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giovedì 31 maggio 2012

Mooreeffoc: beauty and the beast - La bella e la bestia

Roomeeffoc Thursday 
The provoking post

Giovedì Roomeeffoc
La provocazione per riflettere

Il testo italiano è qui sotto






You can’t play trick with your kids. That’s the claim of this post which criticize the habit to dress and make up very young girls like lolitas. All the moms are proud of their kids, ça va sans dire, but there is a limit to this healthy pride that we must not overcome.
What’s happening is that an increasing number of mothers tends to misunderstand  care for their daughters with a wrong sense of exhibitionism. The origin of the post is the opening in Italy of new kid’s beauty center  for girls under 14, whose aim is not to enhance the fresh beauty of a kid, but to transform the little girls in teasing lolitas.
Even if the number of insane mothers, like to one who has been recently kicked off  from Anderson Cooper, is still little (anyway even one is too much), the interest for a crazy sense of beauty seem to be a growing disease.
Which is the reason for this? Why do some women act this way? What are they teaching about life to their daughters?
What do you think?


Il testo italiano




Non è possibile giocare sporco con i vostri figli. Questa è l’affermazione di questo post che critica l'abitudine di vestirsi e truccarsi come Lolite di ragazze molto giovani. Tutte le mamme sono orgogliose dei propri figli, ça va sans dire, ma c'è un limite a questo sano orgoglio che non dobbiamo superare.
Quello che sta succedendo è che un numero crescente di madri tende a fraintendere la cura per le figlie con un senso sbagliato di esibizionismo. L'origine del post è l'apertura in Italia del nuovo centro estetico per le ragazze under 14, il cui scopo non è quello di migliorare la fresca bellezza di un bambino, ma di trasformare le bambine in Lolite stuzzicanti.
Anche se il numero di madri folli, come quella cacciata dal suo show da Anderson Cooper, è ancora basso (comunque anche uno è troppo), l'interesse per un senso insano di bellezza sembra essere una malattia in crescita.
Qual è la ragione? Perché alcune donne agiscono in questo modo? Che cosa stanno insegnando sulla vita alle loro figlie?
Cosa ne pensate?
sabato 26 maggio 2012

La signorina Daniela - seconda puntata


Sabato Italiano: il post solo nella lingua del Belpaese
Italian Saturday: only for Italian speaking readers



Next english post Tuesday May 29th - 
Prossimo post martedì 29 maggio









Riprendiamo la chiacchierata con la sig.na Daniela iniziata sabato scorso che ha suscito un interesse elevato. Dopo aver chiarito perché ci sia bisogno oggi di consulenti educativi oggi la sig.na Daniela ci parla delle famiglie che incontra. Sabato scorso concluderemo l'intervista. 


Tra le persone più interessanti incontrati fatti su web, non posso non proporvi la signorina Daniela, consulente educativa. Una professione decisamente utile oggi, che in un certo senso anticipa in modo più positivo, la proposta del premier inglese Cameron di insegnare ai suoi conterranei come si educano i figli.
Un po’ SOS-Tata del web (e della realtà) un po’ salutare zia capace di far ragionare anche i più riottosi nipoti (siano essi i genitori o i pargoli), detto con molta stima, la signorina Daniela propone il proprio contributo alle famiglie in difficoltà, in emergenza educativa.
Per capirne di più lascio a lei la parola, facendoci raccontare innanzitutto chi è: ecco come si descrive nel suo sito Genitori sul serio,  che ha anche una presenza in Facebook. L’intervista ci accompagnerà per alcune settimane con più puntate: molte sono le cose che può dirci e ho preferito dedicare spazio a chi lo merita.
Sono nata nel 1959 e sono stata per molti anni educatrice di scuola dell’infanzia e tata in alcune famiglie. 
Negli anni ho approfondito i miei studi e la mia specializzazione sui temi della comunicazione e del comportamento del bambino, sull’espressione creativa, in particolare di disegno con il corpo. Ho frequentato corsi sull’educazione sessuale per educatori di scuola dell’infanzia ed elementare, sulla fiaba e la dimensione del fiabesco e sull’animazione musicale.

Di questa attività mi piace la possibilità di aiutare le famiglie ad ottenere una vita quotidiana più serena e felice e a migliorare il rapporto genitori-figli. E per ottenere ciò credo nel giusto mix fermezza/amore e nella consapevolezza che l’infanzia è la palestra della vita.
Offrire on line la soluzione ai tuoi problemi educativi, con serietà professionale e dedizione, è la mia nuova entusiasmante sfida che intendo affrontare.





