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martedì 17 aprile 2012
Le paure dei genitori - What parents fear
Next post Tuesday April 19th -
Prossimo post giovedì 19 aprile
Testo in italiano qui sotto - grazie
Testo in italiano
Prossimo post giovedì 19 aprile
Testo in italiano qui sotto - grazie
What do we
fear? What are parents scared of? Mariolina Migliarese suggests that we are not
able to be so firm as we should be as parents, standing steadily in front of
our kids to show them the way, because we do fear to many things.
Let’s list
them before discussing them one at the time in future posts, thanks also to
your comments and hints.
1)
we
fear to make mistakes, to hurt our kids because we take wrong decisions
2)
we
fear for their health: diseases, risks, wrong friends, wrong places…
3)
we
fear to lose their love, their appreciation
4)
we
fear to impose them our values, what we believe in
5)
we
fear they can suffer in any way, especially frustration
It’s quite
easy to understand that our parents and their parents and their parents (and so
on) should fear similarly: so why do we act differently so that one can claim
that nowadays what is changed are the kids but parents?
I believe
that the founding fear is that we cannot withstand to lose, apparently, the
love and respect of our kids, because we are no more aware of what love is and
how it works.
We tend to
mistake love for audience and success. That’s not love. That’s something
completely different and much poorer than love. That’s just appearance.
We want
everything and now, and we cannot delay satisfaction because we have been
taught to feel and express and live lead by emotions. Which is not exactly what
life is.
So, what do
you think about?
Testo in italiano
Di che cosa abbiamo paura? Di cosa i genitori hanno paura?
Mariolina Migliarese suggerisce che non siamo in grado di essere così saldi
come dovremmo essere come genitori, costantemente autorevoli davanti ai nostri
ragazzi per mostrare loro la strada, poiché abbiamo paura di troppe cose.
Elenchiamo le nostre paure prima di discuterle una alla
volta in futuri post, grazie anche ai vostri commenti e suggerimenti.
1) abbiamo paura di sbagliare, di ferire i nostri bambini
perché prendiamo decisioni errate
2) temiamo per la loro salute: le malattie, i rischi, gli
amici errate, posti sbagliati...
3) abbiamo paura di perdere il loro amore, il loro
apprezzamento
4) abbiamo paura di imporre i nostri valori, ciò in cui
crediamo
5) abbiamo paura di farli soffrire in qualche modo,
soprattutto abbiamo paura che provino frustrazione.
E' abbastanza facile capire che i nostri genitori ed i loro
i genitori, ed i loro genitori (e così via) debbano ugualmente avere avuto
paura: allora perché ci comportiamo in modo diverso, tanto che si può affermare
che ciò che è cambiato oggi non sono bambini ma i genitori?
Credo che la paura fondante è che non possiamo sopportare di
perdere, a quanto pare, l'amore e il rispetto dei nostri bambini, perché non
siamo più consapevoli di cosa sia l'amore e di come funzioni.
Tendiamo a confondere l'amore con il successo. Non è l'amore. Questo è qualcosa di
completamente diverso e molto più povero di amore. Questo è solo apparenza.
Vogliamo tutto e subito, e non possiamo ritardare la
soddisfazione perché ci è stato insegnato di sentire e di esprimere e a vivere,
guidati dalle emozioni. Che non è esattamente la vita.
E voi, cosa ne pensate?
sabato 14 aprile 2012
Intervista a Carlo Climati: i giovani e lo sguardo sul futuro
Sabato Italiano: il post solo in lingua italiana
Next post (also in English) Tuesday April 17th - Prossimo post martedì 17 aprile
Carlo Climati, giornalista e scrittore romano, è autore di
saggi e racconti. Si dedica soprattutto ad inchieste e ricerche nel campo dei
mezzi di comunicazione, delle tematiche giovanili, della musica e dello sport.
Il suo nuovo libro è “Immenso sguardo. I mondi dei giovani” (Editrice Rogate).
Tra le altre pubblicazioni: “I giovani e l’esoterismo”, “Il popolo della notte”
e “I giochi estremi dei giovani” (Paoline).
Questo è il suo sito
ufficiale. In questa intervista
rilasciata a TelePadrePio presenta il suo nuovo libro a proposito del quale
oggi gli abbiamo posto alcune domande mentre qui
è possibile ascoltare il suo punto di vista sui giovani.
Da dove nasce lo spunto per questo
suo nuovo libro, “Immenso sguardo”?
“Immenso sguardo”, secondo me, è lo sguardo che i giovani
hanno nei confronti del mondo che li circonda. Uno sguardo d’amore, d’impegno,
di fiducia, d’entusiasmo, di giustizia, di speranza nel domani. Uno sguardo che
non conosce confini e che sa volare oltre l’infinito.
Nel libro spiego che i giovani, nell’affacciarsi sul cammino
della vita, sono affascinati dagli ideali più alti e attratti da tutto ciò che
è puro e bello. Di sicuro, nel loro approccio con il mondo che li circonda,
partono con il piede giusto. Ma poi, col passar del tempo, cominciano ad
incontrare ostacoli.
Il desiderio di giustizia dei
ragazzi, il loro entusiasmo, la loro voglia di fare del bene si scontrano
spesso con quella parte della società che è traditrice e che vuole far vincere
i più furbi e i più forti.
Esiste sicuramente, da parte di tanti giovani,
il desiderio di costruire un mondo pulito, onesto, sincero, basato su valori
autentici. Ma fino a che punto i ragazzi hanno la libertà di esercitare questa
loro naturale tendenza al bene?
Il libro analizza, con un linguaggio semplice,
diversi temi legati al mondo dei ragazzi: l’amore, la famiglia, lo studio, lo
sport, i viaggi, la fede, il lavoro, la politica, il tempo libero, la vita
virtuale su internet, la violenza, la sofferenza, l’incomunicabilità, la
dittatura dell’insoddisfazione.
L’obiettivo è quello di lanciare un forte messaggio
di speranza e di fiducia nei confronti nelle nuove generazioni.
Io credo nei giovani. Credo nel loro immenso
sguardo. Credo nel loro entusiasmo e nel loro desiderio d’accogliere la
proposta del bene, della bellezza e delle virtù più autentiche, perché questo è
ciò che hanno scritto nel proprio cuore.
Perché
questa attenzione ai giovani? Non nasconde la moda del giovanilismo?
Il rischio di fare del giovanilismo è sempre dietro
l'angolo. E' lo stile freddo e distaccato di chi
studia i giovani dall’alto di una cattedra, per catalogarli, metterli in
qualche statistica, senza mai scendere tra di loro. E’ necessario, invece,
vivere il contatto con i ragazzi. Essere “sulla strada” e interrogarsi sulle
motivazioni profonde che sono alla base di certi meccanismi sociali. Altrimenti
si resta tra le nuvole.
Che
cosa intorbida lo sguardo ai giovani d'oggi?
Oggi, purtroppo, c’è una tendenza a dipingere il mondo a
tinte scure, come se fosse irrimediabilmente corrotto. Nell’aria c’è un
sentimento di rassegnazione e di pessimismo diffuso, che spinge i ragazzi a
considerare la vita una specie di giungla in cui trionfano i più forti.
Molti giovani sono sfiduciati. Non credono più nella
famiglia, nella politica, nella religione, nell’amore, nell’onestà, nella lealtà,
nella legalità. Alcuni si chiedono: “Perché dovrei comportarmi bene, se tutto
il mondo è malato e cattivo? Chi me lo fa fare? E’ meglio essere furbi ed
adeguarsi ai tempi”.
Questo tipo di ragionamento rischia di rovinare il futuro
delle nuove generazioni, spesso deluse e disilluse, a volte rinchiuse in un
guscio di oscurità e di disfattismo autolesionista.
Nel
passato si è occupato di rock satanico, di droghe, di dipendenze: come vede la
situazione oggi? Che mondo trovano i giovani?
Nel mio libro sottolineo che oggi sono tante, purtroppo, le
occasioni in cui i giovani vengono traditi, usati, strumentalizzati,
schiavizzati, indottrinati, manovrati, calpestati nella loro dignità di esseri
umani. Il cammino della gioventù è disseminato di trappole lasciate in giro
dagli adulti. E’ come se i ragazzi fossero costretti a muoversi continuamente
in un campo minato, pronto ad esplodere e a lasciare ferite profonde.
Pensiamo, ad esempio, a che cosa accade durante il fine
settimana in certi locali da ballo. La discoteca, di
per sé, rappresenta una risposta a un sano e giusto desiderio dei giovani:
quello di riunirsi per trascorrere qualche ora in allegria, incontrando altri
amici.
Questo è il punto di partenza. Il punto
d’arrivo, purtroppo, è spesso devastante. Si inizia con un semplice desiderio
di ballare, e si finisce con il consumare droga o morire in automobile, sulla
strada del ritorno a casa.
Questo accade perché la sana voglia di
divertimento dei ragazzi viene tradita da persone senza scrupoli che gestiscono
i loro locali in modo irresponsabile. Creano ambienti pericolosi, facendo finta
di non vedere ciò che accade nelle proprie discoteche.
