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sabato 9 giugno 2012

Video family



Today I'd like to share these two videos about family. They deserve your time and attention.
Any comment will be welcomed.


Oggi voglio solo condividere questi due video sulla famiglia: meritano il vostro tempo e attenzione. E i vostri commenti. Mi auguro.











giovedì 31 maggio 2012

Mooreeffoc: beauty and the beast - La bella e la bestia

Roomeeffoc Thursday 
The provoking post

Giovedì Roomeeffoc
La provocazione per riflettere

Il testo italiano è qui sotto






You can’t play trick with your kids. That’s the claim of this post which criticize the habit to dress and make up very young girls like lolitas. All the moms are proud of their kids, ça va sans dire, but there is a limit to this healthy pride that we must not overcome.
What’s happening is that an increasing number of mothers tends to misunderstand  care for their daughters with a wrong sense of exhibitionism. The origin of the post is the opening in Italy of new kid’s beauty center  for girls under 14, whose aim is not to enhance the fresh beauty of a kid, but to transform the little girls in teasing lolitas.
Even if the number of insane mothers, like to one who has been recently kicked off  from Anderson Cooper, is still little (anyway even one is too much), the interest for a crazy sense of beauty seem to be a growing disease.
Which is the reason for this? Why do some women act this way? What are they teaching about life to their daughters?
What do you think?


Il testo italiano




Non è possibile giocare sporco con i vostri figli. Questa è l’affermazione di questo post che critica l'abitudine di vestirsi e truccarsi come Lolite di ragazze molto giovani. Tutte le mamme sono orgogliose dei propri figli, ça va sans dire, ma c'è un limite a questo sano orgoglio che non dobbiamo superare.
Quello che sta succedendo è che un numero crescente di madri tende a fraintendere la cura per le figlie con un senso sbagliato di esibizionismo. L'origine del post è l'apertura in Italia del nuovo centro estetico per le ragazze under 14, il cui scopo non è quello di migliorare la fresca bellezza di un bambino, ma di trasformare le bambine in Lolite stuzzicanti.
Anche se il numero di madri folli, come quella cacciata dal suo show da Anderson Cooper, è ancora basso (comunque anche uno è troppo), l'interesse per un senso insano di bellezza sembra essere una malattia in crescita.
Qual è la ragione? Perché alcune donne agiscono in questo modo? Che cosa stanno insegnando sulla vita alle loro figlie?
Cosa ne pensate?
martedì 29 maggio 2012

Facebookducation - L'educazione ai tempi di Facebook


Next post thursday May 31st 
Prossimo post giovedì 31 maggio

Testo in italiano qui sotto - 
scorrere per trovarlo - grazie






Father Paolo Padrini, born in 1973, is the creator and founder of the smartphone application iBreviary that ease your way to the Holy Mass offering on iPhone and iPad the daily liturgy. In 2009 he was appointed by the Pontificio Consiglio delle Comunicazione Sociali, the Vatican organization for Communications, to handle the Pope2You.net project. In 2010 he launches Mediacath.
He is author of the book about Facebook and Internet which was very well received. That’s why we are interviewing him. This is a synthesis of the Italian text.
Father Paul which is the sharpest abstract of your more recent book about Facebook?
I start from the very essential questions that every parent should consider:
Is my kid spending too much time on FB?
How should I handle a FB account?
Should I ask my kids to become my FB friends?
How can I manage the privacy matters?
My book address straightly the problems and answers clearly  avoiding to be the usual guide to use let me say mechanically the social media. I would like to push parents to win back their educational role even in the arena of social network and doing this I do not accuse or demonize FB.
Why do you believe is so relevant to monitor the use that kids make of FB?
FB is a world where kids experience relationships and a almost real life. They discover what a community could be and they learn what social relations mean. And they discover how to handle oneself. This is why is so relevant to understand what’s going on there.
Which could be the dangers?
I don’t want to talk “dangers”, I prefer to talk about opportunities, open roads, chances. That one has to get with responsibility and awareness.
What can parents do?
Here my ten commandements
1.   FB is not God neither a only way of communication.
2.   Do not ask FB friendship to your kids.
3.   Life is not just friendship.
4.   We are FB too: do not diminish the importance of FB in your kid’s life.
5.   Use FB and read fairy tales to you kids: a little bit of everything.
6.   Ask for password but do not spy your kids: FB should be a way to build trust
7.   Facebook is not the place where one can flee.
8.   Neither FB is the secret place.
9.   Do not share everything with everyone.
10.                  Be always parenting, even through FB
Which are the main challenges parents have to face nowadays?
Being aware that they should always be parenting: you never stop being a parent and you have to act accordingly. Always.
What does parents fear?
They do fear the infinite, limitless virtual space they can surf. They felt to be unready to face it, and they prefer to consider them as  invisible places, as room where education cannot inhabit.
Can you suggest three simple hints for “happy families”?
Face the challenges with joy and curiosity.
Never give up parenting: never resign from the role of parent.
Do not believe that you have to be perfect. Just remember that what we seed in out kids’ hearth always produces fruits.