 Intervista seconda parte



Quali sono i limiti delle famiglie oggi?
I grandi limiti a mio parere si possono così riassumere:
-        Insufficiente comunicazione fra genitori e figli: troppe cose da fare e tutte di corsa per ascoltare davvero i figli quando parlano (già comunichiamo poco causa TV e attività su computer di vario genere) e non parlargli, spiegargli, raccontargli. E’ aberrante vedere giovani genitori con bimbo in passeggino che indossano gli auricolari dell’Ipod!
-        Insufficienti regole di base del vivere comune, in casa e fuori, poche ma fondamentali: qualche esempio? “grazie”, “prego”, “per piacere”, “ciao”, evitare di urlare a squarciagola in luoghi dove ci sono altre persone (escludendo dal divieto ovviamente i luoghi deputati ai giochi liberi dei bambini), non spintonare… Banali e antiquati? Assolutamente no! Spesso i genitori interpretano queste regole del vivere comune come inutili imposizioni e che i loro figli impareranno quando saranno più grandi.  Il momento giusto non arriverà mai.
-        Insufficiente educazione all’autonomia: genitori sempre di corsa che…vestono bambini di 4,5,6 anni o anche di più, altri li imboccano, chi gli porta lo zainetto di scuola assieme ad altre quattro borse della spesa e il bimbo a mani vuote, qualcuno spinge  passeggini con bambini di altezze inquietanti oppure danno il biberon con la colazione a bimbi che fanno l’ultimo anno di scuola d’infanzia o iniziano a frequentarla a tre anni ancora con il pannolone. Insegnare gesti autonomi al bambino richiede pazienza, anche tempo, perché si dovrà attendere il suo tempo di esecuzione ma si deve fare! Il percorso che porta all’autonomia di un individuo parte dai piccoli gesti autonomi quotidiani.

Quali sono invece le loro preoccupazioni? e le loro paure?
Beh, il genitore ne ha tantissime,  molte delle quali sono talmente ovvie e naturali che non le citerò neanche. I genitori della nostra contemporaneità vivono le paure agendo alle volte in modo poco coerente. Per esempio, non si insegna ad un bambino a fare brevi percorsi in strada da solo, magari per recarsi a scuola, per paura degli attraversamenti o di eventuali incontri di malintenzionati e perciò si portano con l’automobile davanti all’ingresso della scuola fino al momento delle scuole medie e poi improvvisamente a 14 anni gli si regala lo scooter. Certo, sono preoccupati ma…lo scooter lo voleva il figlio, mentre non insisteva di certo per andare a scuola da solo. Si evidenzia quindi la tendenza a superare la paura quando devono assecondare il desiderio (o capriccio) del figlio ma non si impongono altrettanta autodisciplina quando sono loro a decidere un’azione, anche se utile allo sviluppo del  bambino, se gli provoca preoccupazione.


Può raccontarci qualche aneddoto della sua professione?
Uno degli ultimi che mi viene immediatamente in mente è riferito ad una famiglia con una bambina di due anni che ha ricevuto puntualmente gli insegnamenti dei genitori del “grazie, prego, per piacere…” praticamente fin dalla culla, rafforzati dall’asilo nido. Una sera all’ora di cena la mamma chiede al papà che le versi un po’ d’acqua e nel frattempo si assenta un attimo per andare in cucina. Quando ritorna a tavola prende il bicchiere per bere l’acqua  che il marito le aveva versato e la bimba, con voce imperiosa le dice “no! Grazie…” Mamma e papà non comprendono subito ma la bimba insiste con il “no! Grazie…” ogni volta che la mamma porta il bicchiere alla bocca. Improvvisamente intuiscono, si guardano, la mamma dice al papà “grazie” e poi beve l’acqua…con il permesso soddisfatto della figlia! In questo caso possiamo decisamente dire che l’insegnamento ha funzionato!


