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venerdì 25 febbraio 2011

Il sesto linguaggio – the missing language

Prossimo post Next post Martedì/Tuesday 1 marzo 2011
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Abbiamo trascorso una settimana a Grenada, una delle ultime isole della curva dei Caraibi, un posto ricco di dignità e povero di mezzi. Stiamo festeggiando il nostro 25° anniversario. Abbiamo scoperto di essere una delle coppie più giovani del resort. Ed è stato un grande dono perché ci ha confermato che l’amore può davvero durare per sempre. Ma questa non è stata l’unica lezione che abbiamo imparato, dato che abbiamo visto un numero così enorme di gesti d'amore che abbiamo potuto leggere ed ascoltare tutti i cinque linguaggi dell’amore suggeriti da Cory Chapman e che abbiamo già discusso nei seguenti post: 
Abbiamo così visto un marito prendersi cura della moglie portatrice di handicap, spingendo la sua sedia a rotelle e aiutandola con un tale riguardo che non si può esprimere a parole. E la vecchia signora gobba che cammina con orgoglio a fianco del fiero marito, una volta colonnello dell’Esercito Inglese; o il matrimonio che veleggia verso il trentesimo anniversario che affronta il cambiamento lampeggiante di stati d'animo a causa dell'invecchiamento dei due partner che lottano per calmarsi e accettarsi con amore. E così via.
Abbiamo così scoperto un linguaggio che manca nella rassegna di Chapman. Forse perché non è un vero e proprio linguaggio ma piuttosto un prerequisito. In ogni modo crediamo che debba essere espresso chiaramente.
Oltre alle Parole di rassicurazione; al Contatto fisico; al Ricevere doni; ai Gesti di servizio; ai Momenti speciali; c’è il Linguaggio della pazienza, che è fatto di ascolto, sorrisi e silenzi, e se credete anche di preghiere.
E’ un linguaggio non-parlato, molto più di un linguaggio del corpo e dello spirito. E’ la capacità di trovare sempre una ragione per amare e testimoniare il proprio amore anche quando la situazione è difficile. La pazienza è davvero il linguaggio fondamentale, quello che genera e assorbe tutti gli altri.
Abbiamo visto molto parlare questo linguaggio qui, e siamo fortemente convinti che questa sia la ragione della pace e della serenità che possiamo scorgere chiaramente negli occhi e nei visi di queste coppie di lunga durata, che possono essere state ferite dal tempo, invecchiate da difficoltà e problemi, ma mai travolte.
La pazienza è la roccia su cui ogni famiglia dovrebbe costruire le proprie basi.
Ora, cosa può essere la pazienza nelle nostre famiglie? Come possiamo tradurre la pazienza in azioni? Nella nostra famiglia è ascoltare senza interrompere, è mostrare attenzione, è sopportare ciò che non possiamo capire, o i piccoli capricci che in realtà sono il modo in cui chiamiamo le scelte che non condividiamo. E nella vostra famiglia? Potete dirci come vivete la pazienza così da poter imparare gli uni dagli altri?
Qual è il vostro parere? Quali altri linguaggi credete che manchino? 





English version







We spent a week in Grenada, one of the last islands of the Caribbean curve, a place rich of dignity and poor of means. We were celebrating our 25th anniversary. We discover to be one of the youngest couple of the resort. And that was a wonderful gift since we confirmed love can truly last forever. But that was not the only lesson learnt, since we could see such a huge number of loving gestures that we could read al listen to all the five languages suggested by Cory Chapman we already discussed in these post: 
So we could see husband taking care of the handicapped wife, pushing her wheel chair and helping her with such a respect you can tell with words. And the old hunchbacked (gobba) lady proudly walking side by side her bold husband, once a colonel of the English Army; or the marriage sailing towards their thirty anniversary facing the flashing change of moods due to the aging of both partners fighting to calm down and take it easy with love.  And so on.
And then we discovered one language was missing in Chapman’s view. Maybe because it’s not a language but a prerequisite. Anyway we believe it should be underlined clearly.
Besides Words of affirmation; Physical touch; Receiving gifts; Acts of service; Quality time; there is the Language of patience, which is made of listening, smiling and silence, and if you believe also of praying.
It’s a non-spoken language, much more a body-language and a spirit-language. It’s the capability to find out always a reason to love and to witness this love even when the situation is harsh. Patience is indeed the fundamental language, the one which gives birth and absorbes all the other ones.
We’ve seen a lot of this language spoken here, and we strongly believe that this was the reason of the peace and serenity we could clearly see in the eyes and faces of these long-lasting couples, that may have been injured by time, aged by hurdles and issues, but never erased.
Patience is the rock where every family should build upon.
Now, what can be patience in our families? How can we translate patience in actions? In our family is listening without interrupting, is showing care, is bearing what we cannot understand, or small caprices which actually is the way we call our people choices that we do not like. And in your family? Can you tell us how can you live patience so that we can all learn from each other?
What’s your opinion? Which other languages you believe it’s missing?




