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sabato 1 ottobre 2011

Can we measure love? - L'amore è misurabile?


Scroll down for English version - thanks! 
Prossimo post/next post  Giovedì/Thursday October 6th







Come possiamo amare i nostri figli? La risposta sembra così banale da far apparire la mia domanda come più stupida che stravagante.
Siamo sicuri?
Sappiamo esattamente come amare i nostri figli, nel modo in cui loro vorrebbero essere amati? Nel modo in cui è giusto amare?
Siamo perfettamente consapevoli di che cosa voglia realmente dire amare?
Una delle frasi più abusate, fino a divenire sdrucita e lisa, più vuote, più odiate eppure utilizzate dai genitori, è senza ombra di dubbio la famosa pretesa: “l’ho fatto per il tuo bene!”.
Se chiedo questo è perché vedo attorno a me una strisciante degenerazione dell’educazione dovuta, credo, in gran parte da un profondo malinteso su che cosa sia l’amore.
Ci è stato insegnato dalla società che il sommo bene consiste nel fare quello che vogliamo senza nessun limite –cosa che tra parentesi è tutto TRANNE CHE il sommo bene- e quindi abbiamo la sensazione che amare i nostri figli voglia dire diventarne schiavi per permettere loro tutto ciò che vogliono, così da soddisfare ogni capriccio.
E amare questo?
E se non lo è, che cosa è amare e come possiamo misurare l’amore?
Avete dei consigli da condividere con tutti? Vostre esperienze?





English version

How can we love our kids? I mean, the answer seems so easy so that this question seems even more silly than weird.
Really?
Do we know actually how we can love our kids in the way they want to be loved?
Are we totally aware of what loving means?
One of the most worn sentences, one of the most used sentence, one of the most hateful sentence that a parent could say is without any doubt: “I did it for your own good!”.
Now, I’m asking this because I believe to see all around me a degeneration of education mainly due to a profound misunderstanding of what love is.
Since we have been taught by society that the supreme good for everyone consists of doing what we want without any restriction, which by the way is anything BUT the supreme good,  we tend to love our kids becoming their slaves, their bond servants, protecting them from any possible trouble and allowing them any single maggot, which we satisfy almost immediately.
Is this loving at all?
So how can we measure our love?
Do you have suggestions that we can share to help each other?




6 commenti:

Paola B. ha detto...

Consigli non ne ho qualche riflessione si.

Sicuramente devo amarli per quello che sono e non per quello che daranno, faranno o peggio per come vorrei che fossero.

Il problema sta nell'essere non genitori pre-occupati ma occupati ad osservare il processo di maturazione.

Occorre separare la persona da ciò che fa: amare è questo: accettare l’altro senza volerlo cambiare.
Bisogna credere nella potenza del seme. “Ti voglio bene”. Bisogna crederci, e crederci è un seme, che si lascia cadere delicatamente. La forza non sta nel seminatore. E la pazienza del seminare è un’arte. Ma l’efficacia sta nel seme seminato delicatamente, con la consapevolezza che i frutti maturati si possono cogliere anche nell’arco di una intera vita!

E una dose di fortuna in tutto questo non guasta di certo!

Paolo Pugni ha detto...

Grazie mille Paola, e la pazienza è probabilmente la qualifica migliore per l'amore.
Credo che l'educazione consista nel cambiare gli altri, non però come suggerisci tu in modo arbitrario, ma per il loro bene, amandoli già per quello che sono ora e sperando di poterli aiutare ad essere migliori.
Grazie!

Paola B. ha detto...

Sono d'accordo con te Paolo solo forse nell'uso del termine 'cambiare'
chiaro che i semi che noi gettiamo sono allo scopo di renderli sicuri e migliori,

'sperando' come hai detto bene tu quindi, altrimenti si inciampa sul quel 'è per il tuo bene' dannoso a cui ti riferivi nel post.
Sempre un piacere leggerti

Paolo Pugni ha detto...

il dramma è che il confine è così labile... ma questo è il bello dell'essere genitori, che ti costringe ad aguzzare l'ingegno e la sensibilità per non sbagliare, o per lo meno per farlo il meno possibile...

Violetta ha detto...

E' importante dargli i limiti, fargli capire fin dove possono andare, ma per farlo occorre tenerli continuamente sotto controllo dalla giusta distanza. E' un continuo lavorare sugli equilibri, dare qualcosa ma aiutarli a diventare consapevoli e responsabili, facendoli sentire amati e protetti... ma gradualmente renderli sempre più indipendenti. A volte sembra un lavoro impossibile e richiede una continua trasformazione ed elasticità, si cresce insieme, noi come genitori e loro come figli e non si finisce mai di imparare...

Paolo Pugni ha detto...

grazie Violetta!