<seconda puntata...segue>
martedì 22 maggio 2012

La trappola dei diritti - Screwed by rights



Next post thursday May 24th 
Prossimo post giovedì 24 maggio

Testo in italiano qui sotto - 
scorrere per trovarlo - grazie








I’ve been puzzled by this blog, The Entitlement Trap I found on twitter that I decided to take a closer look. Actually is such a mine of hints and provocations it deserve a frequent click.
We are living in an age that is built around rights, which is good, and noble. We are seeking for developing and widening human rights. But sometime we overstate  and we are so overwhelmed and delighted by our search of rights that we end up forgetting that we have duties too.
I was surprised and confused by a recent news a read on a local newspaper: a teacher was protesting against the decision of the school director to replace the common lunch with just juice and fruits for those guys whose parents hadn’t paid the due tuition for meals.
She was claiming that this was against the children’s rights and that was discriminating them.
I cannot suggest a solution neither decide if that was the best or the worst decision, but I was truly annoyed by the teacher’s declaration. It seemed to me that she was focusing too much on rights completely disregarding duties.
Which are the consequences of this attitude that we are teaching to our kids? Are we doing them a favor or are we misleading them?
Our opinion is that this is a direct consequence of a wrong claim of personal rights, a demand that will easily bring us (maybe it already brought us) toward the selfish planet.
What could we do to teach our kids that they can and some time must fight for rights, but they also have to understand and respect their duties and accomplish them first?


Testo in italiano



Sono stato così incuriosito dal blog “La trappola dei diritti” (The Entitlement Trap), scoperto su Twitter, che ho deciso di vederlo più da vicino. In realtà è una tal miniera di suggerimenti e provocazioni che merita un vostro click.
Viviamo in una epoca che è costruita attorno a diritti, il che è buono, e nobile. Cerchiamo lo sviluppo e l’ampliamento dei diritti umani. Ma qualche volta ci lasciamo prendere la mano e siamo così sopraffatti e innamorati della nostra ricerca dei diritti che finiamo per dimenticarci che abbiamo anche dei doveri.
Sono rimasto sorpreso e confuso da una recente notizia letta su un giornale locale: una maestra che stava protestando contro la decisione presa dal direttore, della scuola dove insegnava, che stabiliva di sostituire il pranzo con appena un succo e un po’ di frutta per quei bambini i cui genitori non avevano pagato la dovuta retta per la mensa.
Questa donna affermava che questa decisione era contro i diritti dei bambini e discriminante nei loro confronti.
Non posso né suggerire una soluzione né decidere se quella del direttore fosse la migliore o la peggiore scelta, ma sono veramente infastidito dalla dichiarazione dell’insegnante. Mi sembra che si sia focalizzata troppo sui diritti dimenticandosi completamente dei doveri.
Quali sono le conseguenze di questo atteggiamento che stiamo insegnando ai nostri figli? Stiamo facendo loro un favore o stiamo fuorviandoli?
La nostra opinione è che questa è una diretta conseguenza dell’affermazione pretestuosa dei diritti personali, una pretesa che facilmente ci porterà (o forse ci ha già portati) verso l’egoismo totale.
Cosa possiamo fare per insegnare ai nostri figli che possono e qualche volta devono lottare per i propri diritti, ma che devono anche capire e rispettare i loro doveri e prima di tutto portarli a termine?
sabato 19 maggio 2012

Genitori sul serio? Ecco la signorina Daniela


Sabato Italiano: il post solo nella lingua del Belpaese
Italian Saturday: only for Italian speaking readers



Next english post Tuesday May 22nd - 
Prossimo post martedì 22 maggio

Ricordo due stimolanti articoli sulla pagina 27ora del CorSera: magari possiamo parlarne, che ne dite?
Dal trucco a...? di Alessandra Cavallini






Tra le persone più interessanti incontrati fatti su web, non posso non proporvi la signorina Daniela, consulente educativa. Una professione decisamente utile oggi, che in un certo senso anticipa in modo più positivo, la proposta del premier inglese Cameron di insegnare ai suoi conterranei come si educano i figli.
Un po’ SOS-Tata del web (e della realtà) un po’ salutare zia capace di far ragionare anche i più riottosi nipoti (siano essi i genitori o i pargoli), detto con molta stima, la signorina Daniela propone il proprio contributo alle famiglie in difficoltà, in emergenza educativa.
Per capirne di più lascio a lei la parola, facendoci raccontare innanzitutto chi è: ecco come si descrive nel suo sito Genitori sul serio,  che ha anche una presenza in Facebook. L’intervista ci accompagnerà per alcune settimane con più puntate: molte sono le cose che può dirci e ho preferito dedicare spazio a chi lo merita.

