you know what it is? Is the 7th world meeting of families
that will take place in Milan from May 29th to June 3rd
Five days of meetings, workshops, lessons with a special happy ending: the Sunday Mass
celebrated by Her Holiness Benedict XVI in the Bresso airport.
Are you
coming? That could be a good chance to meet.
We took
recently part to a meeting presenting the program and asking for volunteers and
for hospitality. We will host a 4/5 people family and hope to win new friends
that way.
The subject
of the meeting is how to find the right, and holy, balance between family, work
and rest. The focus is actually on the last word: how can we really benefit
from the (Sunday) rest to make that time a value for our family?
The Holy
Father sent a letter to everyone with some hints to work on during these
months as a personal reflection
and as food for thoughts for meetings and conferences.
We have
been asked to introduce this subject in a congress that will take place near
Milan on Feb 19th.
Our point
is to focus on what we believe the true meaning of life is, and act
accordingly.
We could
believe that life means enjoy all pleasure without limits, and thus consider the
weekend as the room where we could, better should, live up to the excess.
We could
believe that life means power and success, and thus focus our time on the job,
addicted to it, workaholic, and then consider the weekend as an obstacle.
We could
believe to be person, creature, aimed to a supernatural goal, to love our
relatives and beloved, and therefore sanctify the weekend using it to stay with
whom we truly love and care.
That’s the provocative message
of this meeting: your ideas and thought are welcomed
sabato 28 gennaio 2012
Massimo Bettetini
Re-blog - the best interview
next post Monday Jan 30th
Re-plica - le interviste del blog
prossimo post Lunedì 30
Scroll down for English version
Massimo Bettetini è psicoterapeuta, psicologo della fiaba e poeta. Collabora con riviste pedagogiche, ha vinto premi letterari ed è autore di libri per bambini, biografie e testi divulgativi di psicopedagogia. Ha curato la collana di successo L'arte di educare uscita con Famiglia Cristiana nell'autunno 2009; successo ripetutosi quest'anno con la nuova collana Essere genitori.
Su Facebook è il responsabile dell'omonima pagina, Essere genitori; la pagina del noto social network divenuta, con i suoi quasi 30.000 iscritti un autentico "caso".
Su Facebook è il responsabile dell'omonima pagina, Essere genitori; la pagina del noto social network divenuta, con i suoi quasi 30.000 iscritti un autentico "caso".
Da dove e perché è nata l’idea di una pagina Facebook dedicata alla famiglia?
"Poco più di un anno fa, la dirigenza della rivista Famiglia Cristiana ha ideato una Collana editoriale, affidandone a me la direzione e la cura. Si è dato corpo a un titolo suggestivo: L’arte di educare. Otto libri di successo e dal profondo contenuto, che facessero fronte all’emergenza educativa, di autori importanti, che lasciassero traccia, da distribuire, a prezzi stracciati, insieme alla rivista. Era di per sé una sfida, che ho subito accettato volentieri. Abbiamo cercato, adeguato, ampliato, ristretto, prefato, stampato, pubblicato… Nel produrre questo lavoro editoriale di libri al tempo di un settimanale, è venuta l’idea di stare ancora più vicino ai lettori tramite la dinamica rapida e aperta del social network. Così, tecnicamente ed eccellentemente supportati da Performedia, è nata la Pagina Facebook Essere genitori. È stato un immediato successo, di contatti, iscritti, e quant’altro, molto al di là delle nostre aspettative. Una chiave di lettura di questo successo perdurante nel tempo può essere il fatto che da subito ci siamo adeguati alla rapidità di Facebook, con risposte in tempo reale alle tante Discussioni aperte dai medesimi utenti. Il valore aggiunto è senz’altro dovuto alla semplicità e spontaneità dello strumento comunicativo e, ancora di più, ai contenuti che cerchiamo di trasmettere.
Attualmente abbiamo più di 30.000 iscritti: un piccolo record per una Pagina che vuole essere impegnata, ma non noiosa, simpatica, ma non leggera".
"A trecentosessanta gradi. Volendo, però, possiamo dire che le tematiche più importanti riguardano il rapporto autorità genitorialità, come e quanto controllare l’utilizzo degli attuali mezzi di comunicazione (tra cui spicca internet), la ricaduta dei conflitti genitoriali sui figli".
E le principali preoccupazioni che raccogli dagli interventi sulla pagina?
"Le Discussioni, o più semplicemente le domande, variano dai dettagli all’apparenza più piccoli di vita quotidiana, ai grandi temi di fondo, pedagogici, ma anche filosofici ed esistenziali. La maggior parte dei lettori scrive sulla Bacheca o nello spazio Discussioni. Con discreta frequenza, però, ricevo anche messaggi nell’area diciamo “privata” di Facebook; chiaramente si tratta di richieste di aiuto più delicate in situazioni talvolta difficili.
La preoccupazione principale concerne la crescita sana, sotto tutti i punti di vista, dei figli, e, oserei dire, la tenuta psico-fisica dei genitori. Insieme ad apertura e spontaneità, si nota infatti la consapevolezza della propria fragilità. Per questo gli interventi di risposta si basano frequentemente su un ottimismo radicato sulle reali capacità della coppia; un ottimismo, quindi, realista, che spinge papà e mamme a trovare dentro di sé le risorse per fare fronte a quelle che spesso sono vere e proprie emergenze.
Sottolineo frequentemente la necessità di esigere dai figli, proprio perché si ha fiducia in loro: ti esigo questo perché so che ne sei capace. In fine, il condimento dell’ironia, che fa sempre bene e che permette di pensare, pur in mezzo alle burrasche quotidiane".
"Quest’anno abbiamo previsto l’uscita, già in atto, di dieci volumi, sempre unitamente alla rivista cartacea. La Collana si intitola proprio Essere genitori, come la Pagina di Facebook. Dieci libri sono tanti, ma d’altronde l’onda lunga della Collana precedente è durata più di un anno, con persone che chiedono anche oggi i libri usciti dodici mesi fa. Anche questo, per noi, è un grande successo. Si tratta di dire ai genitori che non solo il carico che hanno sulle spalle è condiviso, ma che è possibile portarlo e portarlo alla meta.
Questo significa che l’emergenza educativa c’è. La qualità dei libri scelti indica in modo palese che non vogliamo cavalcarla commercialmente, ma metterci al servizio dei genitori per infondere loro coraggio. La famiglia è stata colpita alle fondamenta, i cecchini hanno centrato il bersaglio, d’accordo; ma la famiglia in quanto tale ha tutte le risorse per uscire dal guado".
In tre parole, un consiglio per i genitori.
"Primo: amare i propri figli (non sto scherzando: i figli hanno bisogno di sentire sulla propria pelle di essere voluti bene).
Secondo: comunicare valori ai propri figli e imparare a esigere senza fare male (ti esigo perché so che ne sei capace); ovunque io vada a parlare, prima o poi si parla dei valori e della scala che permette di raggiungere le mete alte di cui sopra. Bisogna perdere la paura dei valori.
Terzo: utilizzare tutti i mezzi a disposizione, culturali, legali, comunicativi, per realizzare una contro-rivoluzione silenziosa, ma efficace, la rivoluzione del cuore che porterà vita nuova all’istituto familiare".
English version
Massimo Bettetini is a psychotherapist and fairy tales psychologist. He writes on pedagogic magazines. He has been awarded several literary prizes and published many books: children stories, biographies, psycho-pedagogic texts. After having been the editor of the series The art of education in 2009, this year he brought to success the new series named Being parents. He administrate the homonymous Facebook page: a true event with more that 30.000 subscribers.
Why you decided to open a page on Facebook about parenting?
"Less then an year ago, the magazine Famiglia Cristiana launched a new series of books about being parents, and gave me the responsibility to manage it. We published since then eight books under the name of The art of education, to face the educational emergency . These books were written by well known solid pedagogues, we wanted them to leave a legacy, and sold at very low price together with the magazine. I confess it was a true challenge that I immediately accepted. During the hard work connected with the series we had the idea to find a way to stay closer to the readers, and Facebook was the first choice. With the excellent support of Performedia our FB page was born!
We got an instantaneous success, far exceeding expectations: maybe because we respond with the same pace of the social network, that means prompt answers to the wide range of discussions proposed by the readers. At present we have more than 28.000 subscribers: quite a record for a webpage which wants to talk seriously about the family".
Which are the subjects that the readers love the most, are mostly interested in?
"I have to say all of them. To streamline, I’d like to point out three of them:
The authority of the parents
The use, and misuse, of the media, internet first
The consequences for the kids of the conflicts between parents".
Which are the most relevant issues that surface from the blog?
"Although the subjects are discussed on the suitable web page, I often receive also private messages asking for help to handle specific concerns, very difficult situations.
The main anxieties are about the healthy growth of the kids, meaning by healthy not just the physical aspects, but mainly the psychological ones, and the psycho-physical power of the parents. Parents tend to discover and become aware of their fragility. This is why our answers are based on a realistic optimism: we want to point out that parents must and can find inside the couple the needed resources to handle every situation, emergencies too.
I stress the one specific concept : you have to be demanding! You have to ask showing in this way that you trust your children. And I suggest to use irony as a wonderful tool to show love and appreciation!"
To wrap up, which are your three suggestions for parents?
"One: love you kids. I’m not joking, I mean show your kids you love them. Show. Say words of love. Do actions of love.
Second: show the values you believe in and be demanding. Follow the right values and do not be afraid of talk values. They are mandatory!
Third: use all tools you have –culture, law, communication- to realize a new revolution, bloodless and effective, to restore the importance of the family and give a new life to it".
Iscriviti a:
Post (Atom)