Testo in italiano




Don Paolo Padrini (Novi Ligure, 1973) è diventato famoso per aver lanciato iBreviary, l’applicazione che porta la preghiera cattolica del Breviario, per la prima volta al mondo e in cinque lingue, su iPhone e iPad. Nel 2009 viene chiamato presso il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali per coordinare il progetto vaticano Pope2You.net.  Nel 2010 lancia Mediacath, importante realtà di comunicazione ecclesiale e sociale attraverso la quale intesse collaborazioni con San Paolo Digital, Edizioni Tracce, Edizioni Papillon, il Cinematografo. 
E’ autore del saggio Facebook internet e i digital media (edizioni san Paolo), a proposito del quale lo abbiamo intervistato.
Ci può sintetizzare in 5 righe il contenuto del libro?
Ci sono alcune domande molto concrete che assillano i genitori (che incontro quotidianamente per conferenze e corsi): Mio figlio trascorre troppo tempo su Internet? Come gestire un profilo Facebook? Devo “chiedere l’amicizia” a mio figlio? Come gestire la pubblicazione delle fotografie, ed i problemi legati alla privacy?
Questo volume risponde a queste domande e lo fa in modo molto concreto ed accattivante. Lo fa soprattutto né in modo troppo tecnico, né come l'ennesima guida per utilizzare meccanicamente i social network. Questo libro si propone come strumento immediato ed allo stesso tempo riflessivo, spingendo il genitore a riappropriarsi del proprio ruolo educativo nei confronti dei nuovi "luoghi relazionali" rappresentati dai Social Network ed in modo particolare da Facebook.
Soprattutto questo testo non giudica Facebook, non lo demonizza. Allo stesso tempo ne propone un approccio concreto, educativo e serio, in quanto spazio rilevante di relazioni ed interazioni per la vita "reale" dei nostri ragazzi.

Perché ritene sia importante prendere in esame l'uso di FB da parte dei ragazzini?
Credo che sia importante in quanto essi sperimentano in essa una esperienza reale di vita e di socialità. E' uno dei modi e degli ambienti nei quali imparano, vivendolo concretamente, lo stare insieme, il rapportarsi con gli altri e la gestione del sè.
Per questo motivo, Facebook merita una attenta riflessione.

Qual è il pericolo dal quale ci mette in guardia?
La mia prospettiva è differente. Più che parlare esclusivamente di pericoli (ce ne sono molti...e non sempre sono legati alla vita in rete) mi piacerebbe discutere di opportunità, di strade aperte, da percorrere, possibilmente, con responsabilità e consapevolezza, in modo soprattutto educativo.

Che cosa possono fare i genitori?

Ecco i miei comandamenti.