martedì 22 febbraio 2011

the parents' nightmare - l'incubo dei genitori


Prossimo post Next post Venerdì/Friday 25 febbraio 2011

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Basta navigare nel web, leggere una rivista o un quotidiano per iniziare a credere che il nostro peggiore incubo da genitori si sia alla fine dimostrato realtà.
Questo è stato il nostro primo pensiero leggendo questo interessante articolo  di Christine Martinello a proposito delle alte aspettative che hanno i genitori immigrati, negli Usa, per i loro figli e come questo abbia impatto sulla loro educazione.
E qui viene fuori l’incubo che può essere espresso così: “ho sbagliato tutto”.
Ne parlava anche Mariolina Migliarese nel suo ultimo imperdibile saggio La famiglia imperfetta del quale abbiamo già parlato in questa occasione.
Finiamo così per sentirci come “tutto è andato storto e la colpa è solo mia”.
Vorremmo gridare a gran voce che non  vero, non del tutto insomma: non che non si sia fatto errori, forse anche tanti. Ma non abbiamo sbagliato tutto.

E allora, quello che si legge su articoli e nel web? Ogni giorno sembra che ci sia una teoria nuova! Non vogliamo dire adesso che siano loro ad avere sempre torto, diciamo solo che quelle sono idee da soppesare, suggerimenti da valutare e non procedure alle quali ubbidire ciecamente.

Crediamo che ci sia una tracci da seguire nell’educazione, che sia tale da sopportare deviazioni ed errori, quando sia seguita con costanza e coraggio: è costruita su alcuni principi irrinunciabili e che sgomberano il campo da ogni errore:

1.     Definiamo il nostro obiettivo: qual è quello della nostra famiglia? Perché siamo una famiglia, perché ci siamo sposati? Che cosa vogliamo ottenere? Che cosa speriamo per i nostri figli?
2.     Definiamo i nostri principi: quali sono i valori nei quali crediamo, quelli che non tradiremo mai? In che cosa crediamo realmente? Qual è il modello che vorremo seguire? Che cosa significa per noi essere persona e qual è il traguardo che ogni persona dovrebbe raggiungere?
3.     Definiamo le priorità: che cosa ci manca ora? Che cosa ci impedisce di essere una famiglia perfetta, come quella della nostra visione, l’obiettivo finale? D’accordo il concetto di famiglia perfetta è un limite concettuale, una prospettiva, ma se non puntiamo ad un target infinito non raggiungeremo mai quello finito.
4.     Per definire le priorità della famiglia dobbiamo prima analizzare la situazione, della famiglia in sé e di ogni singolo componente: quali sono le nostre forze e debolezze? Che cosa dobbiamo cambiare? In che cosa cambiare? Come facilitare il cambiamento?

Ora tutto questo può apparire teorico e difficile, ma senza questo fondamento tutto sarà molto più complesso ed inefficace. Ci vuole questo fondamento per affrontare ogni bufera. E non essere distratti dai nuovo modelli educativi, come quello della Tiger Mother citato nell’articolo.
Vorrei approfondire prossimamente come le applicazioni di management, specie quelle della Theory of Constraint, possono aiutarci a crescere una famiglia.
E voi che cosa ne pensate?





English version






If we, as parents, surf the web or just read enough magazines and newspaper, we can easily come to a conclusion that our worst nightmare is finally reality. This was my first thought as I read the  very interesting article by Christine Martinello talking about the high expectations of immigrant parents and their implication on education and parenting, with direct reference to the Tiger Mom.
The worst nightmare of every parent can be spelled this way: “All I did was wrong”. 
Sometime we feel that way, we are in the mood for “everything went wrong, and it was my fault”.

Now I want to state clearly that is not true, might not be totally true. I do not mean we haven’t made mistakes. Many I believe. But not every single thing.

And what about the news and articles we read? I’m not assuming that THEY are always wrong, but what I want to claim is that they should be taken as suggestions and not a orders or procedures we must follow.

I believe we have to find out our way to educate our kids, based on several unmistakable and irremissible principles.

