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giovedì 10 febbraio 2011

MAMME CHE STANNO A CASA: una risorsa o un'opportunità persa? - SAHM: a resource or a missed opportunity?

Prossimo post Next post Saturday/Sabato 12 febbraio 2011

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Mamme e lavoro: un mix esplosivo. Non per colpa delle mamme si intende. E’ che si tratta sempre di un tema potenzialmente pericoloso. Le donne hanno i loro speciali talenti da condividere, come dovrebbero fare gli uomini, si suppone, e le mamme sono donne speciali. E purtroppo si trovano a scontrarsi con problemi ovunque. Due sono quelli principali:
  1. Vogliono trovare il loro ruolo nel mondo del lavoro? Devono combattere contro i pregiudizi e le regole che sembra siano state messi lì apposta per tenerle lontane.
  2. Vogliono stare a casa e prendersi cura di famiglia e figli? Sono considerate uno scarto, donne di serie B, incomplete, interrotte, che hanno rinunciato al loro compito per codardia, poltroneria o semplicemente perché costrette dalla vita o da quel bastardo che hanno sposato. 

Ora, qualche cosa sta cambiando, lentamente d’accordo, ma sta cambiando. In entrambe le direzione suggerite qui sopra.
Le aziende, diciamo alcune aziende, stanno dandosi da fare per dare alle donne quello che meritano rompendo le regole, specie quelle non scritte, fatte dagli uomini, come ad esempio il presenzialismo ad oltranza. E la leadership delle donne diventa sempre più rilevante.
E le donne che si dedicano alla famiglia, quelle che gli americani chiamano SAHM (Stay at home mom: mamma che sta a casa) stanno conquistando la loro dignità e attenzione che meritano.
E proprio il mondo delle SAHM va esplorato dedicandogli più attenzione: anche perché oggi il mondo del web offre molte possibilità per mettere a frutto la propria creatività e diventare così… WAHM, vale a dire Work at home moms, mamme che lavorano da casa, come molte delle mamme che abbiamo intervistato in questi mesi possono confermare. (In fondo trovate l’elenco delle WAHM intervistate e il link per rileggere la loro intervista)
Prendiamo dunque in esame quella che anche nel mondo di oggi può essere considerata una buona alternativa. Suggeriamo di dare uno sguardo al post di Vivienne Borne sull’essere madre e sull’orgoglio di questa condizione, che è ben lungi dall’essere una degradazione della femminilità come taluni sembrano sostenere. Vivienne sostiene con energia il dono della maternità.
Il portale Focus on the family, grazie alla penna di Jill Savage, suggerisce che una SAHM deve essere considerata come un direttore generale che gestisce con cura persone e cose.
Cynthia Gratzer, che intervisteremo a breve, con l’aiuto di un simpatico video, va in dettaglio su che cosa significhi essere WAHM e come questo possa essere una alternativa capace di mettere a frutto e migliorare la professionalità e la qualità delle relazioni in famiglia.
Siamo convinti che qui sia in gioco molto della nostra società. Dopo l’epoca degli intossicati di lavoro, sta ritornano di moda l’equilibrio tra vita professionale e vita famigliare.
Quella meravigliosa azienda che è Nestlé, checché se ne dica, è molto attenta al mondo femminile e materno. In Italia sta investendo molto a favore delle donne e delle mamme, grazie agli sforzi e alla perseveranza di Chiara Bisconti,  direttrice del personale di Nestlé Waters, ex San Pellegrino, che sta portando avanti molte iniziative in questo ambito, tra le quali citiamo volentieri i maternity & paternity kit per favorire la famiglia nel momento dell’arrivo di un nuovo bambino, la lotta contro il presenzialismo come fattore discriminante della carriera e la adattabilità intesa sia come flessibilità d’orario, sia come possibilità concreta di part-time, sia infine come chance di telelavoro. Non male diremmo!
In Italia si moltiplicano iniziative volte a sostenere queste opzioni, molte sono raccontate dal portale Momsatwork, che nonostante il nome è italianissimo e molto stimolante.
Una battaglia contro le convenzioni per riaffermare l’importanza della donna e della mamma e della sua ricerca delal felicità nella dimensione che più gli è consona. Perché essere donne e mamme ed essere felici è possibile: ce lo racconta ad esempio Mariateresa Giannone Ferramondo nel suo neonato blog.