1) Facebook non è Dio e neppure l'unico mezzo di comunicazione
2) Non chiedere l'amicizia ai propri figli
3) La vita non è fatta di soli amici
4) Siamo fatti anche di Facebook: non sminuire l'importanza di FB nella vita del ragazzo
5) Usa Facebook e leggi le fiabe: mangiare poco, mangiare di tutto.
6) Chiedete le password ma non spiate i figli: FB luogo di fiducia possibile
7) Facebook non è il luogo della fuga
8) Facebook non è il luogo del segreto
9) Non condividete con tutti, qualsiasi cosa
10) Siate educatori, sempre. Anche attraverso Facebook

Quali sono a suo parere le sfide principali che le famiglie devono affrontare oggi? 
La sfida principale è la consapevolezza educativa anche nei confronti del nuovo ambiente che i social network rappresentano. Si è genitori sempre, e non ci sono alibi. Questa è la sfida più grande: essere educatori anche nei confronti di Facebook. La sfida della genitorialità, la sfida educativa, e la sfida dell'impegno di conoscenza e di studio (sono strumenti importanti ed occorre conoscerli bene).

Di che cosa hanno paura i genitori oggi?
Credo che abbiano paura dello spazio infinito nel quale i loro figli si trovano a "navigare". Hanno davanti un continente nuovo, inesplorato, nei confronti del quale spesso si trovano impreparati, quasi disorientati. Soprattutto hanno la tentazione di togliere questi spazi "virtuali" dall'agenda degli impegni di educatori e genitori, quasi come se fossero dei "non luoghi".

Ci può dare tre consigli che le famiglie dovrebbero seguire per essere felici?
Sperimentare la sfida educativa con gioia e curiosità.
Non rinunciare mai al loro ruolo, vivendolo con consapevolezza.
Non pensare di dover essere perfetti. Ma ricordarsi che quello che seminiamo nel cuore dei nostri figli ha sempre una ripercussione, e - come un mattone - contribuirà sempre e comunque a costruire la loro vita.

giovedì 17 maggio 2012

Fatherhood matters - Il papà conta


Next post Sunday May 20th 
Prossimo post domenica 20 maggio

Testo in italiano qui sotto - 
scorrere per trovarlo - grazie







Fatherhood matters. We were almost ready to start some post about it, to promote a book that we loved so much: Strong Father Strong Daughter written by Meg Meeker and finally translated also in Italian when thanks to a Facebook friend -Simona Della Negra- we discovered this video promoting a car that actually is describing the relation father-daughter in a wonderful way. So let’s use it as an introduction to the theme we will develop soon.
What do you notice? What do you love? What do you dislike?

Testo in italiano

La paternità conta. Eravamo pronti a iniziare a scrivere e pubblicare alcuni post su questo tema, partendo dalla pubblicazione recente di un importante libro di Meg Meeker finalmente tradotto in italiano con il titolo Papà sei tu il mio eroe, che merita un approfondimento ampio, quando grazie a una FBmica –Simona Della Negra- ci è capitato tra le mani questo video che potremmo considerare la versione paterna del famoso filmato di P&G sulla mamma. Ok, è la pubblicità di una macchina, ma a nostro parere descrive in modo sintetico e mirabile il rapporto padre-figlia. Consideratelo una introduzione sul tema.
Che cosa notate? Che cosa vi piace? Che cosa vi disturba?
martedì 15 maggio 2012

Best job - Il lavoro più bello



Testo in italiano qui sotto - 
scorrere per trovarlo - grazie




Talking about moms, let’s take the famous P&G video “Best job” as a hint: There’s a lot of rumor about it on the web, and not just because this video became a viral phenomena, with some millions clicks, but because it originated discussions about the role of mom and much more.
Actually in my partition of the net I found very different position: someone adoring it and someone else claiming that’s the worst icon of a mom that could have been presented. The objection is that those moms seems to have no personal life and their only interest in life is washing, cocking, taking kids to school and something else equally awful.
I strongly reject this position for two main reasons: first of all this is a short story, better say these are four short stories told in about 2 minutes, and they want to tell the effort of the best and most demanding job in the world: being a mom. Thus the video has to focus on that.
Second I’m puzzled and worried by that hostility, that I fear is based on a wrong sense of love and self-fulfillment. Love implies sacrifice, that what the video could tell, and parents have to deny themselves, in an healthy way of course, to sustain and support their kids.
I’m much more worried by the fact that no father shows up in the video: is that a sign of the desertion of fathers from children’s and family’s life?
What do you think about?