1.     Set your goal: which is the goal of our family? Why did we ends up being a family? What do we want to achieve? Why are we together? What do we desire for our kids?
2.     Set the principles: which are our values, the ones we would never betray? What do we believe in? Which is the role model we want to follow? What does it means to us being a person? Which is the goal of a person?
3.     Set priorities: what are we lacking now? What prevent us from being a perfect family, the family we would like to be, the family of our vision? Of course, I know this is a limit concept, but if we do not aim to the infinite target we will never achieve the finite one.
4.     To set priorities we need to analyze our situation as a family and for any single person inside the family: which are our weaknesses and our strengths? What we need to change? What we need to change to? How we do cause and ease the change?

It may sound a little to theoretical and difficult, and believe me it’s not, but in our eyes it’s the foundation to be ready to face and overcome any storm. It’s the rock where we should build on. Not to be distracted by any new education theory, like the Tiger Mother’s mentioned in the article, and pitch straight to the target.
I’d like to go deeper into the way the managament approach called Theory of constraints can help us raise a family in future posts.
Now, what is your opinion about? We really like to know.

venerdì 18 febbraio 2011

Intervista a Gabriella Corie Bratter D’Ippolito - Interview with Gabriella Corie Bratter D’Ippolito

Prossimo post Next post Martedì/Tuesday 22 febbraio 2011






Gabriella è una mamma blogger con la passione per vecchi film e una famiglia meravigliosa. Dal momento che il suo blog è molto diverso dagli altri che abbiamo visto on-line - è un blog ad una sola via: non si possono commentare i suoi pungenti post e il suo stile di scrittura è veramente delizioso- abbiamo deciso di coinvolgerla nelle nostre interviste.

- Coma mai un blog? da dove nasce l'idea di questo blog? che messaggio vuoi trasmettere? 

"L'idea del blog nasce dall'esigenza di trovare uno spazio nella web meno restrittivo di un social network: desideravo un luogo dedicato ai miei familiari e ai miei amici (perlopiù lontani) nel quale poter condividere la mia quotidianità, e che non si limitasse a far sapere loro se mi sono sposata e dove vivo.
Essendo una grande appassionata di commedie americane anni '60-'70-'80, "A piedi nudi nel parco" è uno dei miei film cult (film di Gene Sacks, 1967, con Robert Redford e Jane Fonda) : era una cornice perfetta per il mio blog.
Paul e Corie Bratter assomigliano un po' a me e mio marito: io sono un po' svampita, disordinata, una romanticona, e lui é l'anima composta, razionale e introversa della nostra famiglia.
Ma cosa succede dopo il The END del film?"


- Oltre che essere una blogger sei una lettrice di blog: che immagine della famiglia ti sei fatta leggendo i blog familiari?

"Sì, lo ammetto, sono un'appassionata lettrice e commentatrice di blog.
Mi sembra che ci sia una grande gioia nell'essere madri, nonostante le difficoltà e le (apparenti) sconfitte. Mi sembra che la scoperta di questa nuova identità, data per l'appunto dalla maternità, incoraggi una creatività latente in ognuna di noi: non é un caso che molti blog siano aperti proprio mentre si aspetta un bimbo, o quando é appena nato. I grandi amori sono sempre creativi.
Mi sembra che queste stesse madri non vogliano dimenticare però di essere anche delle mogli, e delle donne adulte. E far convivere queste 3 identità é spesso una piccola sfida.
Mi sembra che ci siano tante famiglie attente, non solo all'educazione dei bambini, ma anche alla riflessione su stesse e sui propri ruoli".


- Che cosa è per te la famiglia?

"La famiglia é stata una scelta, fortemente voluta. Quando ci siamo sposati io e mio marito avevamo ben chiaro che questa era la nostra strada, e che volevamo percorrerla insieme. Non é facile, a volte questa strada è tutta in salita, ma per fortuna ci sono le discese, e a volte è senz'altro un'oasi".


- Che cosa manca alla famiglia nella società di oggi?

"Manca la capacità di gestire lo stress: sia  legato ai capricci dei figli, sia legato alla stanchezza e alla difficoltà di dirsi di NO.
In una famiglia i primi a rinunciare (anche a piccole comodità, come uscire più spesso, o comprarsi un capo di abbigliamento + caro) sono i genitori, e a noi, che siamo una generazione un po' viziata, questo può pesare".


- Donne e lavoro, ne abbiamo parlato spesso nel blog e anche tu racconti di vita professionale: che cosa ne pensi? che cosa ti aspetti? di che cosa ha bisogno una mamma?

"Premetto che parlo per la mia esperienza e per il mio modo di essere. Il lavoro mi fa sentire migliore: come donna di casa, come moglie e come mamma. Da quando ho ripreso a lavorare (dopo la maternità) organizzo meglio il mio tempo: la casa é più pulita, torno a casa con il desiderio di passare il mio tempo con i bambini, e sento di avere più argomenti di conversazione con mio marito. Senza contare che le soddisfazioni professionali sono sempre una grossa carica di autostima, che non può che far bene".