Sarebbe interessante avere il parere anche di una donna che studia e si batte per la dignità professionale delle donne, come Stefania Boleso, ma anche di mamme blogger come Bismama, Wonderland, Wondermamma, Mammalellella ed Elastigirl, che come ci racconta ha appena ottenuto il part time verticale.

Ecco poi le mamme blogger sin qui intervistate:


English version








Moms and work: a dreadful combination. Not because of moms. It’s always a very difficult and potentially dangerous subjects. Women have their special talent to share, like men should, and moms are truly special women. But they are facing problems everywhere. In two main area:

  1. Women want to find their role in the business environment? Gotta fight against prejudices and rules that seems to have been designed to keep them off the grass
  2. Women want to stay at home caring their family and kids? They are considered minor leagues players, unfinished or interrupted masterpieces that have declined their duties for cowardice, poltroonery or simply because obliged by life or some bastard husband.

Now, something is changing, slowly but constantly. In both sense. Companies, let’s say some companies, are striving to provide women with what they deserve while breaking unfair unwritten male rules. SAHM are conquering the dignity and interest they too deserve. In this context women’s leadership is becoming more and more relevant, although still few women are playing C-level roles.
SAHM is a planet that is worthy of a deeper investigation, also because nowadays the web offers really a lot of chances to exploit one’s own creativity and become a WAHM, as many of our interviewed moms can confirm (you can take a look of interview to the WAHM in the list you’ll find at the end of this article).
Let’s consider why that could still be considered a good choice in today’s world. First of all we’d like to suggest Vivienne’s Borne post about being a mother, which someone –but not her- tend to consider a degradation of “womanship”. Her point, that we do share, is the difference between being a mom and doing things.
The webpage Focus on the family Jill Savage suggests that a mom should be considered as the  site manager of the family, someone who truly cares about the facility and the people involved with a special and personal concern.
Cynthia Gratzer, whom we will soon interview, with the help of a short and funny video goes into details of why being a WAHM can be a real alternative that will improve both the professionalism and the quality of the relationship in the family.
We believe there is a very relevant aspect for our society here. After the workaholic age, we are coming back to balance and family life. The wonderful and brilliant company, Nestlé, is investing a lot in Italy, thanks to the effort and perseverance of Chiara Bisconti, HR Director of Nestlé Waters, formerly San Pellegrino, with a lot of initiatives  that are designed to ease women and moms. The two more appropriate to this subject are the fight against “be-present-at-all-costs” syndrome, very frequent in Italy and especially in the Milano area, where men seem chained to the desk or the conference room; and the possibility to soften the working hours with three different solutions: flexibility, part time schedule, telework.
A very good move towards a more human working environment and the promotion of WAHM.
What do you think about?

SAHM & WAHM interviewed:








lunedì 7 febbraio 2011

La meta - The goal

Prossimo post Next post Wednesday/Mercoledì 9 febbraio 2011

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Non perdetevi il debutto del blog di Mariateresa Giannone Ferramondo Felici di essere mamma
Tutti i nostri auguri a Mariateresa e milioni di click!






La saggezza si nasconde ovunque. Non può essere inscatolata. The goal, a novel a metà tra romanzo e testo di management, scritto da Eli Goldratt nel 1984, apparentemente parla di come la Theory of Constraints può sbottigliare i problemi in azienda. Ma non solo.

Molto di più in realtà.

Come spesso capita nei saggi americani, non si affronta solo sotto forma di trattato un tema professionale, ma mostrando una grande apertura mentale e una profonda unità di vita si parla anche di famiglia e matrimonio.