Sono nata nel 1959 e sono stata per molti anni educatrice di scuola dell’infanzia e tata in alcune famiglie. 
Negli anni ho approfondito i miei studi e la mia specializzazione sui temi della comunicazione e del comportamento del bambino, sull’espressione creativa, in particolare di disegno con il corpo. Ho frequentato corsi sull’educazione sessuale per educatori di scuola dell’infanzia ed elementare, sulla fiaba e la dimensione del fiabesco e sull’animazione musicale.

Di questa attività mi piace la possibilità di aiutare le famiglie ad ottenere una vita quotidiana più serena e felice e a migliorare il rapporto genitori-figli. E per ottenere ciò credo nel giusto mix fermezza/amore e nella consapevolezza che l’infanzia è la palestra della vita.
Offrire on line la soluzione ai tuoi problemi educativi, con serietà professionale e dedizione, è la mia nuova entusiasmante sfida che intendo affrontare.


1) da dove nasce questa idea di consulenza educativa?
Ho fatto l'educatrice d'infanzia per quasi vent'anni nella realtà operativa di scuole d'infanzia d’eccellenza, che è quella di Trieste. Sono sempre rimasta legata al mondo infantile e in particolar modo all'osservazione del rapporto genitori/figli, notando il cambiamento progressivo dei metodi educativi nelle famiglie, e dei relativi risultati. I metodi educativi cosiddetti "moderni" che nei decenni passati hanno consigliato di togliere totalmente regole, imposizioni, divieti e orari hanno iniziato a creare molta confusione nelle famiglie. Molti di questi cambiamenti non possono essere assolutamente considerati il male assoluto: l'ammorbidimento di autoritarismi eccessivi sono stati in gran parte positivi ma hanno tolto supporti che il genitore non ha saputo sostituire con l'autorevolezza. Come ben si sa, autorità e autorevolezza sono molto diverse fra loro: l'autorità da parte del genitore è un atteggiamento dispotico, impositivo e frustrante mentre l'autorevolezza è una condizione che il bambino riconosce spontaneamente al genitore, anzi la cerca, ne ha necessità, desidera una guida solida, sicura. E' quel meccanismo che fa intendere che il rapporto fra genitore e figlio non possa essere basato sull'amicizia. Come io dico spesso: "gli amici si scelgono, i genitori no...". Il resto l'hanno fatto i sensi di colpa e il desiderio di compensare il tempo mancante dedicato ai figli, di madri che lavorano fuori casa e sentono il bisogno di essere particolarmente disponibili nei confronti dei loro bambini nel poco tempo a loro dedicato. Ho notato, sempre più frequentemente, comportamenti di bambini che i genitori non riescono a gestire. Situazione di questo tipo possono creare una quotidianità familiare terribile, davvero sfinente e frustrante portando il nucleo familiare a scoppiare. Ultimamente però, ho notato che i genitori non accettano più in modo passivo la situazione ma iniziano a chiedere; qualche domanda qua e là da parte di amici e conoscenti: "guarda cosa combina", "cosa devo fare quando si comporta così". Ora molti genitori si mettono in discussione ma sono frastornati e non sanno da che parte iniziare il cambiamento, né come attuarlo. Sono spuntati come funghi programmi televisivi che trattano di varie situazioni familiari difficili ma la maggior parte delle persone non vogliono apparire in TV a sbandierare i loro problemi quotidiani. Ecco, tendere una mano a genitori che intuiscono che da soli non ce la fanno a cambiare "registro", è stata per me una naturale conseguenza. Oggi, ad attività di consulenza avviata, si tratti di semplici e brevi risposte in Facebook, consulenze on line private tramite il mio sito oppure percorsi programmati a misura di famiglia e direttamente "in" famiglia, conoscere o vedere i progressi e/o i cambiamenti di situazioni familiari insostenibili che cambiano radicalmente o si rasserenano in modo inimmaginato dai genitori, è veramente una soddisfazione enorme.


2) perché oggi c'è bisogno di "consulenti genitoriali"? per quale problema viene chiamata più spesso?
Perché i genitori vivono costantemente con la paura di sbagliare, temono di fare errori che si ripercuoteranno nella vita dei loro figli, e purtroppo così è. Ma questo atteggiamento ondivago, incerto, timoroso crea individui fragili. Nell’educare i figli tutti i genitori fanno errori, li hanno commessi anche i nostri genitori ma se si riesce a costruire basi solide che forniscano all’individuo/figlio strumenti come autostima, osservazione, capacità di comunicare, riflessione, ordine mentale, ognuno di noi, diventando adulto e maturando, sarà in grado di superare i problemi creati da qualche errore educativo familiare.

Le richieste più frequenti di consigli specifici arrivano per problemi nel momento di mettere a nanna il bambino, oppure perché ci sono problemi con il cibo o con i compiti scolastici.  Si deve però distinguere un unico problema in un contesto educativo che va a gonfie vele da molti problemi spalmati su tutta la giornata e in molteplici situazioni. Mi spiego: se in un contesto familiare sereno il bambino vive la quotidianità in modo fluido ma improvvisamente inizia ad avere problemi legati al sonno, dovrò chiedermi cosa possa aver causato questa situazione. In questo caso il bambino sta manifestando ed esternando qualcosa che lo turba. Non è quasi mai solo un capriccio. Al contrario, se mi trovo di fronte ad un bimbo irrequieto, che non vuole dormire nel suo letto, ha disordine nel momento dei pasti, fa spesso capricci, non recepisce negazioni o richieste e via dicendo, significa che mi trovo davanti ad una situazione con problemi educativi di base. Da rivedere quindi impostazioni generali di atteggiamenti e comportamenti. Perciò per offrire una consulenza seria è necessario comprendere bene la situazione familiare e tutto il suo contesto.


martedì 15 maggio 2012

Best job - Il lavoro più bello



Testo in italiano qui sotto - 
scorrere per trovarlo - grazie




Talking about moms, let’s take the famous P&G video “Best job” as a hint: There’s a lot of rumor about it on the web, and not just because this video became a viral phenomena, with some millions clicks, but because it originated discussions about the role of mom and much more.
Actually in my partition of the net I found very different position: someone adoring it and someone else claiming that’s the worst icon of a mom that could have been presented. The objection is that those moms seems to have no personal life and their only interest in life is washing, cocking, taking kids to school and something else equally awful.
I strongly reject this position for two main reasons: first of all this is a short story, better say these are four short stories told in about 2 minutes, and they want to tell the effort of the best and most demanding job in the world: being a mom. Thus the video has to focus on that.
Second I’m puzzled and worried by that hostility, that I fear is based on a wrong sense of love and self-fulfillment. Love implies sacrifice, that what the video could tell, and parents have to deny themselves, in an healthy way of course, to sustain and support their kids.
I’m much more worried by the fact that no father shows up in the video: is that a sign of the desertion of fathers from children’s and family’s life?
What do you think about?



Testo in italiano




Se ne parla molto in rete, almeno nella mia fetta di web alla quale ho accesso: mi riferisco al famoso video della P&G sulla mamma che ha prodotto anche una pagina dedicata.
E quando dico che se ne parla molto non intendo sottolineare il fenomeno virale del video, che è stato visto da milioni di persone, quando alle discussioni che ne sono scaturite sul senso della maternità.
C’è chi scrive che l’icona proposta è la peggiore possibile perché descrive la mamma come colei che si occupa dei figli, lava, fa da mangiare, non sembra avere altre aspirazioni se non quelle dei figli.
Respingo energicamente questa visione, che trovo strumentale e pregiudizievole, per due principali ragioni: la prima definiamola cinematografica. Il video racconta in circa 2 minuti 4 storie di mamme e figli di tutto il mondo. E vuole porre in evidenza il lavoro di mamma: non c’è il tempo fisico della narrazione per raccontare di successi professionali e/o di altra natura.
Si parla del mestiere più bello e faticoso del mondo, e lo si mette in evidenza.
Il secondo motivo è più filosofico: mi sembra qui si metta in discussione il senso della genitorialità, per un errato senso dell’auto realizzazione. E una interpretazione di che cosa sia l’amore che mi sembra profondamente errata.
Amare i propri figli significa accettare sacrifici per loro, in misura ordinata, ma comunque considerare la loro vita connessa alla nostra e quindi inscindibile. Il che non vuol dire cedere al bambagismo che genera bamboccioni, come più volte abbiamo scritto, ma secondo il criterio ben noto del “buon padre di famiglia” (qui buona madre di famiglia) agire per il bene di tutti e non per egoismo personale.
Quello che mi preoccupa di più è la totale assenza dei padri nel filmato: un problema anche qui di tempi narrativi (ma che ci voleva a mettere un padre vicino alla mamma in almeno una scena?) o lo specchio della diserzione dei papà dall’educazione e dalla vita di famiglia?
Che ne dite?


come contributo alla discussione suggerisco anche
la lettura di questo bellissimo post di Costanza Miriano



sabato 12 maggio 2012

Sabato italiano: Delio, il Trota, Martinelli e la lotte dell'oratorio



Sabato Italiano: il post solo nella lingua del Belpaese
Italian Saturday: only for Italian speaking readers



Next english post Wednesday May 16th - 
Prossimo post mercoledì 16 maggio


Breaking news: due stimolanti articoli sulla pagina 27ora del CorSera: magari possiamo parlarne qui in settimana, che ne dite?
Mamme cattivissime di Angela Frenda
Dal trucco a...? di Alessandra Cavallini









C’è sempre modo di leggere tra le righe, capire gli episodi della vita le implicazioni che ci permettono di correggere noi stessi, collegare tra loro i fatti come si faceva una volta da bambini connettendo i puntini di un vecchio gioco della Settimana Enigmistica per scoprire la figura nascosta.
E le carte che voglio calare oggi per vedere di leggere in trasparenza qualche cosa della nostra italianità che incide sull’educazione dei nostri figli, sono queste quattro



Il fil rouge della politica o quello della polemica non mi interessano, seppure sarebbe interessante riflettere sul fatto che tutti questi argomenti suscitano conflittualità con posizione arrabbiate da una parte e dell’altra della barricata.
Né mi interessa affrontare il tema economico, quello della disperazione o come un errato amore genitoriale produca devastanti conseguenze.
Ciò che mi interessa spremere da queste notizie è come siamo abituati a prendere sempre tutto con una eccessiva emotività, pronti ad assecondare la “pancia” e a dimenticare sia l’esistenza di valori fondanti sia le conseguenze di ogni azione invece che riflettere sui principi ed educare a considerare l’effetto di ciò che facciamo.
Perché nelle reazioni a queste notizie c’è sempre una esasperata passione che si nutre di pregiudizi invece che cercare di comprendere i casi, ed è questo atteggiamento che preoccupa perché genera fondamentalmente un egoismo senza fine. E crea falsi eroi.
È come se fossimo affetti dalla sindrome del “benaltrismo” (c’è ben altro di cui preoccuparsi!), dal virus dell’”amontismo” (il problema è a monte!) immersi comunque e sempre nella complice connivenza con il furbo, che in fondo un po’ ammiriamo sempre.
Queste vicende mostrano come in filigrana a casa nostra ci sia una voglia perenne di sconto, di mettere le proprie necessità, anche quando sono superflue se non inique, davanti a tutto. Senza cercare non dico una soluzione ottimale, ma neanche il compromesso.
Prendiamo questi vicende essicandole fino al seme:
a)    povero Renzo, non riesce a prendere la laurea, è compriamogliela: che male c’è? E’ solo un pezzo di carta! E così si producono bamboccioni viziati: ma quante “lauree” abbiamo “comperato” per i nostri figli?
b)   È stato insultato pesantemente, toccato nella sua famiglia. Vero. Ma come ha scritto intelligentemente Alberto Costa, il ruolo dell’allenatore è quello dell’educatore. E non venite a dirci che è così stressante (come afferma Pep Guardiola che si definisce stravolto dopo 4 anni al Barça e abbisognoso di un anno sabbatico. Non riferisco cosa gli hanno suggerito di fare i metalmeccanici di una acciaieria) da non potersi controllare. C’è chi deve sorridere e controllarsi per stipendi con qualche zero in meno e lo fa anche con passione per la vita….
c)    La disperazione è difficile da controllare, e l’indifferenza che stringe alla gola meriterebbe ben altro post: ma per risolvere tutto è proprio solo necessario ricorrere alla violenza? E chi sostiene che questo signore è un eroe, un compagno che sbaglia, non sta sostenendo che se adeguatamente provocati ogni reazione è accettabile? Come per il caso di Delio Rossi? Le attenuanti non si negano mai a nessuno? Ma che cosa vuol dire questo? Che conseguenze ha una posizione di questo tipo?
d)   Interessante questo articolo che, come dovrebbe fare ogni cronaca, non prende posizione ma elenca fatti e posizioni. E a leggere si oscilla tra gli uni e l’altra, incapace di capire chi abbia ragione e chi torto. Poi capisci che alla fine quello che succede è uno scambio di accuse su un problema educativo o di pazienza che poco o nulla hanno a che fare con il fatto in sé: e quindi di nuoco si torna a quell’atteggiamento che mette sé al centro e nega il bene comune.
Forse l’unica soluzione è questa iniziativa americana, o la strada che hanno preso in questa scuola media, ma ne parleremo un’altra volta.
martedì 8 maggio 2012