- Qualche consiglio di web-lettura: i blog da non perdere

"Dunque, intanto chi sta leggendo, evidentemente legge "famiglie felici".
Allora ne scelgo solo 3, diversissimi tra loro:



- Tre consigli per una famiglia migliore
  • Ironizzare sui difetti altrui;
  • Molta passione nella coppia;
  • Imparare a tacere.
 


English version

Gabriella is a blogger mom with a passion for old movies and a wonderful family. Since her blog is quite different from the other ones we met on-line –it’s a one way blog: you cannot comment her sharp posts and her writing style is truly delicious- we decided to involve her in our interview stuff.

- How come you started your blog? Why did you choose to launch it?
"I was looking for a web place with less constraints than a social network, a room for telling to my friends and relatives, most of which live far away, what was daily happening to me and my family, and my thoughts and emotions. I’m a true lover of the American comedies of the golden age (from the sixties to the eighties) and my preferit one, a true cult for me, is Barefoot in the park a movie with Robert Redford and Jane Fonda. I believe it was the best scenario for my blog. Paul and Corie Bratter, these are the name of the two characters of the movie, con truly represent my husband and me: he is rational and controlled while I’m feebleminded, untidy, sentimental. But what happens after The End?"

- You are not just a blogger, you are a blog reader: which is the icon of the family you came across reading several family blogs?
"Yes, I confess: I’m a eager and passionate blog reader. And commenter too. It seems to me there is a big joy to be moms even when facing challenges, hurdles and (seeming) defeats. It looks like discovering this new identity fosters an inner and hidden creativity in any mom: it’s not a case that many blogs are launched by pregnant women or by puerperas. Profound loves are always creative! It seems to me that these moms are still aware that they are women and wives too and it can be a true challenge to handle these three identities altogether. I see a lot of families which reflect not only on kids education, but also on their specific roles". 

- What means family for you?
"We chose heartily to star a family. When we married we both had a clear awareness that that was our path and we want to walk on it together. It’s not easy, there are many slopes, and luckily also downhill and for sure it’s an oasis in life".

- What do actual families lack?
"Mainly they luck the ability to manage stress: the one caused by kids’ maggots, the one caused by our tiredness, and the one linked to the difficulty of saying “no”, especially to one self. In a family when you have to renounce to something (a purchase, personal time, even just a little bit of comfort)  for the good of everyone, well that’s the parents: they should go first. In this spoilt society, we usually have hard time to act this way".

- Moms at/and work: it’s a frequent subject in this blog, and in yours too: what do you think about? What do you expect? What a mom needs?
"I can talk from my experience and my approach to life. Working makes me feel a better one: a better woman, a better wife, a better mom. After I came back to work, after the maternity leave, I discover I improved my way to manage my time: the house is cleaner, I come home and truly wish to spend time with the kids, and I feel like I have more to talk about with my husband.And what about the professional success that strongly support my self-esteem?"

7. Can you give us three suggestions for a better family?

  • Use humor to point out weaknesses
  • Hot passion
  • Learn to shut up.




 


 



martedì 15 febbraio 2011

Educare al pensiero - Thinking Kids




Prossimo post Next post Venerdì/Friday 18 febbraio 2011

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I nostri cuccioli sono diversi? Ovvio che sì, alla stessa età in cui noi giocavamo con biglie e pallone loro smanettano computer e giocano ai videogiochi.
Questa cultura digitale respirata, fin dalla gestazione, ha modificato il loro modo di pensare, di imparare, di vivere la realtà (reale e virtuale)? Di studiare e apprendere?
Sono senza dubbio più proattivi e più propensi alla noia delle generazioni precedenti e questo significa che dobbiamo trovare un modo nuovo di insegnare loro.
Ci fa sicuramente molto piacere conoscere la vostra esperienza ed raccogliere aneddoti e situazioni nelle quali vi siete trovati. Intanto vorremmo suggerire che sicuramente dobbiamo aiutare i nostri figli a sviluppare un modo migliore di pensare e ragionare e collegare logicalmente i fatti, cosa che questa epoca sembra aver disimparato a fare.
E’ interessante che cosa si trova sul web a questo proposito. Vi proponiamo tre link per iniziare a parlarne insieme:



Thinkparenting è un website che incoraggia i genitori a dedicare del tempo tutti i giorni ad insegnare i ai nostri figli a ragionare e ad applicare ciò che hanno appreso nella loro vita di tutti i giorni: trasformare cioè la cultura in azione e saggezza.