Questo sorprendente libro, che consiglio spassionatamente a chi è in grado di leggerlo in inglese (non esiste una versione italiana) non soltanto fornisce suggerimenti su come migliorare la produzione e aumentare le vendite, ma anche come salvare il matrimonio in crisi e costruire una famiglia solida. E molto di più è raccontato nel sequel It’s not luck.

Qual è il punto allora? Che cosa c’entra tutto questo con la famiglia? Ogni impresa, nel senso etimologico del termine, deve avere un obiettivo, una meta. Non diamo vita ad una azienda perché ci piace stare insieme. Ogni società ha un obiettivo, e per Goldratt questo è uno ed uno solo: fare sempre più soldi ora e nel futuro.



Ma se la famiglia è una impresa, una avventura, qual è il suo obiettivo? Quale quello di una coppia? Qual è la nostra meta? Perché abbiamo dato vita ad una famiglia? Quali erano e sono i nostri sogni e le nostre aspettative?


La saggezza si nasconde ovunque dicevamo: il sito Smith Mag è famoso per proporre ai navigatori di riassumere in sei parole la propria vita o le proprie esperienze.
Queste sintesi sono state raccolte in un primo libro il cui titolo è significativamente Not quite what I was expecting, vale a dire Non proprio quello che mi aspettavo. Bella frase, ottima sintesi.
Ma… presuppone che io mi aspetti qualche cosa. Sono in grado di scriverlo nero su bianco? Di dichiararlo senza dubbi?

Stephen Covey, guarda caso un altro grande autore di management, suggerisce che ogni famiglia abbia la propria visione, la propria missione e i propri valori.

Siamo in grado di verbalizzarli? Di raccontarli? Possiamo condividerli? Abbiamo una comprensione chiara ed inequivocabile dei nostri sogni?

Perché è importante? Perché è fondamentale mettere su carta il nostro obiettivo e i nostri valori?

L’obiettivo deve sempre governare le nostre azioni: ogni decisione che prendiamo dovrebbe portarci più vicini alla meta e ogni decisione che ci allontana da essa dovrebbe essere evitata.
Avere un obiettivo vuol dire viaggiare con una bussola che possa aiutarci nella vita per non finire errabondi e dispersi.



Vorremmo citate questo estratto dal libro di Goldratt, si tratta di parti di un dialogo tra Alex Rogo, il protagonista, e la moglie Julie, il cui matrimonio è in crisi. Le domande che si pongono possono essere utili per la nostra famiglia:


“Che cosa dovrebbe essere il nostro matrimonio? La mia idea di matrimonio non è quella vivere in una casa perfetta dove tutto è regolato e funziona secondo un orologio, è quello secondo te l’obiettivo del matrimonio?”
“Che cosa è questa storia dell’obiettivo? Ci si sposa per essere sposati. Non c’è obiettivo”.
“Se è così allora perché sposarsi?”
“Quando ti sposi è perché sei innamorato. Perché sennò?”
“Stiamo solo tirando avanti, perché lo fanno tutti! E siamo in difficoltà. Dobbiamo capire che cosa vogliamo per il nostro matrimonio e andare in quella direzione”.

Che cosa ne dite? E’ un buon suggerimento?




English version




Wisdom is everywhere.  Can’t be limited by borders. The goal, a novel written by Eli Goldratt appeared in 1984, talks about production and how Theory of Constraints can break bottlenecks. And much more. 
As often happens in the American culture, books about business matters and management do not part personal life from business environment.

This amazing book does not just provide solution to increase sales, but also to save a marriage and build a solid family. (And much more is told in the sequel of The goal, the business novel It’s not luck).


Now what’s the point? Every enterprise, in the original meaning of this word, must have a goal. We do not found a company just because we like staying together, costing bar-sides. Each and every company as a goal, which, as Goldratt put it, is to make more money now and in the future.

And what about a family? What about a marriage? Which is our goal? Why did we started a family? Which were our dreams and expectations?