Testo in italiano




Se ne parla molto in rete, almeno nella mia fetta di web alla quale ho accesso: mi riferisco al famoso video della P&G sulla mamma che ha prodotto anche una pagina dedicata.
E quando dico che se ne parla molto non intendo sottolineare il fenomeno virale del video, che è stato visto da milioni di persone, quando alle discussioni che ne sono scaturite sul senso della maternità.
C’è chi scrive che l’icona proposta è la peggiore possibile perché descrive la mamma come colei che si occupa dei figli, lava, fa da mangiare, non sembra avere altre aspirazioni se non quelle dei figli.
Respingo energicamente questa visione, che trovo strumentale e pregiudizievole, per due principali ragioni: la prima definiamola cinematografica. Il video racconta in circa 2 minuti 4 storie di mamme e figli di tutto il mondo. E vuole porre in evidenza il lavoro di mamma: non c’è il tempo fisico della narrazione per raccontare di successi professionali e/o di altra natura.
Si parla del mestiere più bello e faticoso del mondo, e lo si mette in evidenza.
Il secondo motivo è più filosofico: mi sembra qui si metta in discussione il senso della genitorialità, per un errato senso dell’auto realizzazione. E una interpretazione di che cosa sia l’amore che mi sembra profondamente errata.
Amare i propri figli significa accettare sacrifici per loro, in misura ordinata, ma comunque considerare la loro vita connessa alla nostra e quindi inscindibile. Il che non vuol dire cedere al bambagismo che genera bamboccioni, come più volte abbiamo scritto, ma secondo il criterio ben noto del “buon padre di famiglia” (qui buona madre di famiglia) agire per il bene di tutti e non per egoismo personale.
Quello che mi preoccupa di più è la totale assenza dei padri nel filmato: un problema anche qui di tempi narrativi (ma che ci voleva a mettere un padre vicino alla mamma in almeno una scena?) o lo specchio della diserzione dei papà dall’educazione e dalla vita di famiglia?
Che ne dite?


come contributo alla discussione suggerisco anche
la lettura di questo bellissimo post di Costanza Miriano



sabato 12 maggio 2012

Sabato italiano: Delio, il Trota, Martinelli e la lotte dell'oratorio



Sabato Italiano: il post solo nella lingua del Belpaese
Italian Saturday: only for Italian speaking readers



Next english post Wednesday May 16th - 
Prossimo post mercoledì 16 maggio


Breaking news: due stimolanti articoli sulla pagina 27ora del CorSera: magari possiamo parlarne qui in settimana, che ne dite?
Mamme cattivissime di Angela Frenda
Dal trucco a...? di Alessandra Cavallini









C’è sempre modo di leggere tra le righe, capire gli episodi della vita le implicazioni che ci permettono di correggere noi stessi, collegare tra loro i fatti come si faceva una volta da bambini connettendo i puntini di un vecchio gioco della Settimana Enigmistica per scoprire la figura nascosta.
E le carte che voglio calare oggi per vedere di leggere in trasparenza qualche cosa della nostra italianità che incide sull’educazione dei nostri figli, sono queste quattro



Il fil rouge della politica o quello della polemica non mi interessano, seppure sarebbe interessante riflettere sul fatto che tutti questi argomenti suscitano conflittualità con posizione arrabbiate da una parte e dell’altra della barricata.
Né mi interessa affrontare il tema economico, quello della disperazione o come un errato amore genitoriale produca devastanti conseguenze.
Ciò che mi interessa spremere da queste notizie è come siamo abituati a prendere sempre tutto con una eccessiva emotività, pronti ad assecondare la “pancia” e a dimenticare sia l’esistenza di valori fondanti sia le conseguenze di ogni azione invece che riflettere sui principi ed educare a considerare l’effetto di ciò che facciamo.
Perché nelle reazioni a queste notizie c’è sempre una esasperata passione che si nutre di pregiudizi invece che cercare di comprendere i casi, ed è questo atteggiamento che preoccupa perché genera fondamentalmente un egoismo senza fine. E crea falsi eroi.
È come se fossimo affetti dalla sindrome del “benaltrismo” (c’è ben altro di cui preoccuparsi!), dal virus dell’”amontismo” (il problema è a monte!) immersi comunque e sempre nella complice connivenza con il furbo, che in fondo un po’ ammiriamo sempre.
Queste vicende mostrano come in filigrana a casa nostra ci sia una voglia perenne di sconto, di mettere le proprie necessità, anche quando sono superflue se non inique, davanti a tutto. Senza cercare non dico una soluzione ottimale, ma neanche il compromesso.
Prendiamo questi vicende essicandole fino al seme:
a)    povero Renzo, non riesce a prendere la laurea, è compriamogliela: che male c’è? E’ solo un pezzo di carta! E così si producono bamboccioni viziati: ma quante “lauree” abbiamo “comperato” per i nostri figli?
b)   È stato insultato pesantemente, toccato nella sua famiglia. Vero. Ma come ha scritto intelligentemente Alberto Costa, il ruolo dell’allenatore è quello dell’educatore. E non venite a dirci che è così stressante (come afferma Pep Guardiola che si definisce stravolto dopo 4 anni al Barça e abbisognoso di un anno sabbatico. Non riferisco cosa gli hanno suggerito di fare i metalmeccanici di una acciaieria) da non potersi controllare. C’è chi deve sorridere e controllarsi per stipendi con qualche zero in meno e lo fa anche con passione per la vita….
c)    La disperazione è difficile da controllare, e l’indifferenza che stringe alla gola meriterebbe ben altro post: ma per risolvere tutto è proprio solo necessario ricorrere alla violenza? E chi sostiene che questo signore è un eroe, un compagno che sbaglia, non sta sostenendo che se adeguatamente provocati ogni reazione è accettabile? Come per il caso di Delio Rossi? Le attenuanti non si negano mai a nessuno? Ma che cosa vuol dire questo? Che conseguenze ha una posizione di questo tipo?
d)   Interessante questo articolo che, come dovrebbe fare ogni cronaca, non prende posizione ma elenca fatti e posizioni. E a leggere si oscilla tra gli uni e l’altra, incapace di capire chi abbia ragione e chi torto. Poi capisci che alla fine quello che succede è uno scambio di accuse su un problema educativo o di pazienza che poco o nulla hanno a che fare con il fatto in sé: e quindi di nuoco si torna a quell’atteggiamento che mette sé al centro e nega il bene comune.
Forse l’unica soluzione è questa iniziativa americana, o la strada che hanno preso in questa scuola media, ma ne parleremo un’altra volta.
martedì 8 maggio 2012

Teaching fortitude - educare alla fortezza


Next post Thursday May 10th 
Prossimo post giovedì 10 maggio

Testo in italiano qui sotto - 
scorrere per trovarlo - grazie





Is fortitude still worthy nowadays? Should we teach this virtue to our kids? Which will be the best way? Is sample enough?
I took part to a conference on this subject reserved to the fathers of the school where my kids went. About 50 men where there.
First: why just father? Well, maybe because the present Italian society seems lacking of dad power, men are someway running away from their duties. And because fortitude used to be not a male prerogative but a male unavoidable obligation.
What is fortitude? It can be define as the habit to withstand life, to strive for what is good with all one’s strengths.
We were told that fortitude walks on two legs: the defense and the attack. 
Defense means resistance, patience, endurance. The capability to stay motionless and emotionless while everything seems against us. It means stand firm in front of pain and sorrow.
Attack means courage, strive for finding what is good and pursuing it.
Do you agree with this? Do you believe we still need to understand and live this virtue? And therefore teach it to our kids? Because if we believe fortitude is a useful tool we need to coach and train our kids.
And how can we without exposing them to sorrow and pain and harsh situations?
We will talk again, I’d like first to collect your opinion about what I just wrote. Thanks for helping us!