RaisingCeoKids è un sito affascinante che propone un approccio volto a stimolare contemporaneamente la riflessione e l'imprenditorialità dei figli. Abbiamo intervistato Sarah Cook che ci ha spedito un video: il tempo di tradurlo e lo pubblicheremo. La sua proposta è intrigante e stimolante: merita approfondimenti e discussioni.

Infine Toc for education sito che illustra come i Thinking Processes della Theory of Constraints possano essere utilizzati nell'educazione per gestire problemi, conflitti, situazioni complesse e semplici e ricondurre tutto alla ragione.

Interessate: che cosa ne... pensate?





English version




Are our kids different? Of course they are: while we played with balls and  marbles, they play videogames and learn how to use a PC writing and reading.
Does this develop a different brain attitude? Does this change the way they can study and learn?
They are indubitably much more proactive and easy to be bored than previous generations and thus this means we have to find out a different way to teach them.
While we’d like to understand what do you think about and which are your experiences, we’d like to point out that for sure we should help our kid to develop a better way to think and reason.
It’s interesting what you can find on the website about this subject.

Three links to start a discussion:



Thinkparenting  a website that encourage parents to spend time daily in teaching new way to develop thinking in our kids. And to apply what they have learnt in their daily life.
RaiseCeoKids a ashinating approach to develop both thinking skills than entrepreneurial skills in our kids. We interviewed Sarah Cook and soon the video she sent us will published in this blog. There is a lot to discuss about Sarah’s approach, she’s very sharp in proposing her suggestions.
And finally Toc for education which offers the principles of Theory of Constraints, and the thinking process, to solve problems, conflicts and all other hurdles that can fill a kid’s life.
Now it’s up to you: what do you…. think?


sabato 12 febbraio 2011

Intervista a Annie Fox - Interview with Annie Fox

Prossimo post Next post Martedì/Tuesday 15 febbraio 2011

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Annie Fox, M.Ed. è un educatorice rispettata, autrice pluripremiata, e una consulente di fiducia on-line. Aiuta gli adolescenti a diventare più consapevoli di sé, più sicuri e li sprona  fare scelte che riflettano quello che realmente sono.


1. Sei un’educatrice esperta, che si occupa di famiglia: ci puoi dire qualcosa di te e del tuo lavoro? 

"Sono una scrittrice che ha talento per la comunicazione con adolescenti e ragazzi. Sono una grande ascoltatrice. Nel mio lavoro utilizzo la modalità di ascolto attivo. Aiuto i giovani a comprendere meglio se stessi così da poter capire di cosa hanno bisogno in un’amicizia o in una relazione amorosa o nel rapporto con i loro genitori. Li aiuto a superare le loro barriere alla comunicazione e, si spera, a fornire loro gli strumenti per costruire la fiducia in se stessi e  per esprimere se stessi onestamente e responsabilmente. Lavoro anche con i genitori e gli insegnanti. Il mio obiettivo è sempre quello di contribuire a colmare il divario di comunicazione e di comprensione tra i giovani e gli adulti importanti della loro vita. Faccio questo rispondendo alle domande che mi arrivano via e-mail da tutto il mondo (cosa che sto facendo dal 1997), attraverso il mio blog, Twitter, Facebook, e anche tenendo conferenze".


2. Quando e per quale motivo hai iniziato il tuo blog? In quale modo credi che possa aiutare genitori e ragazzi?

"Ho iniziato la mia attività di blogger nel Luglio 2008... abbastanza di recente. Nei quattro anni precedenti però ho pubblicato una newsletter mensile in formato elettronico per genitori. La newsletter era una grande risorsa per i genitori ma metterla insieme ogni mese mi richiedeva molto tempo (specialmente per mio marito che è il mio “Ragazzo Tecnologico”). D’altro canto mi sono accorta che avevo cose di cui volevo scrivere e con una frequenza maggiore di una volta al mese. E’ successo così che sono passata alla pubblicazione di un blog e amo tantissimo l’immediatezza di questo tipo di scrittura e delle risposte che ricevo. Al momento ho 17,000 “followers” su Twitter così che quando pubblico un nuovo post ricevo dei feedback immediati. Per uno scrittore interessato alle dinamiche familiari, alle tendenze sociali dei genitori, allo sviluppo sociale ed emotivo dei ragazzi … è favoloso!" 
 