Wisdom is everywhere: the Smith Mag are famous for their six-words stories. The title of the first book published with the short tales sent by their readers suits to us: Not quite what I was expecting. Nice sentence, well put: it implies I was expecting something. Could I tell it clearly? Could I write it down?

Stephen Covey, accidentally another management well know author, suggested that every family should have its own, vision and mission statements and an unmistakable claim of values.


Can we verbalize that? Can we share with other couples? Do we have a clear understanding of our dream?


Why this is important? Why should we write down our goal and our values?


Because the goal should always rules our actions. Any decision should be taken to move closer to the goal. Any decision or actions that will take us farther should be avoided.


Having a goal means making our journey through life with the support of a compass, not just wandering without hope. 
Let us quote partially a very lightning  dialogue in Goldratt’s book between Alex Rogo, the main character and her wife Julie. We can borrow their questions for our family:






“What is our marriage supposed to do for us? My idea of the goal of a marriage is not living in a perfect house where everything happens according to a clock, Is that the goal for you?”
“What’s all this about a goal? When you are married you’re just married. There is no goal”.
“Then why be married?”
“You get married because of commitment… because of love”
“We’re just coasting along, doing what everyone else does. And we are in troubles. We ought to figure out what we want to have happen in our family and go in that direction”.


Is this a good suggestions? Which are the implication for you?



sabato 5 febbraio 2011

Tempi duri per le mamme - Even moms get fired

Prossimo post Next post Monday/Lunedì 07 febbraio 2011

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Non perdetevi il debutto del blog di Mariateresa Giannone Ferramondo Felici di essere mamma
Tutti i nostri auguri a Mariateresa e milioni di click!








Sono tempi duri anche per le mamme. E in questi ultimi dieci anni del nuovo millennio, che era stato immaginato brillante e magnifico e invece è stato abbastanza duro, abbiamo avuto tante difficoltà che potremmo definirci felici di essere sopravvissuti alla prima decade e di essere entrati in una nuova. Siamo sempre sorpresi dalla creatività e forza della mamme che vogliono cogliere delle opportunità costrette dalla crisi a reinventare la loro professionalità senza rinunciare alla maternità. Questo è stato il caso di alcune delle mamme che abbiamo intervistato in questo mese ed è il caso di oggi.
Suzanne Remington ha perso a metà 2008 il suo lavoro presso un’azienda del settore manifatturiero. Dopo aver cercato a fatica un nuovo lavoro e aver passato un’intera estate a casa con i figli si è accorta di quanto le fosse piaciuto stare con loro, giocare, imparare e crescere insieme.  Così ha deciso di dedicarsi completamente ad un’attività in proprio che aveva solo iniziato, “The Boy’s Store”, affiancato all'omonimo blog.
Oggi è orgogliosa di possedere uno dei pochissimi negozi online rivolti esclusivamente ai bambini e ai ragazzi. 




1     Sei una mamma che lavora da casa: perché hai fatto questa scelta, e quali ne sono i vantaggi?
Non sono io ad aver scelto di lavorare da casa, è stato il lavoro da casa che ha scelto me. Ho iniziato la mia attività mentre lavoravo a tempo pieno per un’azienda del settore manifatturiero pensando che sarei stata in grado di lavorare da casa quando i miei figli sarebbero stati adolescenti, così da poterli aiutare nelle difficoltà degli anni della pubertà. Sono stata uno dei milioni di americani che hanno perso il lavoro a partire dalla metà del 2008. Dopo aver lottato per trovare un lavoro e aver passato un’intera estate con i miei figli mi sono resa conto di quanto mi fosse piaciuto stare con loro, giocare, imparare e crescere insieme. Così ho deciso di dedicarmi a far crescere Ia mia attività per riuscire a mantenere una relazione così stretta con loro. Io amo il mio negozio, specialmente l’interazione con i miei clienti, ascoltare le avventure con i loro ragazzi. Il negozio mi consente di avere la flessibilità di fare volontariato a scuola, di andare a fare viaggi con i miei figli e di essere a casa quando ci sono loro. Nessuna fretta al mattino per poter correre a lavorare 8 ore per qualcun altro e perdere tutti i momenti speciali delle loro vite.