A definition we love of fortitude is the one proposed by the New Catechism of the Catholic Church (§1808) Fortitude is the moral virtue that ensures firmness in difficulties and constancy in the pursuit of the good. It strengthens the resolve to resist temptations and to overcome obstacles in the moral life. The virtue of fortitude enables one to conquer fear, even fear of death, and to face trials and persecutions. It disposes one even to renounce and sacrifice his life in defense of a just cause.



Testo in italiano




La fortezza è ancora una virtù? Dobbiamo insegnarla ai figli? Qual è il modo migliore? L’esempio è sufficiente?
Ho partecipato ad un incontro per soli papà su questo tema, eravamo una cinquantina di uomini che avevano a che fare con le scuole che i nostri figli hanno frequentato.
C’è da chiedersi innanzitutto: perché solo papà? Beh, forse perché alla società italiana di oggi sembra mancare proprio della presenza forte e vigorosa dei papà, un po’ come se gli uomini avessero disertato e fuggissero i propri doveri. O forse perché la fortezza dovrebbe essere una virtù non dico prerogativa, ma irrinunciabile per un uomo.
Ma che cosa è la fortezza? Può essere definita come la virtù che affronta la vita, che lotta per ciò che è bene con tutte le proprie forze.  Ne parla ad esempio Josef Pieper in un suo mirabile saggio ricordato da questo articolo di Franco Manzoni.
Nell’incontro citato ci è stato chiarito che la fortezza è virtù che ha bisogno di due gambe per correre: la difesa e l’attacco.
La difesa vuol dire resistenza, pazienza, sacrificio. La capacità di resistere e restare saldo, senza cedere all’emotività, di fronte a ciò che ci viene addosso: sopportare dolore e sofferenza.
L’attacco significa coraggio e lotta per capire che cosa è bene e per perseguirlo con tutte le nostre forze.
Siete d’accordo? Ritenete che si debba darsi da fare per insegnare questo atteggiamento ai figli perché è necessario ed utile comprenderlo e viverlo? Siamo consapevoli che se questo è vero, allora insegnare la fortezza significa esporre i nostri figli alla fatica, al dolore, all’amarezza, al dispiacere. Alla ferita.
Ne parleremo ancora, prima però ci farebbe piacere avere il vostro parere, il vostro punto di vista.


Una definizione che amiamo della fortezza e quella proposta dal Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica (§1808) La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa.

sabato 5 maggio 2012

Non hai capito, non me l'hai detto


Sabato Italiano: il post solo nella lingua del Belpaese
Italian Saturday: only for Italian speaking readers



Next english post Tuesday May 8th - 
Prossimo post martedì 8 maggio





Diciamo che si chiama Giovanni. Ha appena portato i figli a scuola e lì ha incontrato Marco. Hanno preso un caffè insieme. Poi guidando verso l’ufficio telefona a sua moglie e gli capita di raccontare “Ho incontrato Marco”. Lei attacca: “E sua moglie Paola come sta? La scorsa settimana era influenzata, ed è stato un peccato perché avevamo deciso di andare insieme a fare compere per Natale”. “Bè, non lo so, non me l’ha detto!” “E tu non gliel’hai chiesto?” Realmente stupito lui risponde “Perché avrei dovuto?” 
Io credo che in ognuna delle nostre famiglie si sia svolto almeno una volta questo stesso dialogo o uno molto simile, giusto? Come mai? 
Perché siamo differenti, uomini e donne intendo, e parliamo linguaggi differenti. E amiamo cose differenti, come sottolinea questo brillante spot.
All’inizio ci sono stati studi di sociologia, o di psicologia se preferite, o anche un approccio antropologico.
Ci sono stati i libri di John Grays o i divertenti studi di Barbara e Allan Pease.
Ma poi la scienza ha calcato la scena e abbiamo scoperto che non è solo questione di comportamenti, ma di struttura cerebrale come hanno spiegato Barbara Annis e Michael Gurian nel loro libro “Leadership and the sexes”, libro che ha avuto un grande successo e scatenato diverse discussioni.
Non è nelle nostre intenzioni discutere qui i risultati della ricerca, li prenderemo per validi e saranno il nostro punto di partenza. Ciò che ci interessa è analizzarne le conseguenze, com’ è stato fatto così bene e in modo pungente da uno spettacolo di Broadway che sta diventando sempre più popolare anche in Italia. (No. Non stiamo parlando di Mamma mia degli Abba, o Fame. Stiamo parlando di una commedia piacevole e intelligente, un monologo per essere precisi: The Caveman, tradotto e adattato per l'Italia da Teo Teocoli)
Le differenze sono così grandi che potrebbe quasi sembrare un miracolo che uomini e donne riescano a comprendersi reciprocamente.
In questo post sull’argomento vogliamo concentrarci su due differenze principali e su alcuni suggerimenti.
Utilizziamo in modo molto diverso le parole ed il silenzio: ognuno di noi sa che le donne parlano molto più degli uomini e che gli uomini amano il silenzio molto più delle donne. Ma come li usiamo?
Le donne hanno bisogno di esprimere pensieri ed emozioni: sanno farlo e sono abituate. Le donne parlano per dare forma ai loro pensieri, mentre gli uomini sono soliti pensare prima di parlare, e quasi mai esprimono i loro sentimenti per due ragioni principali:

