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lunedì 23 aprile 2012

Making mistakes - Del commettere errori


Next post Wednesday April 25th  
Prossimo post mercoledì 25 aprile

Testo in italiano qui sotto - 
scorrere per trovarlo - grazie






Some post ago we talked about what parents fear.  To start going deeper let’s first list them again, as Mariolina Migliarese our favorit psychiatrist uses to define them, so that we could be able to understand better each of them

1)   we fear to make mistakes, to hurt our kids because we take wrong decisions
2)   we fear for their health: diseases, risks, wrong friends, wrong places…
3)   we fear to lose their love, their appreciation
4)   we fear to impose them our values, what we believe in
5)   we fear they can suffer in any way, especially frustration

They are listed in a sort of (il)logical way, being the fear to make mistake the “in the beginning…” terror that terrify and petrify a huge number of parents.
To overcome this frightening nightmare let’s start to consider why we are obsessed with that and which are the consequences of it.
We do love our kids, greatly: since when they are just born till… well… till the end. Our end. So we do not what to hurt them and since nowadays we are so fragile, oppressed by a lot of self-calling  experts that state what we have to do and claim what we don’t, we are very confused about dos and donts. Every decision seems to have a bad effect on our kids and hurt them.
So we prefer to give up: no decision seems better that hurting decision.

Actually it’s not.

Mariolina suggests to consider two main areas of reflection:
a)    consequences: kids could seem to be pleased by their parents’ inaction, but in reality they tend to consider this withdrawal as a clear sign of lack of love, absence of attachment. You do not want to risk for me, therefore you do not love.
b)   Are we intimately sure that we do not want to take decision because we do not what to risk to avoid hurting our kids? Couldn’t it be because we cannot resist without having their full and evident approval, which our decision could deny us? Why this? Because usually our decisions imply refusals, we have to say no. And we are afraid of losing their love, their appreciation. And this is a selfish fear.
Actually, loving and educating kids means being responsible for them, provide –and teach them to discover- what it’s good and what is right. We need therefore to take decision for them, we should not seek perfection, but hunt for their good.
What do you think about?


Testo in italiano







Qualche post fa abbiamo ripreso una conversazione di Mariolina Migliarese che presentava le principali paure dei genitori. Per riprendere il tema partiamo elencando qui di seguito quali sono, secondo la psichiatra infantile, le nostre paure prima di discuterle una alla volta.

1) abbiamo paura di sbagliare, di ferire i nostri bambini perché prendiamo decisioni errate
2) temiamo per la loro salute: le malattie, i rischi, gli amici errate, posti sbagliati...
3) abbiamo paura di perdere il loro amore, il loro apprezzamento
4) abbiamo paura di imporre i nostri valori, ciò in cui crediamo
5) abbiamo paura di farli soffrire in qualche modo, soprattutto abbiamo paura che provino frustrazione.

Quest’elenco segue una sorta di filo (il)logico, dato che la paura di commettere errore sta, come dire, “in principio….” rispetto a tutte le altre, e si tratta di un terrore capace di pietrificare e congelare molti genitori.
Per superare questo terrificante incubo iniziamo a capire perché ne siamo ossessionati e quali siano le conseguenze di questo timore.
Amiamo i nostri fili. Sempre. Da appena nati sino… alla fine. La nostra fine. E non vogliamo ferirli assolutamente. E oggi siamo così fragili perché siamo oppressi da un crescente mumero di esperti che pretende di dirci che cosa fare mentre afferma categoricamente cosa non dobbiamo fare. E spesso questi comandamenti variano in un breve lasso di tempo da un opposto all’altro. Siamo molto confusi. Sembra che qualunque decisione finisca per ferire i figli.
Quindi meglio rinunciare, lasciar perdere e non agire. Non decidere appare la soluzione ideale, quella che non ferisce.
In realtà è proprio il contrario.
Mariolina suggerisce di riflettere su due punti in particolare:
a)    conseguenze: i figli possono anche sembrare lusingati da questa assenza di azione, ma in realtà considerano questa fuga una diserzione, un chiaro segnale di mancanza di affetto, di amore. Non vuoi rischiare per me? Non vuoi metterti contro di me? Non vuoi fissarmi dei limiti? Allora non ti interessa nulla di me, non mi ami.
b)   Siamo poi proprio così sicuri di non voler prendere decisioni per non ferire i nostri figli? Non sarà mica che, nel profondo del cuore, sotto sotto, ciò che ci interessa è di non perdere audience, gradimento, approvazione? Perché in fin dei conti prendere decisioni il più delle volte significa negare, rifiutare, respingere: dire di no. E questo comporta ruvidità, reazioni. E scatena la nostra paura di perdere il loro amore, di non essere amati. Che è un terrore egocentrico ed egoistico.
A dire il vero, educare (amare) i figli comporta prendere decisioni per loro, assumersi la responsabilità di scegliere, mostrare ed insegnare che cosa sia il bene, che cosa sia giusto. Dobbiamo prendere decisioni per loro: non cerchiamo la perfezione, commetteremo errori e inevitabilmente li feriremo, li deluderemo forse anche. Ma nella ricerca del bene queste ferite sono inevitabili e spesso utili.

sabato 21 aprile 2012

Sabato italiano: i voti servono?

Sabato Italiano: il post solo nella lingua del Belpaese
Italian Saturday: only for Italian speaking readers



Next english post Monday April 23rd - 
Prossimo post lunedì 23 aprile




Ha tenuto banco nelle ultime settimane questa vicenda dei voti nelle scuole. La proposta è di abbattere i voti bassi, quelli che umiliano.
Com’era da attendersi le reazioni sono state molte, e rigidamente asserragliate su posizioni opposte: feroce rigetto o entusiastica adesione.
Da un lato chi sostiene che bruttissimi voti rafforzano il carattere, dall’altro chi è convinto che si limitino solo ad umiliare e a gettare nella disperazione.
Conviene ragionare, partendo dalle condizioni al contorno.
È sicuro che le generazioni più giovani -non stiamo qui ora a vedere perché limitiamoci a constatarlo- hanno una capacità di resistere alla frustrazione decisamente scarsa. Pressochè inesistente. E’ un male, certo. E bisogna darsi da fare per alzare il minimo. Perché la vita è dura e quello che conta è saperla affrontare, saper superare le frustrazioni.
Ecco il punto. Appioppare un 2 aiuta? O invece è un segnale per lasciar perdere? Per scatenare magari un genitore incapace di distinguere tra ignoranza (del figlio) e malafede (dell’insegnante)? I ragazzi di oggi sanno trarre esperienza dal voto bassissimo per crescere? Temo di no.
Il che non significa che allora si debbano dare sufficienze a tutti sempre. Cadremmo nell’errore opposto. Significa che forse fermarsi al 4 sia un compromesso tra una giusta, e doverosa, severità, e lo stimolo a riprendersi. Anche perché, a orecchio, non è che abbondino i 10 per fare paio con un 2 e raggiungere la media del 6.
Se lo scopo è quello di invitare ad un maggiore impegno, ad una applicazione; se lo scopo è mandare un segnale non solo didattico ma anche educativo, allora forse un 2 è decisamente un voto sbagliato.
E voi che ne dite?
giovedì 19 aprile 2012

Roomeeffoc Thursday: educational slapping - Lo schiaffo educativo

Roomeeffoc Thursday 
The provoking post

Giovedì Roomeeffoc
La provocazione per riflettere



Next english post Monday April 23rd - 
Prossimo post Sabato Italiano 21 aprile

Testo in italiano qui sotto - grazie







It’s so politically incorrect that you cannot find the news on the web. I just have a photocopy of the original article appeared on the weekly magazine of the Corriere della Sera. Well, actually I found it on the net, but not the article, the full magazine in a pdf format, and the text I’d like to talk to is in the last page. By Aldo Grasso.
What surprised me is not what he wrote, that I actually agree with, but the fact that no one attacked him for what he wrote.
He said that well a slap, a buffet, well it’s not such a mistake, you can use them with kids as a support in education.
Don’t start complaining or aggressing him or me. Please listen. We are inside the Mooreeffoc shield, where we can use paradox, provocation as a mean to discuss and reason and reach a higher level of awareness. All of us.
None of us is saying that you have to be violent in education. Neither that you are allow to use violence. What he said, and I agree, is that sometime you might need to be very firm, and that kind of firmness sometime requires blunt answers. And a slap could be one.
I would like to differentiate violence from steadiness. If you kid were in danger you  would act immediatley and firmly, maybe tugging her/him to take her/him off the street. Isn’t that violence? Well in some way. If you use to tug your kid everytime, that would be violence. It’s the context that makes the difference. Is the goal that makes the difference. Are you acting for her/his good, healthy or just to blow off?
The problem is: what do we mean for our kids’ good?