1.   Quanto è stato difficile creare una tua attività in proprio?
Trovare qualcosa di adatto sia alle mie esigenze sia alle mie passioni è stata una sfida. Fortunatamente un mio caro amico mi ha aiutato ad arrivare ad una decisione spingendomi delicatamente verso la giusta direzione. Trasformare l’attività in un'impresa di successo era / è una lotta lunga e dura. Noi tutti pensiamo di sapere abbastanza da essere in grado di avere successo. Veniamo a conoscenza di così tante storie improvvise di successo e pensiamo “perché non io, lavoro duro, sono bravo…”  In realtà ci va molto più di questo per aver successo, soprattutto quando l’economia mondiale è in difficoltà. Io sono fortunata ad avere una rete di conoscenze, sia di persona che on line (attraverso i social media) che desiderano condividere con me i loro consigli, suggerimenti, trucchi, successi e mi offrono costante sostegno e incoraggiamento nella mia "avventura".





2.   Quali tipi di famiglie contattanto solitamente te ed il tuo  blog?
Solitamente si tratta di mamme e papà, genitori di maschi, persone che proprio come me sono sono frustrati dalla mancanza nei grandi magazzini di scelte di abbigliamento alla moda per i ragazzi.

3.   Quale genere di preoccupazioni percepisci solitamente nelle famiglie in USA?
Questa è una domanda in po’ difficile per me che sono nata e cresciuta in Svizzera. Il mio background, curriculum scolastico, esperienze, credenze ed etica sono in realtà svizzeri (tedeschi).  Io ritengo che come americani a volte diamo più importanza agli oggetti materiali che alle relazioni con le persone. Mi mancano i giorni in cui andavo a cena fuori con gli amici e conversavo fino alle prime ore del mattino.  La responsabilità personale a volte è gettata sul ciglio della strada.
4.            Tre suggerimenti che daresti ai nostri lettori come genitori per diventare una famiglia migliore
Passate del tempo con la vostra famiglia; sono le perosne più importanti della vostra vita.  La vita passa così velocemente; potrebbero non esserci domani e vi trovereste a rimpiangere le occasioni perse in cui godere semplicemente della reciproca compagnia. Giocate con i vostri figli, sedetevi e parlate con loro, prendetevi il tempo necessario per conoscerli, resterete sorpresi da quali grandi intuizioni hanno, potrete imparare così tanto da loro se tenete gli occhi e le orecchie aperti. Prendetevi il tempo di scrivere un biglietto a qualcuno se vi ha toccato in qualche modo; vi porterà via solo un minuto e averlo riconosciuto avrà fatto un mondo di differenza. Non abbiate paura di fare qualcosa che non avete mai fatto prima, potrebbe diventare l’”avventura” preferita della vostra famiglia. Soprattutto non perdete occasione per far sapere alle persone quanto significano per voi e che le apprezzate.




Trovate Suzanne anche 
in Twitter
su Facebook





English version









Even moms face hard time. And in these last ten years the new millenium, which was suppost to be bright and magnificent and instead bit harshly, we had so many hard time that we could be happy to have survived the first decade and in the new one
We are always surprised by the creativity and the strengh of mothers who want to catch the opportunity forced by the crisis to reinvent their professionality without giving up their matherhood. This has been the case of several of the moms we interviewed in this month and it’s today’s case.
Suzanne Remington lost her job for a manufacturing company in mid-year 2008. After struggling to find work and spending a full summer at home with her children she realized that loved being with them, playing, learning and growing together.  So she decided to grow her business, The Boy’s Store and also opened a connected blog.
Now she is proud to be one of the very few online shopping destinations exclusively for BOYS. 