3. Quali sono gli argomenti che tratti più di frequente nel tuo blog? E perché?

"I problemi di comunicazione genitori-adolescenti sono un tema enorme, perché interessa davvero tanto lo sviluppo di una persona giovane che si muove verso l'età adulta. Sono collegati all’argomento problemi di fiducia, l'impostazione di aspettative chiare e la trasmissione dei valori e delle norme da una generazione all'altra. Un'altra cosa che trovo affascinante è come lo stile di comunicazione dei genitori è un modello di comportamento e di genitorialità (nel bene e nel male). Così, per esempio, se stai crescendo con un genitore che inizia davvero una conversazione con te solo quando ha da ridire su qualcosa che hai fatto allora il bambino / adolescente riceve di continuo una dose regolare di feedback negativo. Ciò è altamente probabile che a) influenzi il senso di autostima del bambino, b) influenzi il modo in cui il bambino si comporta nella relazione con gli altri bambini e c) influenzi il tipo di padre che questo bambino diventerà in futuro con i suoi figli. Quindi, per me ... si gioca tutto sulla comunicazione e le barriere emotive".


4. Cosa puoi raccontare delle famiglie e dei ragazzi dal punto di vista del tuo blog? Quali sono i post che sembrano interessare maggiormente i tuoi lettori e per quale motivo secondo te?

"Nel mese di ottobre ho scritto un post in seguito ad un suicidio pubblico di un adolescente innescato da un evento di cyber bullismo. Il pezzo, intitolato "Broken Kids Are Breaking All of US" parlava di quanti ragazzi nelle loro azioni online sembrano mostrare una  marcata mancanza di empatia. E’ così preoccupante!  Ad oggi, più di  13000 persone hanno letto quel post! Penso che ha colpito una corda sensibile a causa della valanga di adolescenti suicidi legati al bullismo. Ciò che è al cuore di queste tragedie è la desensibilizzazione apparente dei ragazzi che usano i social media. Molti di loro davvero non credono che il cyber-bullismo sia una "questione seria". E non sembrano unire i puntini quando si tratta di loro comportamento molesto e la disperazione delle loro vittime". 


5. Quali sono le principali questioni che le famiglie devono affrontare al giorno d'oggi?

"Prendersi il tempo per ESSERE una famiglia nel senso migliore della parola. Il 21° secolo sta proponendo molte sfide ai genitori volenterosi. Mamme e papà sono stressati, preoccupati da questioni lavorative, economiche, dal pensiero del futuro dei loro figli. Sono davvero molto impegnati e tutti questi impegni gli impediscono di entrare davvero in relazione con i loro figli e l’uno con l’altro. I bambini in questo Paese sono anche sotto pressione e stressati dalla scuola e dagli impegni sociali. Il risultato finale è che troppi genitori non hanno (o non si ritagliano) del tempo rilassato da passare con i loro figli". 


6. Quali sono tre suggerimenti che puoi dare alle famiglie perché possano migliorarsi?

"Cenare con i propri figli almeno 4 volte la settimana. Scollegarsi dai social media durante la cena. RILASSARSI. Guardarsi negli occhi l’un l’altro e parlarsi dal profondo del cuore. Ridere insieme. Giocare. Fare passeggiate. Godersi il tempo insieme. E’ un classico modo di dire “I figli crescono così in fretta!” ma non corrisponde alla verità. Non si dispone di un tempo infinito per essere il tipo di genitore che si desidera essere. Adesso è l'unico tempo a nostra disposizione."



 English version

Annie Fox, M.Ed. is a respected educator, award-winning author, and a trusted online adviser. Her life’s work is helping teens become more self-aware, self-confident and better able to make choices that reflect who they really are.


1. You're an experienced educator, caring for the family: can you tell us something about you and your work? 

"I'm a writer who has a talent for communicating with tweens and teens. I'm a great listener. In my work, I model active listening skills. I help young people  understand themselves better so they can recognize what they need in a friendship or in a boyfriend/girlfriend relationship or in their relationships with their parents. I help them sort through their barriers to communication and, hopefully, provide them with the tools to build the self-confidence to EXPRESS themselves honestly and responsibily. I also work with parents and teachers. It's always my goal to help bridge the communication and compassion gap between young people and the important adults in their lives. I do this through answering email questions from around the world (which I've been doing since 1997), as well as through my blog, twitter, Facebook, as well as public speaking".


2. When and why you start your blog? In which way you believe this can help parents and teens?

"I started blogging in July 2008... relatively recently. Though for the four years prior to that, I published a free monthly parenting eNewsletter. The news letter was a great resource for parents but putting it together every month was very time consuming (especially for my husband who is my Tech Guy). Also, I found that I had things I wanted to write about more frequently than once a month. That's when I switched to blogging and I absolutely love the immediacy of the writing and of the responses I get to it. I've currently got 17,000 twitter followers so when I post a new blog I get immediate feedback. For a writer who's interested in family dynamics, social trends in parenting, social and emotional development of kids... this is fabulous!"