L’obiettivo di certe persone è uno solo:
arricchirsi sulla pelle dei ragazzi, sfruttarli, spremerli, succhiare la loro anima
e ridurli ad uno stato bestiale. Non hanno alcuna stima dei giovani. Vogliono
semplicemente strumentalizzarli per far crescere il proprio conto in banca.
Ma
questi problemi di cui parla non sono oggi comuni anche ai... meno giovani?
Sicuramente sì. Adulti e giovani, oggi, hanno in comune
tanti problemi. Pensiamo, ad esempio, alla solitudine. Tante persone sole,
oggi, si chiudono nel guscio di internet e finiscono per crearsi una vita
virtuale, fuggendo dalla realtà. Questo accade ai giovani e agli adulti
indistintamente.
Oppure pensiamo alla tentazione di assomigliare ai falsi
modelli materialisti proposti da un cattivo uso della televisione. E' una
trappola in cui finiscono i giovani, ma anche gli adulti. Tempo fa ero al mare.
Vedevo una mamma che rimproverava la figlia perché voleva leggere un giornalino
che lei riteneva stupido, superficiale. Aveva ragione. Ma poi lei, sotto
l'ombrellone, leggeva i soliti settimanali di pettegolezzi.
Quali
sono le sfide principali nell'educazione oggi?
La sfida principale, secondo me, è quella di mostrare che la
scelta del bene può esistere davvero. Non è un'utopia. E' possibile costruire
un mondo diverso, migliore, con lo sforzo di tutti. Ma questo deve cominciare
dalla nostra vita. Anzi, dalla mia vita. E' inutile lamentarsi e dire che il
mondo fa schifo. Proviamo a cambiarlo con il nostro impegno, prima di metterci
sul piedistallo e sottolineare gli errori degli altri.
Come giornalista, sento molto la sfida di usare bene i mezzi
di comunicazione. Purtroppo, oggi, i mezzi di comunicazione tendono a dare poco
spazio al bene, rispetto alle tonnellate di carta di giornale e di servizi
televisivi dedicati al male: corruzione, omicidi, scandali, violenze e
brutalità di ogni genere.
Eppure basterebbe guardarsi intorno
per accorgersi che esistono tante bellissime storie che possono dare il buon
esempio, senza miracoli o azioni spettacolari. Si tratta, semplicemente, di
testimonianze di gente comune, che ha saputo illuminare il mondo con un piccolo
gesto d’amore, offerto lungo il cammino della vita quotidiana. Una vita non
sempre facile, caratterizzata spesso da cadute, difetti, incertezze, paure e
fragilità. Ma che può, ugualmente, rappresentare un esempio significativo per
le nuove generazioni, diffondendo ottimismo e speranza.
Nel mio libro parlo del bellissimo
esempio che danno tanti genitori: un padre che torna a casa, la sera, stanco,
ma è pronto a giocare con il proprio bambino. Oppure penso al sorriso di una
mamma mentre prepara la cena e mette il sale nella pasta. Gesti semplici, ma
importantissimi.
Come aiutare i ragazzi ad avere uno sguardo immenso e limpido?
Prima di scagliare pietre contro i giovani bisognerebbe chiedersi:
quali valori siamo stati in grado di trasmettere loro, in questi ultimi anni?
Li abbiamo aiutati a coltivare le virtù umane, oppure abbiamo favorito una
condizione di resa e di appiattimento?
La grande speranza per il futuro è proprio
questa: avere il coraggio di stimolare nei ragazzi una cultura veramente
diversa e controcorrente. Una cultura orientata all’impegno, alla giustizia,
al rispetto di ogni essere umano.
Nessuno deve sentirsi escluso da questo percorso di rinnovamento,
perché i primi a dover dare l’esempio sono proprio gli adulti. Se non c’è il
buon esempio, non può esserci alcun tipo di educazione. Dare un esempio non
significa essere sempre perfetti. Questo, probabilmente, è impossibile. Tutti
noi siamo fragili e possiamo commettere errori. Ma si può dare il buon esempio
anche riconoscendo i propri errori e le proprie fragilità.
Al tempo stesso, io mi aspetto che i ragazzi siano disposti a
dialogare e ad ascoltare, con rispetto, chi ha qualche anno in più. Altrimenti
si cade nell'errore di voler distruggere ogni cosa del passato, nel nome della
“novità”. Ma non è così che si può cambiare il mondo.
Può
darci tre consigli semplici e brevi per le famiglie di oggi, per aiutarle ad
essere felici.
Ascoltarsi. Sapersi comprendere e perdonare. Accettare i
propri limiti e non sognare una famiglia idealizzata, come quella che si vede
negli spot pubblicitari. Una vita felice è possibile, anche senza quella
merendina o quel modello di telefono cellulare, senza le vacanze esotiche o
l'automobile rombante. Una famiglia felice è possibile se si recupera il valore
della sobrietà e delle cose semplici, con l'impegno di tutti.
giovedì 12 aprile 2012
Il bene dei figli - Our kids' wealth
I had the
chance to attend to the unofficial presentation of the new book written by
Mariolina Migliarese (by the way non-Italian friends: if you can in some way
ease a translation and publication of her two books in your languages, please
do not miss the opportunity to be able to read these wise texts). We were
cosily sit in a wonderful sitting room in one of the smartest house in downtown
Milano, in a familiar environment much more close to a friendly conversation in
a mild night around the campfire than an austere conference in a cold congress
room.
That’s why
I took a lot of notes that will share to with you in the following weeks, being
pretty sure there is a lot to learn and apply in what she said.
Let’s get
started: the first hint I’d like to discuss how to regain the firmness required
to educate our kids. Without assertiveness, an healthy one, there is no
authoritativeness neither then education.
Parents
suffer their lack of steadiness, they discover the pain caused by their
shortage of firmness when they are not able to get what they want from the
kids, and usually the conflict breaks out when the matter is really relevant.
Actually
this is their fault, our fault. It’s one of those simple cases where the
responsibility is easy to find and you risk no mistake in identifying who is to
blame.
Essentially we taught them to negotiate and impose
their will in any situation almost since they were born: and they learnt it
quickly and efficiently.
We tend to
involve them in any decision of the family, from the beginning: “Jimmy are we
going to grandma’s house today?
What you want to eat? Do you want to go to sleep now? Do you want to
clear up your room?”
We are
mistaking orders with advises, even worst: requests.
How do you
think a two years old kid will answer to these questions? Is he really capable
to understand the questions and the implications? Isn’t he still unable to
dominate his passion?
Is he able
to sort good from evil?
Now there
is one situation when we do not ask or try to find commitment: when we walk on
the road and our baby run away and try to cross the street putting himself in
danger, then we discover what firmness is and what acting quickly and
resolutely actually means.
Why that?
Because we have a clear mind about is good for him.
That is the
same kind of approach we need to apply in each and every situation.
What
Mariolina suggests is that we fail our duty because today it’s not easy to be
convinced of our actions. And that because we are afraid of many things.
Which ones
in your opinions?
Testo in italiano
Ho avuto l'opportunità di assistere alla presentazione
ufficiosa del nuovo libro scritto da Mariolina Migliarese, che ha avuto luogo
nel sublime salotto di una delle più eleganti case nel centro di Milano,ovviamente
ospiti di persone squisite e generose, in un ambiente familiare, molto più
vicino ad una conversazione amichevole in una notte mite attorno al fuoco che a
una conferenza austera in una fredda sala congressi.
Ecco perché ho avuto l’opportunità di raccogliere un sacco
di appunti che condividerò con voi nelle prossime settimane, essendo decisamente
sicuro che ci sia molto da imparare ed ancora di più da applicare in quello che
Mariolina ha detto.
Cominciamo: il primo suggerimento che vorrei affrontare è su
come riconquistare la fermezza necessaria per educare i nostri bambini. Senza
una sana assertività, non c'è autorevolezza né istruzione.
I genitori non riescono ad essere fermi ed autorevoli, e si
rendono conto del dolore causato dalla loro mancanza di fermezza perchè non
sono in grado di ottenere ciò che vogliono dai bambini. E di solito il
conflitto scoppia quando la questione è davvero rilevante.
In realtà questo è colpa loro, colpa nostra. E' uno di quei
casi semplici in cui la responsabilità è facile da trovare e si rischia di non
commettere errori nell'individuare chi è il colpevole.
In sostanza abbiamo insegnato ai nostri figli a negoziare e
imporre la loro volontà in qualsiasi situazione, quasi da quando sono nati: e
loro hanno imparato in modo rapido ed efficiente.
Tendiamo a coinvolgerli in ogni decisione della famiglia,
fin dall'inizio: "Carlo andiamo a casa della nonna oggi? Cosa vuoi
mangiare? Vuoi andare a dormire? Vuoi mettere in ordine la tua stanza? "
Abbiamo confuso gli ordini con consigli, o peggio: suppliche.
Come pensate che un bambino di due anni risponderà a queste
domande? E 'davvero in grado di capire le domande e le relative implicazioni?
Non è forse ancora incapace di dominare le sue passioni?
È in grado di distinguere il bene dal male?
Ora c'è una situazione in cui non chiediamo o cerchiamo di
trovare dell'impegno: quando camminiamo per la strada e il nostro bambino scappa
e cerca di attraversare la strada mettendosi in pericolo, allora scopriamo ciò
che la fermezza è e ciò che realmente significa :agire rapidamente e con
decisione. Senza sconti. Senza vacillare.
Perché questo? Perché abbiamo in mente in modo chiaro cosa è
bene per lui.
Questo è lo stesso tipo di approccio che abbiamo bisogno di
applicare in ogni situazione.
Ciò che Mariolina suggerisce è che non riusciamo nel nostro
dovere poiché oggi non è facile essere convinti delle proprie azioni, perché
abbiamo paura di molte cose.
Quali sono queste paure secondo voi?
p.s. Mariolina presenterà il suo nuovo libro La coppia imperfetta lunedì 16 aprile alle ore 21.00 presso la scuola Monforte di via Zanoia a Milano.
lunedì 9 aprile 2012
Bambini al cinema - Kids at the movie
Ospitiamo un post di/Guest post by
Chiara Pugni
Chiara Pugni
La versione italiana è qui sotto, scorrere per raggiungerla, Grazie
Friday night,
Milan, at the cinema. I’m here to watch a movie: “A star is born”. The plot is
quite Simple plot: the son of a normal married couple plays as main character
in a porn movie for fun and money, and he discovers a possible career in
pornography. His parents find out the movie and they seem not to be as happy as
their son.
That’s it.
Everything revolves around this episode, also all the jokes.
We won the
tickets… so…why not?
Once in the
room I notice something that leaves me speechless: in the seat next to mine I
see a little girl, not older than 10 years , sitting next to her father and her
brother, older than her. Not too much actually.
Well, I
wonder how a father can bring a child of that age to a movie already knowing
what it’s about, the trailer shows very well the plot! But there is more than
that.
In fact I
had set my mind at rest and I thought that maybe they were watching it by accident: they wanted to see another
movie but finding no seat they had been hijacked on this “Italian masterpiece”.
The movie starts and I only hope to see not so much “hard and uncomfortable”
scenes to maintain the integrity of that little girl next to me. But I was
wrong, not about the movie, but about the girl’s integrity: she laughed at all
the malicious jokes in the movie … not kidding … everyone! When you are nine
years old you can’t understand jokes centered on sexual matters! At nine years
old should be laughing with the jokes the Ice Age, with something more suited
to an early age, you should laugh at scenes of thrown pies, dogs talking and so on.
I don’t
know what to think of this episode, I don’t know if it was just a rare case of
an early child, or if all her
peers would have the same reactions. I just know that I didn’t like or
approve what I saw. Synonymous with a society that do not work?
Venerdì sera, Milano, cinema. Film in sala “E’ nata una star”. Trama banale e monotematica: il figlio di Littizzetto e Papaleo gira un film porno per divertimento e soldi, e scopre una possibile carriera nel mondo della pornografia, i genitori lo scoprono e tutto ruota intorno a questo filmino, anche la maggior parte della battute. Ci hanno regalato i biglietti e perché buttarli via. Una volta entrata in sala però mi accorgo di una cosa che mi lascia senza parole: nel posto accanto al mio vedo seduta con un panino in mano niente di meno che una bambina, massimo 10 anni, con papà e fratello più grande ma non di tanto.
Come si fa, mi chiedo, a portare una bambina di quell’età, quindi massimo quinta elementare/prima media, a vedere un film che già dal trailer sai di che cosa parlerà per tutti i 180 minuti circa di durata? Ma non è finita qui. Infatti mi ero messa il cuore in pace e avevo pensato che magari erano capitati li per caso, che volevano vederne un altro e poi, trovando il pienone, fossero stati dirottati su questo capolavoro italiano. Inizia il film e bella tranquilla spero solo che non ci siano scene troppo “forti” per mantenere integra la purezza di una bimba così piccolina. Invece mi sbagliavo, ma non sulla quantità di scene sconce ma sulla purezza della bambina: ha riso a tutte le battute maliziose presenti nel film, a tutte! A nove anni non puoi ridere di gusto con battute centrate su argomenti sessuali, vuole dire che le capisci! A nove anni bisognerebbe ridere con le battute dell’Era Glaciale, con cose più adatte alla tenera età, bisognerebbe ridere a scene di torte in faccia, cani che parlano e via dicendo. Non so cosa pensare di questo episodio, non so se è stato solo un caso raro di bambina precoce, o se tutte le sue coetanee avrebbero avuto le stesse reazioni. So solo che quello che ho visto non mi è piaciuto. Sinonimo di società che non funziona?
venerdì 6 aprile 2012
Le donne della Monforte: in collaborazione con Faes Milano
Next english & italian post
Monday April 9th
Happy Easter
Con piacere pubblichiamo il post apparso nella pagina news di FaesMilano
Le donne della
Monforte
Interviste ad ex alunne del liceo
classico Monforte.
Iniziamo oggi a
pubblicare interviste con ex-alunne del nostro liceo, che hanno avuto successo
nella vita. E’ importante capire che cosa intendiamo per successo: non tanto
una folgorante carriera, semmai piuttosto il raggiungimento di un sano
equilibrio tra l’attività professionale e la vita di famiglia. Ancora di più:
persone felici che sono convinte di avere trovato il giusto senso nella loro
vita.
La prima della nostra carrellata è
Raffaella
Aliprandi
Sposata,
madre di Beatrice, filosofa ormai solo per hobby, lettrice appassionata e professionista con 13 anni
di esperienza maturata nel settore finanziario nell’ambito delle risorse
umane, della comunicazione, dell’identità e della cultura aziendale, della
responsabilità sociale d’impresa e della sostenibilità
1)
Il liceo Monforte primo classico di Milano secondo la Fondazione Agnelli: che
impressione le ha fatto questa notizia?
Misurare
la qualità di una scuola è un esercizio complesso, ma anche incredibilmente
affascinante. Ci induce a interrogarci sugli elementi distintivi che
qualificano l’offerta formativa. Mi piace molto l’idea di affrontare la
questione a partire dal risultato conseguito dagli studenti nel loro percorso
universitario, come a dire che è il prodotto finale che fa la differenza.
La
pole position conquistata dal Liceo Monforte sulla piazza di Milano mi
ha fatto riflettere sul fatto che ho goduto di un privilegio per nulla
scontato: ho condiviso i miei anni di formazione con tante “teste brillanti”.
L’apprendimento è senz’altro favorito da un contesto intellettualmente
stimolante.
2)
Che cosa le ha dato in particolare di positivo la Monforte che le è servito per
la sua crescita personale e professionale?
Mi
ha insegnato quanto è importante saper fare le “domande giuste”.
Sono
le domande che muovono il mondo, che guidano le decisioni grandi e piccole che
siano, che ci spingono a metterci sempre nuovamente in ricerca e ci mostrano
che non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo.
3)
Scuola omogenea femminile: un vantaggio o uno svantaggio? perché?
Personalmente
mi definisco “agnostica” rispetto alla questione. Considerando l’esperienza personale
che ho vissuto, non riesco a vederci un vantaggio, né tanto meno uno
svantaggio.
In
linea generale credo che la ricchezza del confronto sia direttamente
proporzionale alla varietà e alla diversità di punti di vista, esperienze,
prospettive. Sono senza dubbio una sostenitrice del valore della diversità,
quando si parla di apprendimento per gli adulti, materia di cui mi sono
occupata in ambito professionale.
4)
Può condividere un breve ricordo, un episodio, della sua vita scolastica?
Le
lezioni di filosofia: appassionate discussioni guidate dalle domande che
stavano a cuore a noi studenti
La
tutor: una sorta di “coach” che sosteneva la crescita personale a partire dalle
specificità di ciascuno studente
La biblioteca: uno spazio dove viaggiare con la
mente
mercoledì 4 aprile 2012
La strada spianata - Streight ahead
Prossimo post venerdì 6 aprile
Next post april 6th
La versione italiana è qui sotto, scorrere per raggiungerla grazie
La versione italiana è qui sotto, scorrere per raggiungerla grazie
Weird encounters. I’ve been asked to talk about how the present crisis affect the work-family life balance and I ended up suggesting to give tasks to kids in order to prepare them to the unevenness that life will eventually offer them and also to teach that you need to contribute to your family life. I face the fierce resistance of a grandmother who, with a lot of severe elegance, told me that she strongly disagreed with what I said and that she stoutly believes that kids should not be oppressed with duties and tasks.
Let’s think about. I believe here there is a major point to discuss.
Which is the goal of both positions and which will be the consequences of these two different approaches to life and education.
I believe the lady want to preserve her two nephews, smooth out the path for them, avoid any coarseness, any pain from their life. I can understand. It’s a dream we all have: for us and for our kids.
But life is different. It’s not a nice stroll in a wonderful garden in a mild climate rich of sunshine. It’s much more close to a quest in a wild forest where you have to cut your path in a tangle of thorny bush fighting against mosquitoes in wet and hot conditions. And it’s raining all the time.
So protect kids that way will just have one consequence: forward them the wrong idea that they do not have to work hard in life, that will have all they want in a click, that someone will always provide them any solution.
Is that what we want?
Surely not. But sometime we do not consider the link between what we want and how we act.
How could we overcome this inconsistency?
Si fanno strani incontri. Mi è stato chiesto di parlare in una parrocchia per guidare una riflessione su come l’attuale crisi stia influendo sull’equilibrio lavoro-vita familiare e sono finito a fare un accenno su come sia importante affidare incarichi ai figli per aiutarli ad affrontare le ruvidità che la vita presenterà loro, capire il senso del lavoro e della responsabilità, e sentirsi partecipi alla vita di famiglia.
E mi sono trovato a gestire la feroce resistenza di una nonna che, con severa eleganza, disapprovava energicamente ciò che avevo appena detto affermando di essere profondamente convinta che i bambini non debbano essere oppressi con compiti e doveri fosse anche svuotare la borsa da calcio e mettere a lavare gli indumenti sporchi.
Pensiamoci su un attimo, riflettiamo su questo punto che ritengo molto importante.
Qual è lo scopo di queste due posizioni e quali le conseguenze di questi due diversi approccio alla vita e all’educazione?
Credo che la signora desiderasse difendere i suoi due nipotini, spianare il percorso per loro, evitare loro ogni inciampo, difficoltà, sofferenza. Lo comprendo. E’ un sogno che ognuno di noi ha: per noi e per i nostri figli una vita senza spine.
Ma la vita è differente: non è una piacevole passeggiata in un giardino curato in una mite giornata di sole. E’ più simile ad un’avventura in una foresta di rovi dove bisogna farsi strada a colpi di machete combattendo contro la natura, le zanzare. E fa caldo ed è umido. E generalmente piove sempre.
Ne consegue che proteggere i nostri figli in quel modo non può che condurre ad una fine scontata: trasmettere loro l’idea errata che non dovranno mai far fatica nella vita, che avranno tutto con un click, che qualcuno sarà sempre lì a proteggerli. La strada diretta dalla bambagia ai bamboccioni.
È questo che vogliamo?
Sicuramente no. Ma talvolta non consideriamo il legame tra ciò che vogliamo e come agiamo.
Come possiamo curare questa incoerenza?
lunedì 2 aprile 2012
A lot of confusion - azione o confusione?
Prossimo post mercoledì 4 aprile
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La versione italiana è qui sotto, scorrere per raggiungerla grazie
I met a group of nursery school teachers (taking care of babies from 2 to 5 years old) to discuss about how they can help parents in their tough duty.
It seems that the new generation of parents are quite confused about what they have to do –I mean operational stuff, methodology- and some of them, let’s say the most part, paradoxically quite firm on what and why should be done. Usually, and unfortunately, they are even much more confused about that. And therefore jeopardize the future of their kids.
My question is why on earth that happened? Why these new parents are so confused to believe that anything that make their kids a sort of tyrant will in the end produce a good citizen and represents the best educational methodology?
I fear that the answer could be in the challenge that education obliges to face: educate our kids actually means and implies to take responsibility. We have to decide what is good and what is not for our kids. Even much more undeniable and challenging: we have to decide what is good what is evil. Therefore we need to have a clear idea of what that means in our lives, what in the end good is, and live our life accordingly.
This is why we end up just trying to solve the “how can I” questions. Much more easy to stick to the action plan.
Unfortunately no action plan can provide a meaning and without a true founding meaning no action plan can be planned: why should I be firm and send my kid to bed at the time we have established? If he starts moaning why should I not concede what he’s asking for, therefore winning his smile for me?
Now the problem is: how can we reprogram this society with new values, that can be the old ones, that can save us from confusion and in the end dissolution?
Versione Italiana
Ho incontrato un gruppo di insegnanti di scuola materna (che si prendono cura dei bambini da 2 a 5 anni) per discutere su come possono aiutare i genitori nel loro difficile compito educativo.
Sembra che le nuove generazioni di genitori siano abbastanza confuse su ciò che devono fare-voglio dire proprio sulle cose operative, sulla metodologia: alimentazione, pannolini, sonno, psicomotricità- e alcuni di loro, diciamo la maggior parte, paradossalmente molto convinti e irremovibili su cio che (e perché) va fatto. Drammaticamente di solito su questi punti sono purtroppo anche molto più confusi. E quindi mettono a repentaglio il futuro dei loro figli.
La mia domanda è: perché è successo? Perché questi nuovi genitori sono così confusi da credere che tutto ciò che renda i loro figli una sorta di tiranno, alla fine, produrrà un buon cittadino e rappresenti la migliore metodologia educativa?
Temo che la risposta potrebbe essere nella sfida che l'educazione impone di affrontare: educare i nostri figli in realtà significa e implica assumersi una responsabilità. Dobbiamo decidere cosa è bene e cosa non lo è per i nostri bambini.
Non basta: la responsabilità è anche molto più irrinunciabile e sfidante: dobbiamo decidere ciò che è bene ciò che è male. Quindi abbiamo bisogno di avere un'idea chiara di ciò che questo significa nella nostra vita, ciò che alla fine è buono, e vivere la nostra vita di conseguenza.
Potrebbe essere troppo per questa nostra epoca.
Questo è il motivo per cui finisce solo cercando di risolvere le questioni del tipo "come faccio". Molto più facile attenersi al piano d'azione. Purtroppo nessun piano d'azione in grado di fornire un significato e senza un significato fondante un vero piano d'azione non può essere progettato: perché dovrei essere fermo e spedire mio figlio a letto, allo scoccare del minuto stabilito? Se inizia a piagnucolare perché non posso cedere conquistando il suo sorriso?
Ora il problema è: come possiamo riprogrammare la società con nuovi valori, che potrebbero anche essere quelli vecchi, che ci salvino dalla confusione e dalla dissoluzione finale?
I met a group of nursery school teachers (taking care of babies from 2 to 5 years old) to discuss about how they can help parents in their tough duty.
It seems that the new generation of parents are quite confused about what they have to do –I mean operational stuff, methodology- and some of them, let’s say the most part, paradoxically quite firm on what and why should be done. Usually, and unfortunately, they are even much more confused about that. And therefore jeopardize the future of their kids.
My question is why on earth that happened? Why these new parents are so confused to believe that anything that make their kids a sort of tyrant will in the end produce a good citizen and represents the best educational methodology?
I fear that the answer could be in the challenge that education obliges to face: educate our kids actually means and implies to take responsibility. We have to decide what is good and what is not for our kids. Even much more undeniable and challenging: we have to decide what is good what is evil. Therefore we need to have a clear idea of what that means in our lives, what in the end good is, and live our life accordingly.
This is why we end up just trying to solve the “how can I” questions. Much more easy to stick to the action plan.
Unfortunately no action plan can provide a meaning and without a true founding meaning no action plan can be planned: why should I be firm and send my kid to bed at the time we have established? If he starts moaning why should I not concede what he’s asking for, therefore winning his smile for me?
Now the problem is: how can we reprogram this society with new values, that can be the old ones, that can save us from confusion and in the end dissolution?
Versione Italiana
Ho incontrato un gruppo di insegnanti di scuola materna (che si prendono cura dei bambini da 2 a 5 anni) per discutere su come possono aiutare i genitori nel loro difficile compito educativo.
Sembra che le nuove generazioni di genitori siano abbastanza confuse su ciò che devono fare-voglio dire proprio sulle cose operative, sulla metodologia: alimentazione, pannolini, sonno, psicomotricità- e alcuni di loro, diciamo la maggior parte, paradossalmente molto convinti e irremovibili su cio che (e perché) va fatto. Drammaticamente di solito su questi punti sono purtroppo anche molto più confusi. E quindi mettono a repentaglio il futuro dei loro figli.
La mia domanda è: perché è successo? Perché questi nuovi genitori sono così confusi da credere che tutto ciò che renda i loro figli una sorta di tiranno, alla fine, produrrà un buon cittadino e rappresenti la migliore metodologia educativa?
Temo che la risposta potrebbe essere nella sfida che l'educazione impone di affrontare: educare i nostri figli in realtà significa e implica assumersi una responsabilità. Dobbiamo decidere cosa è bene e cosa non lo è per i nostri bambini.
Non basta: la responsabilità è anche molto più irrinunciabile e sfidante: dobbiamo decidere ciò che è bene ciò che è male. Quindi abbiamo bisogno di avere un'idea chiara di ciò che questo significa nella nostra vita, ciò che alla fine è buono, e vivere la nostra vita di conseguenza.
Potrebbe essere troppo per questa nostra epoca.
Questo è il motivo per cui finisce solo cercando di risolvere le questioni del tipo "come faccio". Molto più facile attenersi al piano d'azione. Purtroppo nessun piano d'azione in grado di fornire un significato e senza un significato fondante un vero piano d'azione non può essere progettato: perché dovrei essere fermo e spedire mio figlio a letto, allo scoccare del minuto stabilito? Se inizia a piagnucolare perché non posso cedere conquistando il suo sorriso?
Ora il problema è: come possiamo riprogrammare la società con nuovi valori, che potrebbero anche essere quelli vecchi, che ci salvino dalla confusione e dalla dissoluzione finale?
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