1.   you are a work at home mom: why you made this choice, which are the advantages of your choice?
I did not choose working from home, working from home chose me.  I started my business while working full time for a manufacturing company thinking that by the time my children would be teens I would be working from home and available to help them through the difficult years of puberty.  I was part of the millions of Americans that lost their jobs starting in mid-year 2008.  After struggling to find work and spending a full summer at home with my children I cam to realize that I loved being with them, playing, learning and growing together.  So I decided to shift my attention to growing my business to maintain this close relationship.  
I love my store, especially interacting with my customers hearing about their adventures with their boys.  The store allows me the flexibility to volunteer at the school, go on field trips with the kids and to be home when they are.  No rushing in the morning to get the kids to a latch key program just so that I can work 8 hours for someone and miss all special moments in their lives.



2.            how difficult it was to create your own business?
Finding something that suited both my needs and my passion was a challenge.  Fortunately a very dear friend of mine; helped me come to a decision by gently steering me in the right direction.  Making the business a successful venture was/is a long hard struggle.  We all think we know enough to be able to succeed.  We hear of so many “overnight” success stories and think “why not me, I work hard, I am smart…”  It takes so much more than that to succeed especially when the whole world economy is suffering.  I am fortunate to have a network of people, both in my personal and online (through social media) relationships, that are willing share with me their advice, tips, tricks, successes and offer me constant support and encouragement in my “adventure”.   
3.            which kind of families do usually contact you and your blog?
I deal mainly with Moms or Dads, parents of boys, people who just like me were frustrated with the lack of fashionable clothing choices for boys in the department stores. 

4.            which kind of concerns do you usually perceive in the families in the US?
This is a little tricky question for me as I was born and raised in Switzerland.  My background, schooling, experiences, morals and ethics are very Swiss (German).  I have a tendency to think that as Americans we sometimes value material objects more than personal relationships with people.  I miss my days of going out to dinner with friends and conversing in to the early morning hours.  Personal responsibility sometimes is also thrown out by the wayside; we choose to pass laws to make sure everyone knows the government will make sure things are just as they should be, but are they???
5.            three suggestion you can give as a parents to our reader to be a better family
Spend time with your family; they are the most important people in your life.  Life happens so fast; they might not be there tomorrow and you will regret those missed occasion to just enjoy each others company.  Play with your children, sit down and talk with them, take the time to know them, you will be amazed at what great insights they have, you can learn so much from them if you have your eyes and ears open.  Take the time to write a note to someone if they touched you in any way; it only takes a minute and you will have made a world of difference by acknowledging them.  Don’t be afraid to do something you have never done before it might become your family’s favorite “adventure”.  Most of all do not miss a chance to let people know how much they mean to you and that you value them.












You can find Suzanne also 
giovedì 3 febbraio 2011

Educazione a prova di digital kids - Does digital kids dreams of electronic ships?

Prossimo post Next post Saturday/Sabato 05 febbraio 2011

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Non perdetevi il debutto del blog di Mariateresa Giannone Ferramondo Felici di essere mamma
Tutti i nostri auguri a Mariateresa e milioni di click!




Collaboriamo ad un progetto particolare, il lancio di una nuova scuola che poi non è esattamente una scuola, quanto una squadra che allena per gli esami e per la vita un ristretto gruppo di ragazzi. Più vicino ad un precettariato che ad un liceo, intende dare il Massimo stando vicino ad ogni allievo. Si chiama Everest aprirà i battenti a Lugano nel settembre 2011, se volete saperne di più ben felici di raccontarvelo in prossimi post

Ciò che vorremmo condividere con voi sono alcune riflessioni alle quali siamo approdati nel momento in cui abbiamo iniziato a verbalizzare ciò che sentivamo, ciò che chi ha concepito il progetto aveva chiaro e andava razionalizzato.