Testo in italiano


È così politicamente scorretto che non è possibile trovare la notizia sul web. Ho solo una fotocopia dell'articolo originale apparso su Sette settimanale del Corriere della Sera. Beh, in realtà l'ho trovato in rete, ma non l'articolo, la rivista completa in formato pdf, e il testo di cui mi piacerebbe parlare è nell'ultima pagina. Di Aldo Grasso.
Ciò che mi ha sorpreso non è quello che ha scritto, con cui io in realtà sostanzialmente mi trovo in accordo, ma il fatto che nessuno lo abbia attaccato per questo articolo.
Ha detto che anche uno schiaffo, un buffetto, non sono poi così un errore, si possono anche utilizzarli con i bambini, come un supporto nell'educazione, come strumento educativo.
Non cominciate a lamentarvi o aggredire lui o me. Per favore ascoltate. Siamo al riparo dell’ombrello Roomeeffoc, della provocazione, del paradosso, della sfida intellettuale per capire e conquistare insieme una nuova consapevolezza. Noi per primi. E diffido chiunque dall'affermare che stiamo suggerendo di essere violenti con i propri figli.
Nessuno di noi sta dicendo che bisogna essere violenti nell'educazione. Né che ci sia permesso di usare la violenza. Quello che ha detto, e con cui sono d'accordo, è che a volte potrebbe essere necessario essere molto fermi, e quel tipo di fermezza richiede a volte risposte energiche. E uno schiaffo, diciamo meglio uno scappellotto o un buffetto o uno sculaccione, potrebbero essere una di queste.
Vorrei distinguere la violenza dalla fermezza. Se il nostro bambino fosse in pericolo di vita agiremmo immediatamente e con fermezza, magari strattonandolo per portarlo via dalla strada. Non è violenza questa? Ebbene in qualche modo si. Se siamo soliti dare strattoni ogni volta al nostro bambino, per imporre le nostre ragioni, ciò sicuramente sarebbe violenza.
E' il contesto che fa la differenza. È l'obiettivo che fa la differenza. Stai agendo per il suo bene o semplicemente per scaricarti?
Il problema è: cosa intendiamo per "il bene dei nostri figli"?
martedì 17 aprile 2012

Le paure dei genitori - What parents fear

Next post Tuesday April 19th - 
Prossimo post giovedì 19 aprile


Testo in italiano qui sotto - grazie






What do we fear? What are parents scared of? Mariolina Migliarese suggests that we are not able to be so firm as we should be as parents, standing steadily in front of our kids to show them the way, because we do fear to many things.
Let’s list them before discussing them one at the time in future posts, thanks also to your comments and hints.
1)   we fear to make mistakes, to hurt our kids because we take wrong decisions
2)   we fear for their health: diseases, risks, wrong friends, wrong places…
3)   we fear to lose their love, their appreciation
4)   we fear to impose them our values, what we believe in
5)   we fear they can suffer in any way, especially frustration

It’s quite easy to understand that our parents and their parents and their parents (and so on) should fear similarly: so why do we act differently so that one can claim that nowadays what is changed are the kids but parents?
I believe that the founding fear is that we cannot withstand to lose, apparently, the love and respect of our kids, because we are no more aware of what love is and how it works.
We tend to mistake love for audience and success. That’s not love. That’s something completely different and much poorer than love. That’s just appearance.
We want everything and now, and we cannot delay satisfaction because we have been taught to feel and express and live lead by emotions. Which is not exactly what life is.
So, what do you think about?


Testo in italiano




Di che cosa abbiamo paura? Di cosa i genitori hanno paura? Mariolina Migliarese suggerisce che non siamo in grado di essere così saldi come dovremmo essere come genitori, costantemente autorevoli davanti ai nostri ragazzi per mostrare loro la strada, poiché abbiamo paura di troppe cose.
Elenchiamo le nostre paure prima di discuterle una alla volta in futuri post, grazie anche ai vostri commenti e suggerimenti.
1) abbiamo paura di sbagliare, di ferire i nostri bambini perché prendiamo decisioni errate
2) temiamo per la loro salute: le malattie, i rischi, gli amici errate, posti sbagliati...
3) abbiamo paura di perdere il loro amore, il loro apprezzamento
4) abbiamo paura di imporre i nostri valori, ciò in cui crediamo
5) abbiamo paura di farli soffrire in qualche modo, soprattutto abbiamo paura che provino frustrazione.
E' abbastanza facile capire che i nostri genitori ed i loro i genitori, ed i loro genitori (e così via) debbano ugualmente avere avuto paura: allora perché ci comportiamo in modo diverso, tanto che si può affermare che ciò che è cambiato oggi non sono bambini ma i genitori?
Credo che la paura fondante è che non possiamo sopportare di perdere, a quanto pare, l'amore e il rispetto dei nostri bambini, perché non siamo più consapevoli di cosa sia l'amore e di come funzioni.
Tendiamo a confondere l'amore con  il successo. Non è l'amore. Questo è qualcosa di completamente diverso e molto più povero di amore. Questo è solo apparenza.
Vogliamo tutto e subito, e non possiamo ritardare la soddisfazione perché ci è stato insegnato di sentire e di esprimere e a vivere, guidati dalle emozioni. Che non è esattamente la vita.
E voi, cosa ne pensate?
sabato 14 aprile 2012

Intervista a Carlo Climati: i giovani e lo sguardo sul futuro

Sabato Italiano: il post solo in lingua italiana

Next post (also in English) Tuesday April 17th - Prossimo post martedì 17 aprile





Carlo Climati, giornalista e scrittore romano, è autore di saggi e racconti. Si dedica soprattutto ad inchieste e ricerche nel campo dei mezzi di comunicazione, delle tematiche giovanili, della musica e dello sport. Il suo nuovo libro è “Immenso sguardo. I mondi dei giovani” (Editrice Rogate). Tra le altre pubblicazioni: “I giovani e l’esoterismo”, “Il popolo della notte” e “I giochi estremi dei giovani” (Paoline).
Questo è il suo sito ufficiale. In questa intervista rilasciata a TelePadrePio presenta il suo nuovo libro a proposito del quale oggi gli abbiamo posto alcune domande mentre qui è possibile ascoltare il suo punto di vista sui giovani.

Da dove nasce lo spunto per questo suo nuovo libro, “Immenso sguardo”?

“Immenso sguardo”, secondo me, è lo sguardo che i giovani hanno nei confronti del mondo che li circonda. Uno sguardo d’amore, d’impegno, di fiducia, d’entusiasmo, di giustizia, di speranza nel domani. Uno sguardo che non conosce confini e che sa volare oltre l’infinito.
Nel libro spiego che i giovani, nell’affacciarsi sul cammino della vita, sono affascinati dagli ideali più alti e attratti da tutto ciò che è puro e bello. Di sicuro, nel loro approccio con il mondo che li circonda, partono con il piede giusto. Ma poi, col passar del tempo, cominciano ad incontrare ostacoli.
Il desiderio di giustizia dei ragazzi, il loro entusiasmo, la loro voglia di fare del bene si scontrano spesso con quella parte della società che è traditrice e che vuole far vincere i più furbi e i più forti.
Esiste sicuramente, da parte di tanti giovani, il desiderio di costruire un mondo pulito, onesto, sincero, basato su valori autentici. Ma fino a che punto i ragazzi hanno la libertà di esercitare questa loro naturale tendenza al bene?
Il libro analizza, con un linguaggio semplice, diversi temi legati al mondo dei ragazzi: l’amore, la famiglia, lo studio, lo sport, i viaggi, la fede, il lavoro, la politica, il tempo libero, la vita virtuale su internet, la violenza, la sofferenza, l’incomunicabilità, la dittatura dell’insoddisfazione.
L’obiettivo è quello di lanciare un forte messaggio di speranza e di fiducia nei confronti nelle nuove generazioni.
Io credo nei giovani. Credo nel loro immenso sguardo. Credo nel loro entusiasmo e nel loro desiderio d’accogliere la proposta del bene, della bellezza e delle virtù più autentiche, perché questo è ciò che hanno scritto nel proprio cuore.

Perché questa attenzione ai giovani? Non nasconde la moda del giovanilismo?

Il rischio di fare del giovanilismo è sempre dietro l'angolo. E' lo stile freddo e distaccato di chi studia i giovani dall’alto di una cattedra, per catalogarli, metterli in qualche statistica, senza mai scendere tra di loro. E’ necessario, invece, vivere il contatto con i ragazzi. Essere “sulla strada” e interrogarsi sulle motivazioni profonde che sono alla base di certi meccanismi sociali. Altrimenti si resta tra le nuvole.

Che cosa intorbida lo sguardo ai giovani d'oggi?

Oggi, purtroppo, c’è una tendenza a dipingere il mondo a tinte scure, come se fosse irrimediabilmente corrotto. Nell’aria c’è un sentimento di rassegnazione e di pessimismo diffuso, che spinge i ragazzi a considerare la vita una specie di giungla in cui trionfano i più forti.
Molti giovani sono sfiduciati. Non credono più nella famiglia, nella politica, nella religione, nell’amore, nell’onestà, nella lealtà, nella legalità. Alcuni si chiedono: “Perché dovrei comportarmi bene, se tutto il mondo è malato e cattivo? Chi me lo fa fare? E’ meglio essere furbi ed adeguarsi ai tempi”.
Questo tipo di ragionamento rischia di rovinare il futuro delle nuove generazioni, spesso deluse e disilluse, a volte rinchiuse in un guscio di oscurità e di disfattismo autolesionista.
         
Nel passato si è occupato di rock satanico, di droghe, di dipendenze: come vede la situazione oggi? Che mondo trovano i giovani?

Nel mio libro sottolineo che oggi sono tante, purtroppo, le occasioni in cui i giovani vengono traditi, usati, strumentalizzati, schiavizzati, indottrinati, manovrati, calpestati nella loro dignità di esseri umani. Il cammino della gioventù è disseminato di trappole lasciate in giro dagli adulti. E’ come se i ragazzi fossero costretti a muoversi continuamente in un campo minato, pronto ad esplodere e a lasciare ferite profonde.
Pensiamo, ad esempio, a che cosa accade durante il fine settimana in certi locali da ballo. La discoteca, di per sé, rappresenta una risposta a un sano e giusto desiderio dei giovani: quello di riunirsi per trascorrere qualche ora in allegria, incontrando altri amici.
Questo è il punto di partenza. Il punto d’arrivo, purtroppo, è spesso devastante. Si inizia con un semplice desiderio di ballare, e si finisce con il consumare droga o morire in automobile, sulla strada del ritorno a casa.
Questo accade perché la sana voglia di divertimento dei ragazzi viene tradita da persone senza scrupoli che gestiscono i loro locali in modo irresponsabile. Creano ambienti pericolosi, facendo finta di non vedere ciò che accade nelle proprie discoteche.
L’obiettivo di certe persone è uno solo: arricchirsi sulla pelle dei ragazzi, sfruttarli, spremerli, succhiare la loro anima e ridurli ad uno stato bestiale. Non hanno alcuna stima dei giovani. Vogliono semplicemente strumentalizzarli per far crescere il proprio conto in banca.

Ma questi problemi di cui parla non sono oggi comuni anche ai... meno giovani?

Sicuramente sì. Adulti e giovani, oggi, hanno in comune tanti problemi. Pensiamo, ad esempio, alla solitudine. Tante persone sole, oggi, si chiudono nel guscio di internet e finiscono per crearsi una vita virtuale, fuggendo dalla realtà. Questo accade ai giovani e agli adulti indistintamente.

Oppure pensiamo alla tentazione di assomigliare ai falsi modelli materialisti proposti da un cattivo uso della televisione. E' una trappola in cui finiscono i giovani, ma anche gli adulti. Tempo fa ero al mare. Vedevo una mamma che rimproverava la figlia perché voleva leggere un giornalino che lei riteneva stupido, superficiale. Aveva ragione. Ma poi lei, sotto l'ombrellone, leggeva i soliti settimanali di pettegolezzi.

Quali sono le sfide principali nell'educazione oggi?

La sfida principale, secondo me, è quella di mostrare che la scelta del bene può esistere davvero. Non è un'utopia. E' possibile costruire un mondo diverso, migliore, con lo sforzo di tutti. Ma questo deve cominciare dalla nostra vita. Anzi, dalla mia vita. E' inutile lamentarsi e dire che il mondo fa schifo. Proviamo a cambiarlo con il nostro impegno, prima di metterci sul piedistallo e sottolineare gli errori degli altri.
Come giornalista, sento molto la sfida di usare bene i mezzi di comunicazione. Purtroppo, oggi, i mezzi di comunicazione tendono a dare poco spazio al bene, rispetto alle tonnellate di carta di giornale e di servizi televisivi dedicati al male: corruzione, omicidi, scandali, violenze e brutalità di ogni genere.

Eppure basterebbe guardarsi intorno per accorgersi che esistono tante bellissime storie che possono dare il buon esempio, senza miracoli o azioni spettacolari. Si tratta, semplicemente, di testimonianze di gente comune, che ha saputo illuminare il mondo con un piccolo gesto d’amore, offerto lungo il cammino della vita quotidiana. Una vita non sempre facile, caratterizzata spesso da cadute, difetti, incertezze, paure e fragilità. Ma che può, ugualmente, rappresentare un esempio significativo per le nuove generazioni, diffondendo ottimismo e speranza.

Nel mio libro parlo del bellissimo esempio che danno tanti genitori: un padre che torna a casa, la sera, stanco, ma è pronto a giocare con il proprio bambino. Oppure penso al sorriso di una mamma mentre prepara la cena e mette il sale nella pasta. Gesti semplici, ma importantissimi.

                
Come aiutare i ragazzi ad avere uno sguardo immenso e limpido?

Prima di scagliare pietre contro i giovani bisognerebbe chiedersi: quali valori siamo stati in grado di trasmettere loro, in questi ultimi anni? Li abbiamo aiutati a coltivare le virtù umane, oppure abbiamo favorito una condizione di resa e di appiattimento?
La grande speranza per il futuro è proprio questa: avere il coraggio di stimolare nei ragazzi una cultura veramente diversa e controcorrente. Una cultura orientata all’impegno, alla giustizia, al rispetto di ogni essere umano. 

Nessuno deve sentirsi escluso da questo percorso di rinnovamento, perché i primi a dover dare l’esempio sono proprio gli adulti. Se non c’è il buon esempio, non può esserci alcun tipo di educazione. Dare un esempio non significa essere sempre perfetti. Questo, probabilmente, è impossibile. Tutti noi siamo fragili e possiamo commettere errori. Ma si può dare il buon esempio anche riconoscendo i propri errori e le proprie fragilità.
Al tempo stesso, io mi aspetto che i ragazzi siano disposti a dialogare e ad ascoltare, con rispetto, chi ha qualche anno in più. Altrimenti si cade nell'errore di voler distruggere ogni cosa del passato, nel nome della “novità”. Ma non è così che si può cambiare il mondo.
        
Può darci tre consigli semplici e brevi per le famiglie di oggi, per aiutarle ad essere felici.

Ascoltarsi. Sapersi comprendere e perdonare. Accettare i propri limiti e non sognare una famiglia idealizzata, come quella che si vede negli spot pubblicitari. Una vita felice è possibile, anche senza quella merendina o quel modello di telefono cellulare, senza le vacanze esotiche o l'automobile rombante. Una famiglia felice è possibile se si recupera il valore della sobrietà e delle cose semplici, con l'impegno di tutti. 
giovedì 12 aprile 2012

Il bene dei figli - Our kids' wealth







I had the chance to attend to the unofficial presentation of the new book written by Mariolina Migliarese (by the way non-Italian friends: if you can in some way ease a translation and publication of her two books in your languages, please do not miss the opportunity to be able to read these wise texts). We were cosily sit in a wonderful sitting room in one of the smartest house in downtown Milano, in a familiar environment much more close to a friendly conversation in a mild night around the campfire than an austere conference in a cold congress room.
That’s why I took a lot of notes that will share to with you in the following weeks, being pretty sure there is a lot to learn and apply in what she said.
Let’s get started: the first hint I’d like to discuss how to regain the firmness required to educate our kids. Without assertiveness, an healthy one, there is no authoritativeness neither then education.
Parents suffer their lack of steadiness, they discover the pain caused by their shortage of firmness when they are not able to get what they want from the kids, and usually the conflict breaks out when the matter is really relevant.
Actually this is their fault, our fault. It’s one of those simple cases where the responsibility is easy to find and you risk no mistake in identifying who is to blame.
Essentially  we taught them to negotiate and impose their will in any situation almost since they were born: and they learnt it quickly and efficiently.
We tend to involve them in any decision of the family, from the beginning: “Jimmy are we going to grandma’s house today?  What you want to eat? Do you want to go to sleep now? Do you want to clear up your room?”
We are mistaking orders with advises, even worst: requests.
How do you think a two years old kid will answer to these questions? Is he really capable to understand the questions and the implications? Isn’t he still unable to dominate his passion?
Is he able to sort good from evil?
Now there is one situation when we do not ask or try to find commitment: when we walk on the road and our baby run away and try to cross the street putting himself in danger, then we discover what firmness is and what acting quickly and resolutely actually means.
Why that? Because we have a clear mind about is good for him.
That is the same kind of approach we need to apply in each and every situation.
What Mariolina suggests is that we fail our duty because today it’s not easy to be convinced of our actions. And that because we are afraid of many things.
Which ones in your opinions?


Testo in italiano



Ho avuto l'opportunità di assistere alla presentazione ufficiosa del nuovo libro scritto da Mariolina Migliarese, che ha avuto luogo nel sublime salotto di una delle più eleganti case nel centro di Milano,ovviamente ospiti di persone squisite e generose, in un ambiente familiare, molto più vicino ad una conversazione amichevole in una notte mite attorno al fuoco che a una conferenza austera in una fredda sala congressi.
Ecco perché ho avuto l’opportunità di raccogliere un sacco di appunti che condividerò con voi nelle prossime settimane, essendo decisamente sicuro che ci sia molto da imparare ed ancora di più da applicare in quello che Mariolina ha detto.
Cominciamo: il primo suggerimento che vorrei affrontare è su come riconquistare la fermezza necessaria per educare i nostri bambini. Senza una sana assertività, non c'è autorevolezza né istruzione.
I genitori non riescono ad essere fermi ed autorevoli, e si rendono conto del dolore causato dalla loro mancanza di fermezza perchè non sono in grado di ottenere ciò che vogliono dai bambini. E di solito il conflitto scoppia quando la questione è davvero rilevante.
In realtà questo è colpa loro, colpa nostra. E' uno di quei casi semplici in cui la responsabilità è facile da trovare e si rischia di non commettere errori nell'individuare chi è il colpevole.
In sostanza abbiamo insegnato ai nostri figli a negoziare e imporre la loro volontà in qualsiasi situazione, quasi da quando sono nati: e loro hanno imparato in modo rapido ed efficiente.
Tendiamo a coinvolgerli in ogni decisione della famiglia, fin dall'inizio: "Carlo andiamo a casa della nonna oggi? Cosa vuoi mangiare? Vuoi andare a dormire? Vuoi mettere in ordine la tua stanza? "
Abbiamo confuso gli ordini con consigli, o peggio: suppliche.
Come pensate che un bambino di due anni risponderà a queste domande? E 'davvero in grado di capire le domande e le relative implicazioni? Non è forse ancora incapace di dominare le sue passioni?
È in grado di distinguere il bene dal male?
Ora c'è una situazione in cui non chiediamo o cerchiamo di trovare dell'impegno: quando camminiamo per la strada e il nostro bambino scappa e cerca di attraversare la strada mettendosi in pericolo, allora scopriamo ciò che la fermezza è e ciò che realmente significa :agire rapidamente e con decisione. Senza sconti. Senza vacillare.
Perché questo? Perché abbiamo in mente in modo chiaro cosa è bene per lui.
Questo è lo stesso tipo di approccio che abbiamo bisogno di applicare in ogni situazione.
Ciò che Mariolina suggerisce è che non riusciamo nel nostro dovere poiché oggi non è facile essere convinti delle proprie azioni, perché abbiamo paura di molte cose.
Quali sono queste paure secondo voi?



lunedì 9 aprile 2012

Bambini al cinema - Kids at the movie



Ospitiamo un post di/Guest post by
Chiara Pugni

La versione italiana è qui sotto, scorrere per raggiungerla, Grazie


Next post Thursday April 12th - prossimo post giovedì 12 aprile



Friday night, Milan, at the cinema. I’m here to watch a movie: “A star is born”. The plot is quite Simple plot: the son of a normal married couple plays as main character in a porn movie for fun and money, and he discovers a possible career in pornography. His parents find out the movie and they seem not to be as happy as their son.
That’s it. Everything revolves around this episode, also all the jokes.
We won the tickets… so…why not?
Once in the room I notice something that leaves me speechless: in the seat next to mine I see a little girl, not older than 10 years , sitting next to her father and her brother, older than her. Not too much actually.
Well, I wonder how a father can bring a child of that age to a movie already knowing what it’s about, the trailer shows very well the plot! But there is more than that.
In fact I had set my mind at rest and I thought that maybe they were watching it  by accident: they wanted to see another movie but finding no seat they had been hijacked on this “Italian masterpiece”. The movie starts and I only hope to see not so much “hard and uncomfortable” scenes to maintain the integrity of that little girl next to me. But I was wrong, not about the movie, but about the girl’s integrity: she laughed at all the malicious jokes in the movie … not kidding … everyone! When you are nine years old you can’t understand jokes centered on sexual matters! At nine years old should be laughing with the jokes the Ice Age, with something more suited to an early age, you should laugh at scenes of  thrown pies, dogs talking and so on.
I don’t know what to think of this episode, I don’t know if it was just a rare case of an early child, or if all her  peers would have the same reactions. I just know that I didn’t like or approve what I saw. Synonymous with a society that do not work? 

Testo in italiano


Venerdì sera, Milano, cinema. Film in sala “E’ nata una star”. Trama banale e monotematica: il figlio di Littizzetto e Papaleo gira un film porno per divertimento e soldi, e scopre una possibile carriera nel mondo della pornografia, i genitori lo scoprono e tutto ruota intorno a questo filmino, anche la maggior parte della battute. Ci hanno regalato i biglietti e perché buttarli via. Una volta entrata in sala però mi accorgo di una cosa che mi lascia senza parole: nel posto accanto al mio vedo seduta con un panino in mano niente di meno che una bambina, massimo 10 anni, con papà e fratello più grande ma non di tanto.
Come si fa, mi chiedo, a portare una bambina di quell’età, quindi massimo quinta elementare/prima media, a vedere un film che già dal trailer sai di che cosa parlerà per tutti i 180 minuti circa di durata? Ma non è finita qui. Infatti mi ero messa il cuore in pace e avevo pensato che magari erano capitati li per caso, che volevano vederne un altro e poi, trovando il pienone, fossero stati dirottati su questo capolavoro italiano. Inizia il film e bella tranquilla spero solo che non ci siano scene troppo “forti” per mantenere integra la purezza di una bimba così piccolina. Invece mi sbagliavo, ma non sulla quantità di scene sconce ma sulla purezza della bambina: ha riso a tutte le battute maliziose presenti nel film, a tutte! A nove anni non puoi ridere di gusto con battute centrate su argomenti sessuali, vuole dire che le capisci! A nove anni bisognerebbe ridere con le battute dell’Era Glaciale, con cose più adatte alla tenera età, bisognerebbe ridere a scene di torte in faccia, cani che parlano e via dicendo. Non so cosa pensare di questo episodio, non so se è stato solo un caso raro di bambina precoce, o se tutte le sue coetanee avrebbero avuto le stesse reazioni. So solo che quello che ho visto non mi è piaciuto. Sinonimo di società che non funziona?