a) Non sanno esprimere facilmente le emozioni: noi uomini non abbiamo le stesse parole che hanno le donne per descrivere pienamente le emozioni, soprattutto quando siamo sopraffatti dalla rabbia. Certo, ci sono molti fantastici scrittori che sanno descrivere magicamente sentimenti e stati d’animo. Ok: ma quanti sono rispetto il numero degli uomini? Quale percentuale? Raggiungono l’1% del totale?

b) Non vogliono rivelare le emozioni! E’ percepita come una debolezza! Perché? Non lo sappiamo, ma è un dato di fatto.

Il problema si presenta quando una donna parla con un uomo: gli esprime i suoi sentimenti e vorrebbe ricevere lo stesso dono. Ma non riceve ciò che si aspetta. Non è malizia o cattiveria. E’ che non ci interessa. Oltretutto le emozioni tendono ad avere vita breve per gli uomini, soprattutto quelle forti come rabbia, ira o paura. Possiamo essere furibondi e cinque minuti dopo il picco di collera parlare con calma, addirittura bere una birra con la nostra “vittima”. Le donne non ne sono capaci: hanno bisogno di dissolvere i sentimenti parlandone.
Dobbiamo essere consapevoli di questo per mostrare pazienza, che è uno degli ingredienti principali dell’amore, e cercare di parlare, e ascoltare, il linguaggio dell’altro.
Una seconda principale difficoltà si verifica a causa di questa differenza di linguaggio.
Le donne sono molto più capaci degli uomini di soffrire, e più che mai di sopportare la sofferenza psicologica. Le donne hanno quel particolare, straordinario dono di tenere tutto dentro, senza dire una parola, finché … finché viene versata l’ultima goccia. Allora scoppiano! Lasciateci però dire chiaramente che molto spesso gli uomini non sanno perché le donne scoppiano! Non si sono resi conto di nulla, non sono consapevoli dei dispiaceri che le loro mogli hanno sopportato.
Non lo stiamo dicendo per trovare un alibi ai mariti o compagni. Per nulla. Solo per mettere in guardia contro un problema concreto: donne e uomini non condividono la stessa sensibilità e capacità di leggere fatti e intenzioni. Gli uomini stanno in superficie, si concentrano sui fatti, comprendono le parole. Le donne vanno più a fondo: colgono le implicazioni, afferrano le intenzioni, comprendono le allusioni, talvolta fraintendono leggendo significati che nessuno aveva intenzione di attribuire alle situazioni. Ed in genere tengono duro.
Ora, in quale modo volete utilizzare tutto questo applicandolo alle vostre famiglie dipende da voi. Ma ponete la questione sul tavolo ed affrontatela!
Le madri insegnino tutto questo ai figli e i padri alle figlie. Fate in modo che sia compreso e indubbio. Li aiuterete davvero tanto, evitando loro delle sofferenze non necessarie.
Cosa ne pensate? Quali sono i vostri suggerimenti per rendere più semplice la comunicazione? Quali le vostre esperienze?