Lo scopo di Everest è di offrire una soluzione alla crisi della società, e non è di questo che vogliamo scrivere. Un solo rapido cenno a quelle che riteniamo siano le due cause alla radice di questa situazione complessa, le due rivoluzioni avvenute negli ultimi cinquant’anni:

1. La “rivoluzione della libertà” che si può far risalire come causa scatenante al ’68 e he ha modificato il significato della vita imponendo la libertà come scopo ultimo dell’esistenza di ognuno e
2. La “rivoluzione digitale” che ha dato vita alla cosiddetta “generazione digitale”.

E’ di questo secondo cambiamento che vorremmo parlare.
Quali sono le caratteristiche di questa nuova genia di ragazzi, che hanno imparato ad usare computer e navigare in rete quasi prima di saper scrivere e che maneggiano tastiere e mouse come noi maneggiavamo biglie e figurine?
Hanno un cervello diverso: ovviamente no, intendo dire che il loro approccio alla realtà è molto diverso dal nostro, con tratti comuni che discendono direttamente dall’(ab)uso di videogiochi e navigazione on line. Eccoli:

1. Valutazione del rischio e sua gestione
2. Scoperta personale della realtà
3. Iniziativa e pro attività
4. Sguardo globale: ricerca di una visione sempre più ampia
5. Modo diverso di connettere le idee: iperlink più che sillogismo
6. Modo diverso di prestare attenzione
7. Atteggiamento da problem solver
8. Capacità di analizzare le situazioni puntuali (a volte senza sguardo sulle conseguenze, ma questo è un problema anche degli adulti)
9. Competizione e appartenenza alla squadra

E come li trattiamo di solito? A casa e a scuola? Siamo portati a seguire il medesimo stile educativo con il quale siamo stati cresciuti. Che non è sbagliato in sé, ma che è decisamente fuori tempo. E che era basato su:

1. Rassicurare, garantire sicurezze e certezze
2. Raccontare la realtà (ehi piccolo, io sono più grande , ho più esperienza, ho visto e so come va il mondo)
3. Reattività e disciplina
4. Impatto locale
5. Pensiero lineare, studio di libri, lezioni frontali
6. Attenzione continuata per lunghi periodi senza interruzioni
7. Esecuzione di ordini
8. Presentare la soluzione pre-masticata
9. Imposizione di standard ai quali uniformarsi

Questi comportamenti ci sembrano presenti in modo particolare, crediamo in tutto il globo, nel mondo scolastico, che è tradizionalmente più lento a cambiare, nel quale si cerca di insegnare a esseri umani apparentemente identici a quelli che eravamo noi, ma in realtà profondamente alieni.
E questo finisce per scatenare conflitti e spingere i ragazzi meno forti a rifiutare questo stile educativo.
Questa la tesi, lo spunto di riflessione: ora tocca a voi. Che ne pensate?



English version



We're volunteering with the project of a new school in Switzerland. Well, not exactly a school, more a sort of teamschooling, much more closed to a homeschooling solution than a traditional school.

The project is called Everest and, if you like, we’ll tell you more in future post.

What we'd like to share is what we came across while working on the principle. Or, to be more precise, while verbalizing and logically picturing the reasons why this project was conceived.

The aim is to offer a solution to the present crisis of our society, not need to spend lines describing it.


Now two seems to be the root causes, two main revolutions happened in the last fifty years:


1. the “liberty revolution” that can be dated to 1968 when the meaning of life has been distorted and freedom was imposed as the final goal of everyone and
2. the “digital revolution” which produced what the so called digital generation.

Let’s stick to this last one: which are the new features of digital kids?
They present a different “brain”: of course not. I just mean a different approach to reality. These are the traits, mainly deriving from (ab)use of videogames and netsurfing:

1.Risk evaluation and management
2.Personal discovery of the reality
3.Initiative and proactivity
4.Global look
5.Different ways of connecting ideas: hypelinking more than adopting syllogisms 
6.Different way of paying attention
7.Problem solving attitude
8.Situation analysis skills
9.Competition and teambuilding

And how do we usually treat them, at home and at school? We tend to go on applying the same education style we were exposed while we were young. Which cannot be defined wrong, just obsolete. It’s based on

1.Assure safety and certainty
2.Tell reality (I’m elder and know everything about the world, little guy!)
3.Reactivity and discipline
4.Local touch
5.Linear thinking, books studying, frontal lessons
6.Long-lasting attention without disruptions
7.Execution of orders
8.Showing the situation
9.Standard to be followed 

These behaviors seem still to be the usual way school, I assume almost all over the world, teaches to kids, which are apparently the same kids we were but truly more like aliens.
And thus a conflict raises, that use to push those children which are not so strong inside to reject this way of educating them.

I’d really like to get your point of view on this.

martedì 1 febbraio 2011

Tutta la famiglia in tre frasi - All the family in three sentences

Prossimo post Next post Giovedì/Thursday 03 febbraio 2011

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Per questa volta vorremmo condividere con voi alcune frasi trovate spigolando web e giornali, rasi che ci hanno costretto a riflettere sulla famiglia e sull’educazione. E sullo stato delle cose. Vorremmo solo citarle, contestualizzando la prima che richiede un minimo di spiegazione, e lasciarle lì, nude, per una vostra riflessione che ci auguriamo vogliate condividere con noi.  Potremmo iniziare un discussione profonda utile per tutti.



Ecco la prima:la famiglia non è più fulcro etico, ma affettivo” Rosella Alberizzi (citato da Annachiara Sacchi - CorSera 29/I/11 pag 31) L’articolo illustra il punto di vista di maestre elementari nei colloqui con i genitori, che sembrano sempre più stressati e interessanti all’emotività dei figli più che alla loro crescita come persone. Lungi dal essere quindi luogo di definizione di regole e valori, la famiglia appare come guscio di coccole, incubatrice di bamboccioni in bambagia.



Ecco la seconda, di Fulvio Scaparro, estratta da questo articolo: oggi, quando dobbiamo vendere, tutto è bello, sano e promettente. Quando dobbiamo fare notizia, tutto è brutto, malato, preoccupante. Con il risultato che, come i capponi di Renzo, insegnanti e genitori si rinfacciano la colpa dei disastri educativi, salvo trovare un accordo tra loro nel prendersela con la fantomatica "società" o con "i ragazzi di oggi". Si moltiplicano le cassandre e gli struzzi. Faticano a farsi sentire la fiducia nei giovani e i buoni esempi di adulti capaci di lottare, sognare e progettare. Quale testimone passiamo ai nostri figli se di loro ci stiamo costruendo un' immagine così desolante e disperata?”.








Ed infine ecco la terza: “come possono gli adolescenti di oggi lasciarsi alle spalle i limiti di questa età per approdare finalmente nell’età adulta, quando proprio gli adulti sembrano fare di tutto per liberarsi della maturità e rituffarsi nell’adolescenza che rimpiangono ed invidiano ai loro figli?”.

E adesso tocca a voi: che cosa ne pensate? Che cosa potete condividere con noi a proposito di queste frasi che bruciano?





English version





I’d like to share with you some sentences that I grab while gleaning the web and some newspaper and that made me think about, since they are all connected to the family and the education.
I just want to quote them, providing the essential context so that they can be clearly understood, and leave them to your comments: I believe we can start a profound discussion about them.

So let’s start:







Sentence one: “the family is no more the ethical core, rather it became the sentimental nutshell”. What does this mean? The article where I found this talks about the challenges that teachers have to face nowadays with parents, who are just worried about the emotional stability of their kids. They tend thus to drown them in a flow of tenderness instead of being the one who set rules and teach values.







Sentence two: “our kids strive to plan their future: good examples of adults who are still able to dream, fight, struggle for their goals are actually lacking. Which legacy are we leaving them if our image is so hopeless and saddening?”.







Sentence three: “how can we help teens to overcome their limits and finally reach adulthood if adults just seems to miss their teenage and act like teens?”.


That’s it: quite enough for a first shot: now it’s your turn.
What do you think about?