3. Which are the most frequent subject you end up posting in your blog? and why?

"Parent-teen communication issues are a huge topic because they affects so much of a young person's development as he/she moves toward adulthood. Included in the topic are trust issues, the setting of clear expectations and the transmission of values and standards from one generation to another. Another thing I find fascinating is how the communication style of the parent serves as a model of behavior and a model of parenting (for better or for worse). So, for example, if you're growing up with a parent who really only initiates conversation with you when they're finding fault with something you've done then the child/teen is getting a regular dose of negative feedback. This is highly likely to a) affect the child's sense of self-worth,  b) influence the manner in which the child behaves within peer relationship and c) color the type of parent this child becomes years from now with his/her own children. So, for me... it's all about communication and the emotional and learned barriers to doing it effectively".


4. What you can tell about families and teens from the perspective of your blog? Which are the post that seems to interested the most your readers and why in your opinion?

"In October I wrote a blog in response to a very public teen suicide triggered by a cyberbullying event. The piece, called "Broken Kids Are Breaking All of US" was about how many kids in their actions online seem to show a marked lack of empathy. That's so worrisome!  To date, over 13000 people have read that post! I think it struck such a chord because of the rash of teen suicides linked to bullying. What's at the heart of those tragedies is the apparent desensitization of kids who use social media. Many of them truly don't think that cyber-bullying is any "big deal." And they don't seem to connect the dots when it comes to their harassing behavior and the desperation of their victims".


5. Which are the main issues families have to face nowadays?

"Making the time to BE a family in the best sense of the word. The 21st century is delivering many challenging to well-meaning parents. Moms and dads are stressed, worried about jobs, bills, money, their kids' future. They're very busy and that busy-ness keeps them from connecting with their kids and with each other. Kids in this country are also stretched and stressed with school and pressure to fit in socially. Bottom line is that too many parents do not have (or do not make) relaxed time to spend with their kids". 


6. Which are the three suggestions you can give to families to be better ones?

"Have dinner together with your kids at least 4 times a week. Unplug from social media during dinner. RELAX. Look each other in the eye and talk from the heart. laugh together. Play games. Take walks. Enjoy the time together. It's a cliche to say that "Kids grow up so fast!" but it's the truth. You don't have forever to be the kind of parent you want to be. Now's the only time you've got".

 
giovedì 10 febbraio 2011

MAMME CHE STANNO A CASA: una risorsa o un'opportunità persa? - SAHM: a resource or a missed opportunity?

Prossimo post Next post Saturday/Sabato 12 febbraio 2011

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Mamme e lavoro: un mix esplosivo. Non per colpa delle mamme si intende. E’ che si tratta sempre di un tema potenzialmente pericoloso. Le donne hanno i loro speciali talenti da condividere, come dovrebbero fare gli uomini, si suppone, e le mamme sono donne speciali. E purtroppo si trovano a scontrarsi con problemi ovunque. Due sono quelli principali:
  1. Vogliono trovare il loro ruolo nel mondo del lavoro? Devono combattere contro i pregiudizi e le regole che sembra siano state messi lì apposta per tenerle lontane.
  2. Vogliono stare a casa e prendersi cura di famiglia e figli? Sono considerate uno scarto, donne di serie B, incomplete, interrotte, che hanno rinunciato al loro compito per codardia, poltroneria o semplicemente perché costrette dalla vita o da quel bastardo che hanno sposato. 