Teaching fortitude - educare alla fortezza


Next post Thursday May 10th 
Prossimo post giovedì 10 maggio

Testo in italiano qui sotto - 
scorrere per trovarlo - grazie





Is fortitude still worthy nowadays? Should we teach this virtue to our kids? Which will be the best way? Is sample enough?
I took part to a conference on this subject reserved to the fathers of the school where my kids went. About 50 men where there.
First: why just father? Well, maybe because the present Italian society seems lacking of dad power, men are someway running away from their duties. And because fortitude used to be not a male prerogative but a male unavoidable obligation.
What is fortitude? It can be define as the habit to withstand life, to strive for what is good with all one’s strengths.
We were told that fortitude walks on two legs: the defense and the attack. 
Defense means resistance, patience, endurance. The capability to stay motionless and emotionless while everything seems against us. It means stand firm in front of pain and sorrow.
Attack means courage, strive for finding what is good and pursuing it.
Do you agree with this? Do you believe we still need to understand and live this virtue? And therefore teach it to our kids? Because if we believe fortitude is a useful tool we need to coach and train our kids.
And how can we without exposing them to sorrow and pain and harsh situations?
We will talk again, I’d like first to collect your opinion about what I just wrote. Thanks for helping us!

A definition we love of fortitude is the one proposed by the New Catechism of the Catholic Church (§1808) Fortitude is the moral virtue that ensures firmness in difficulties and constancy in the pursuit of the good. It strengthens the resolve to resist temptations and to overcome obstacles in the moral life. The virtue of fortitude enables one to conquer fear, even fear of death, and to face trials and persecutions. It disposes one even to renounce and sacrifice his life in defense of a just cause.



Testo in italiano




La fortezza è ancora una virtù? Dobbiamo insegnarla ai figli? Qual è il modo migliore? L’esempio è sufficiente?
Ho partecipato ad un incontro per soli papà su questo tema, eravamo una cinquantina di uomini che avevano a che fare con le scuole che i nostri figli hanno frequentato.
C’è da chiedersi innanzitutto: perché solo papà? Beh, forse perché alla società italiana di oggi sembra mancare proprio della presenza forte e vigorosa dei papà, un po’ come se gli uomini avessero disertato e fuggissero i propri doveri. O forse perché la fortezza dovrebbe essere una virtù non dico prerogativa, ma irrinunciabile per un uomo.
Ma che cosa è la fortezza? Può essere definita come la virtù che affronta la vita, che lotta per ciò che è bene con tutte le proprie forze.  Ne parla ad esempio Josef Pieper in un suo mirabile saggio ricordato da questo articolo di Franco Manzoni.
Nell’incontro citato ci è stato chiarito che la fortezza è virtù che ha bisogno di due gambe per correre: la difesa e l’attacco.
La difesa vuol dire resistenza, pazienza, sacrificio. La capacità di resistere e restare saldo, senza cedere all’emotività, di fronte a ciò che ci viene addosso: sopportare dolore e sofferenza.
L’attacco significa coraggio e lotta per capire che cosa è bene e per perseguirlo con tutte le nostre forze.
Siete d’accordo? Ritenete che si debba darsi da fare per insegnare questo atteggiamento ai figli perché è necessario ed utile comprenderlo e viverlo? Siamo consapevoli che se questo è vero, allora insegnare la fortezza significa esporre i nostri figli alla fatica, al dolore, all’amarezza, al dispiacere. Alla ferita.
Ne parleremo ancora, prima però ci farebbe piacere avere il vostro parere, il vostro punto di vista.


Una definizione che amiamo della fortezza e quella proposta dal Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica (§1808) La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa.