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sabato 24 marzo 2012

Intervista a Mario Polito


La parola agli esperti. 




Mario Polito, iscritto all'Albo degli Psicologi, all'Albo degli Psicoterapeuti 
della Regione Veneto e pedagogista risponde alla nostre domande in merito ad un argomento di cui è esperto: la relazione tra insegnanti, allievi e genitori nel contesto scolastico. 
Questo il suo sito dove trovate riferimenti anche ai suoi numerosi ed interessanti testi pubblicati, tra cui il recentissimo Le virtù del cuore del quale ecco la copertina 





Sembra che la scuola costituisca oggi un problema decisamente più grande rispetto al passato. Dipende solo da problemi di apprendimento oppure anche di relazione tra insegnanti, studenti, e genitori? Quali sono le cause?
La scuola è diventata il contenitore di tutto. Chiediamo alla scuola tutto: l’istruzione, l’educazione, la formazione, la socializzazione, la preparazione professionale, la consapevolezza civile, la sensibilità solidale, la creatività, la visione globale dei problemi dell’umanità, la prevenzione della tossicodipendenza, il contenimento delle intemperanze adolescenziali, il senso del bello, l’impegno nello studio, l’apprezzamento del sapere e della cultura.
È’ evidente che la scuola sia diventata più difficile. Lo testimoniano ogni giorno i docenti che incontrano tutte le difficoltà della crescita di tanti bambini, ragazzi e adolescenti. Ognuno di loro ha bisogno di essere compreso nella sua individualità, perché, come società, siamo diventati molto attenti ai bisogni individuali di ogni persona.
La scuola è diventata difficile perché deve dare risposte a tutti i tipi di difficoltà, da quelle di apprendimento, a quelle di socializzazione, a quelle dovute a carenze di regole e valori a quelle create da un carattere lasciato selvatico. A scuola giungono tutte le problematiche dello sviluppo e delle difficoltà dello sviluppo.
Non ci sono problemi creati dalle difficoltà di apprendimento ma anche problemi di relazione. Spesso si verificano grandi incomprensioni tra docenti che richiedono impegno e fatica e le famiglie che iperproteggono e ipergiustificano sempre i loro figli.
Vi sono incomprensioni tra studenti e docenti. Gli studenti sembrano serenamente profondamente scoraggiati per l’enorme carico di responsabilità.
Spesso si sentono isolati, perché l’opinione pubblica si scaglia spesso contro di loro, accusandoli di tutto: degli scarsi risultati scolastici (“Ma se gli studenti non studiano”), della maleducazione (“Ma se i genitori li iperproteggono”), delle loro sregolatezze  (“Ma se i genitori si sentono impotenti e non stabiliscono nessuna regola in casa”), della loro aggressività e bullismo (“Ma se i genitori difendono le loro ragazzate”).
Che cosa possiamo fare?
Prima di tutto, fermarsi ad assumersi ognuno (docenti, genitori, studenti, mass media) le proprie responsabilità per migliorare la propria parte.
Poi, bisogna stabilire un fatto educativo tra scuola e famiglia per gestire meglio la comune responsabilità educativa verso le nuove generazioni. Bisogna stabilire valori e regole motivate e argomentate.
Infine, bisogna riflettere su un tema molto urgente: la funzione della scuola oggi. A che cosa serve, anzi deve servire, la scuola oggi?
Così come è oggi è utile? Come possiamo preparare le nuove generazioni alle sfide mondiali che ci preoccupano tutti.
Finora un dibattito su questi temi è stato ancora debole e frammentario.
Deve invece coinvolgere tutta la nostra comunità, se abbiamo a cuore il futuro dei giovani e la nostra stessa sopravvivenza.    

Perché la relazione tra genitori e insegnanti è così deteriorata?
Perché continuano ad accusarsi reciprocamente delle difficoltà educative che li coinvolgono e li “ossessionano”. Trovando molto difficile affrontare le nuove sfide ed emergenze educative è molto più facile accusare le mancanze degli altri.
I docenti accusano i genitori di assenza educativa e di viziare i loro figli, senza stabilire regole e insegnare il valore della fatica e della conquista.
I genitori accusano i docenti di non essere preparati a motivare gli studenti e di insegnare in modo avvincente e interessante.
Lo scontro, dovuto a queste difficoltà dell’educazione, aumenta poi con diffamazioni e cattiverie reciproche.
Naturalmente questo scaricabarile delle responsabilità non permette di risolvere i veri problemi dell’educazione delle nuove generazioni.
Dobbiamo intraprendere un’altra strada: quella di ascoltarci, capirci, unire le nostre forze per condividere meglio il peso dell’educazione delle nuove generazioni.    

Che cosa chiedono i genitori alla scuola oggi?
Chiedono di motivare di più i ragazzi, che sono molto svogliati e demotivati.
Prima di insegnare dei contenuti, bisogna presentare il valore, il vantaggio, l’utilità di quei contenuti con la vita reale.
Tutti gli studenti chiedono questo ogni giorno: «Prof a cosa serve studiare questo argomento?». Spesso la risposta è inadeguata: «Studia di più invece di fare domande sciocche». È una domanda sciocca chiedere il senso di quello che si deve imparare? Se i docenti non migliorano le loro argomentazioni motivazionali, non potranno mai insegnare bene e nemmeno far apprendere.
Meno contenuti e più entusiasmo.
Meno contenuti ma appresi meglio.
Meno contenuti ma studiati meglio.
Meglio con un buon metodo di studio.
I genitori sono in crisi: vedono i loro figli disorientati e svogliati chiedono aiuto alla scuola.
La scuola diventa una grande risorsa se migliora le sue argomentazioni motivazionali (legando scuola e vita) e offre strategie di metodo per apprendere meglio.
    
Quali sono le difficoltà degli studenti che creano loro problemi di apprendimento e di scarsi risultati scolastici?
Le difficoltà maggiori nascono dal fatto che gli studenti non considerano più la scuola come essenziale o necessaria alla propria formazione o alla vita.
Vedono che possono accedere alla conoscenza per un’altra vita (Google, Wikipedia) che risponde abbastanza adeguatamente, volta per volta, agli interrogativi che emergono quotidianamente. Si domandano: «Perché studiare così tanto se trovo tutto quello che mi serve in Internet». «Perché ascoltare queste lezioni noiose del prof quando in Internet sono disponibili videoclip più chiari, semplici, interessanti?».
Gli studenti sopravvalutano l’accesso alla conoscenza e trascurano di memorizzare informazioni strutturate e crearsi mappe mentali solide. È questo il loro punto debole.
Studiano poco e male. Trascurano soprattutto la creazione di significato e reti di conoscenze personali, che servono per apprendere meglio e avere ottimi risultati scolastici. Invece di andare in palestra (scuola) e sottoporsi alla scultura del proprio corpo (mente), fanno qualche frammentario esercizio ogni tanto, solo quando ne hanno voglia. Ma sprecano così l’opportunità di diventare atleti della mente e del corpo.    

Che cosa deve fare (o non deve fare) la famiglia per aiutare insegnanti e studenti?
Per aiutare gli insegnanti deve comprendere meglio il loro lavoro, soprattutto la loro fatica e i loro sforzi. Deve sostenerli in questo impegno educativo. Deve richiedere alla politica maggiori finanziamenti per la loro formazione e per l’eliminazione delle classi pollaio (che impediscono la personalizzazione seguire ogni studente in modo individuale). Non deve parlar male, spettegolare, denigrare svalutare i docenti, che attualmente sono degli “eroi” a confrontarsi ogni giorno con i problemi evolutivi dei loro figli.
Per aiutare gli studenti deve insistere di più sul contributo che essi devono dare alla società.
Devono allontanarli dal loro egocentrismo e narcisismo ed educarli alla disciplina per imparare bene delle competenze da offrire poi al miglioramento della comunità e del mondo.
Devono stabilire delle regole argomentate, devono richiedere più impegno, più sensibilità, solidarietà e senso civico. Non devono iperproteggerli quando sono demotivanti, maleducati, bulli.

Tre consigli ai genitori per motivare i figli a studiare meglio.
1.    Convincere i figli a scoprire i propri talenti e a coltivarli nella maniera più disciplinata ed esperta (“Diventa ancora più bravo in questo settore, perché il modo aspetta il tuo contributo”).
2.    Monitorali continuamente sul loro impegno a formarsi bene e ad acquisire una bella mente, un buon cuore e un bel carattere. Tutto questo si ottiene con lo studio. Quando non studiano chiedono loro le ragioni e presentare loro la lista dei loro impegni. Non fare sconti formativi. Ognuno ha il dovere di sviluppare le proprie competenze per la soddisfazione personale e per il contributo da dare al mondo.
3.    Dialogare quando più si può. Curare la comunicazione, per creare uno scambio, per il passaggio del testimone alle nuove generazioni (“Questo è quello che abbiamo fatto noi finora. Adesso continuate voi e buona fortuna”)

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