Ora, qualche cosa sta cambiando, lentamente d’accordo, ma sta cambiando. In entrambe le direzione suggerite qui sopra.
Le aziende, diciamo alcune aziende, stanno dandosi da fare per dare alle donne quello che meritano rompendo le regole, specie quelle non scritte, fatte dagli uomini, come ad esempio il presenzialismo ad oltranza. E la leadership delle donne diventa sempre più rilevante.
E le donne che si dedicano alla famiglia, quelle che gli americani chiamano SAHM (Stay at home mom: mamma che sta a casa) stanno conquistando la loro dignità e attenzione che meritano.
E proprio il mondo delle SAHM va esplorato dedicandogli più attenzione: anche perché oggi il mondo del web offre molte possibilità per mettere a frutto la propria creatività e diventare così… WAHM, vale a dire Work at home moms, mamme che lavorano da casa, come molte delle mamme che abbiamo intervistato in questi mesi possono confermare. (In fondo trovate l’elenco delle WAHM intervistate e il link per rileggere la loro intervista)
Prendiamo dunque in esame quella che anche nel mondo di oggi può essere considerata una buona alternativa. Suggeriamo di dare uno sguardo al post di Vivienne Borne sull’essere madre e sull’orgoglio di questa condizione, che è ben lungi dall’essere una degradazione della femminilità come taluni sembrano sostenere. Vivienne sostiene con energia il dono della maternità.
Il portale Focus on the family, grazie alla penna di Jill Savage, suggerisce che una SAHM deve essere considerata come un direttore generale che gestisce con cura persone e cose.
Cynthia Gratzer, che intervisteremo a breve, con l’aiuto di un simpatico video, va in dettaglio su che cosa significhi essere WAHM e come questo possa essere una alternativa capace di mettere a frutto e migliorare la professionalità e la qualità delle relazioni in famiglia.
Siamo convinti che qui sia in gioco molto della nostra società. Dopo l’epoca degli intossicati di lavoro, sta ritornano di moda l’equilibrio tra vita professionale e vita famigliare.
Quella meravigliosa azienda che è Nestlé, checché se ne dica, è molto attenta al mondo femminile e materno. In Italia sta investendo molto a favore delle donne e delle mamme, grazie agli sforzi e alla perseveranza di Chiara Bisconti,  direttrice del personale di Nestlé Waters, ex San Pellegrino, che sta portando avanti molte iniziative in questo ambito, tra le quali citiamo volentieri i maternity & paternity kit per favorire la famiglia nel momento dell’arrivo di un nuovo bambino, la lotta contro il presenzialismo come fattore discriminante della carriera e la adattabilità intesa sia come flessibilità d’orario, sia come possibilità concreta di part-time, sia infine come chance di telelavoro. Non male diremmo!
In Italia si moltiplicano iniziative volte a sostenere queste opzioni, molte sono raccontate dal portale Momsatwork, che nonostante il nome è italianissimo e molto stimolante.
Una battaglia contro le convenzioni per riaffermare l’importanza della donna e della mamma e della sua ricerca delal felicità nella dimensione che più gli è consona. Perché essere donne e mamme ed essere felici è possibile: ce lo racconta ad esempio Mariateresa Giannone Ferramondo nel suo neonato blog.

Sarebbe interessante avere il parere anche di una donna che studia e si batte per la dignità professionale delle donne, come Stefania Boleso, ma anche di mamme blogger come Bismama, Wonderland, Wondermamma, Mammalellella ed Elastigirl, che come ci racconta ha appena ottenuto il part time verticale.

Ecco poi le mamme blogger sin qui intervistate:


English version








Moms and work: a dreadful combination. Not because of moms. It’s always a very difficult and potentially dangerous subjects. Women have their special talent to share, like men should, and moms are truly special women. But they are facing problems everywhere. In two main area:

  1. Women want to find their role in the business environment? Gotta fight against prejudices and rules that seems to have been designed to keep them off the grass
  2. Women want to stay at home caring their family and kids? They are considered minor leagues players, unfinished or interrupted masterpieces that have declined their duties for cowardice, poltroonery or simply because obliged by life or some bastard husband.

Now, something is changing, slowly but constantly. In both sense. Companies, let’s say some companies, are striving to provide women with what they deserve while breaking unfair unwritten male rules. SAHM are conquering the dignity and interest they too deserve. In this context women’s leadership is becoming more and more relevant, although still few women are playing C-level roles.
SAHM is a planet that is worthy of a deeper investigation, also because nowadays the web offers really a lot of chances to exploit one’s own creativity and become a WAHM, as many of our interviewed moms can confirm (you can take a look of interview to the WAHM in the list you’ll find at the end of this article).
Let’s consider why that could still be considered a good choice in today’s world. First of all we’d like to suggest Vivienne’s Borne post about being a mother, which someone –but not her- tend to consider a degradation of “womanship”. Her point, that we do share, is the difference between being a mom and doing things.
The webpage Focus on the family Jill Savage suggests that a mom should be considered as the  site manager of the family, someone who truly cares about the facility and the people involved with a special and personal concern.
Cynthia Gratzer, whom we will soon interview, with the help of a short and funny video goes into details of why being a WAHM can be a real alternative that will improve both the professionalism and the quality of the relationship in the family.
We believe there is a very relevant aspect for our society here. After the workaholic age, we are coming back to balance and family life. The wonderful and brilliant company, Nestlé, is investing a lot in Italy, thanks to the effort and perseverance of Chiara Bisconti, HR Director of Nestlé Waters, formerly San Pellegrino, with a lot of initiatives  that are designed to ease women and moms. The two more appropriate to this subject are the fight against “be-present-at-all-costs” syndrome, very frequent in Italy and especially in the Milano area, where men seem chained to the desk or the conference room; and the possibility to soften the working hours with three different solutions: flexibility, part time schedule, telework.
A very good move towards a more human working environment and the promotion of WAHM.
What do you think about?

SAHM & WAHM interviewed: