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domenica 28 novembre 2010

Superpapà contro Wondermamma! parte 2 - Superdad vs Wondermom! Episode 2

Prossimo post Next post Thursday/giovedì 2nd dicembre
 Scroll down for English version please
Nota: nella pagina Eventi sono disponibili i link per scaricare gli audio degli incontri





Il padre è assente, o meglio i padri non ci sono: ma siamo di fronte alla fuga del disertore o piuttosto i padri sono stati uccisi in missione? 

Questo sembra essere oggi il più grande problema della nostra società.

Iniziamo elencando i fatti e poi vedremo di riflettere sulle cause e indicare qualche possibile soluzione.
Il problema, si diceva, è davvero grave. Un recente articolo di Paolo di Stefano sottolinea quali siano le conseguenze, oserei dire l’impatto, dell’assenza dei padri dal processo educativo nella società di oggi, riprendendo quanto numerosi autori (Osvaldo Poli e Claudio Risé per primi) da tempo denunciano.

I padri sembrano fare fatica a trovare spazio e ruolo vicino alle wondermamme, che sono capacissime di gestire il loro ruolo di madri mentre lavorano duramente, e con fatica, a casa e lottano per farsi spazio, conquistando spesso il posto che meritano, nel mondo del lavoro. Supermamme capaci di gestire la propria famiglia ed educare i figli, trovando anche il tempo per scrivere blog.

L’alibi che i padri mettono sul tavolo è semplice, persino puerile: il lavoro di oggi, così competitivo, totalizzante, vincolante,assorbe a tal punto da essere quasi incompatibile con il ruolo di papà. A dire il vero il numero crescente di aziende che investe in programmi di work-life balance sembra avvalorare questa versione. Personalmente riteniamo che questo sia una simpatica scusa, ma che non possa in nessun caso essere una giustificazione per una assenza le cui conseguenze stanno mettendo a rischio tutta la nostra società e il suo futuro. 

Una seconda affermazione, anche questa spesso utilizzata dagli uomini, è che questi non riescono a comprendere il modo con il quale le donne comunicano. Sebbene sia un fatto concreto che uomini e donne parlino un linguaggio diverso, come abbiamo spiegato in un recente post, è anche vero che gli uomini devono darsi da fare per imparare a parlare il linguaggio delle mogli, e delle donne in generale, e farsi aiutare nel processo di apprendimento.

Secondo noi le cause possono essere altre, e le discuteremo più avanti.

Quali sono le severe conseguenze che vengono evidenziate da questi autori?

Sono collegate direttamente al ruolo del padre nell’educazione. Il contributo che i padri offrono ai loro figli può essere, provocatoriamente, riassunto in un monosillabo: “NO”!.

Mentre le madri hanno come abitudine, e ruolo, quello di mettere il figlio al centro dell’universo, e farglielo capire, finendo così per porre le basi per la generazione di eterni adolescenti egoisti, i padri devono porre dei limiti ai figli, facendo loro capire che lungi dall’essere il centro dell’universo, sono in realtà abbastanza trascurabili nel complesso della storia dell’umanità. Stiamo ovviamente esasperando gli estremi, vuoi per provocare, vuoi per marcare in modo netto i due opposti fronti. Diciamo, per ammorbidire, che il ruolo del padre è quello di far comprendere ai figli che la vita è dura, che devono lottare per raggiungere la felicità, e combattere re ottenere quello che desiderano, prendendosi delle responsabilità per ciò che vogliono e sapendo di dovere tenere in conto le aspettative degli altri.

Questo atteggiamento oggi non è più di moda: anzi è molto impopolare. I figli tendono a reagire, spesso violentemente, perché al contrario di quello che spiega loro il padre, la società, la pubblicità, la televisione, persino gli intellettuali, li spingono a non avere limiti, a vivere senza dover mai chiedere, ad avere sempre tutto. Ad esse misura e legge a se stessi. A vivere insomma senza fare fatica.

L’assenza di limitazioni, e dello sforzo per ottenere i risultati, finisce per creare smidollati, egoisti che non sanno resistere alla frustrazioni, e tendono a reagire in modo brutale ai problemi che la vita propone loro; insomma: parliamo dei bamboccioni. Ernesto Galli della Loggia spiegava molto bene questo punto in un articolo di qualche anno fa.
Sono i padri dunque, a causa della loro assenza, i soli colpevoli del declino della nostra società? Per rispondere a questa domanda proviamo a capire le cause del problema.

Anche le madri hanno le loro responsabilità. Le donne possono sopportare molto di più degli uomini, specie la sofferenza, (questo è un dato dimostrato). Molto più a lungo e intensamente. Oggi giorno per coprire i loro ruolo –madre, moglie, lavoratrice, deus ex machina- hanno un sacco di cose da fare e quando incontrano ostacoli sulla loro strada, che impedirebbero loro di portare a compimento la loro frenetica agenda, non fanno altro che spazzarli via. Con dolce energia. Generalmente facendo invece che insegnando o delegando: il bambino non riesce ad allacciarsi le scarpe o il cappotto? Lo fa la mamma. Il marito non capisce la lista della spesa? Va lei a farla. Gli uomini possono rappresentare un problema. Dopo aver chiesto loro per due, tre, quattro… dieci volte di fare quello che hanno bisogno, di fronte all’inazione, prendono in mano la vicenda e agiscono. E non investono tempo a spiegare ai mariti che cosa vogliono o come si deve fare, né come fare a capirle, a osservare.
E la spirale perversa scende di un livello: gli uomini, che sono –diciamocelo tra uomini- sostanzialmente pigri, sono più felici di avere scampato il pericolo che preoccupati per le conseguenze e non capiscono che il loro comportamento li allontana sempre di più dalla famiglia e dai propri doveri.

Ora, come fare a porre una fine a questa penosa situazione?

Ecco alcuni brevi suggerimenti, che speriamo siano arricchiti dai vostri contributi.

  1. Primo: iniziate ad ascoltarci l’un l’altra. Osservare e comprendere!
  2. Secondo: padri: studiate per capire quali siano i vostri compiti e considerate con attenzione quali siano le conseguenze della vostra assenza o della vostra rinuncia ad educare.
  3. Terzo: madri: insegnate ai vostri mariti –e soprattutto ai vostri figli maschi- a comprendere il linguaggio delle donne –e alle figlie femmine a capire i linguaggio degli uomini- e il modo con cui una donna pensa. Siate esigenti, ma non mollate mai! Per favore.
  4. Quarto: aiutatevi gli uni le altre: specie nei compiti impopolari che fanno parte del progetto educativo
  5. Quinto: considerate le conseguenze delle vostre decisioni. Come abbiamo considerato in questo post.
Ora tocca a voi: siete s’accordo? Quali sono i vostri suggerimenti, le vostre riflessioni?



  English version


Fathers are missing: is that the deserter’s escape or have been fathers killed in action? This seems to be the biggest problem of our society.
Let’s start to state facts and then we will try to look for causes and strive to suggest  possible solutions.

The problem seems to be really relevant. A recent article by Paolo Di Stefano pointed out the impact of the absence of fathers in the family and in the education problem. Fathers seem struggling in finding their role next to wondermoms, who can handle their matherhood while working hard both at home and in the office, who can manage home and bring up children. The main alibi is that their job is so absorbing and compelling that they can’t manage also their family duty. Actually the increasing number of companies working on work-life balance programs seems to support this version. In our opinion this can be a nice justification, but cannot at all be a reason for an absence whose consequences are so serious that our society can be jeopardized. 



A second pretence, often used by men, is that they cannot understand the way women communicate. While it is really true, as we mentioned in a previous post, that men and women talk different languages, it cannot be an alibi. Men have to strive to improve their way of understanding their spouse and ask for help in their learning process.
In our opinion there are other causes that we will discuss later on.
Which are these severe consequences that several authors report?
They are directly linked with the father role in education. The contribution that fathers give to their children can be summarized in a single word: “NO”. 
While mothers use to put their children at the center of the universe, making them believe that their desires have always to be fulfilled, thus in some way creating the basis for eternal selfish teens, fathers have to put limits and show cruelly to their kids that actually they are not the center of the universe, but on the contrary a neglectable fellow in the society. We know that putting it this way can be quite raw. Let’s say that fathers’ role is to show to their kid that life is hard, that they have to strive to reach their happiness, and that they need to fight to get what they desire, assuming responsibility for what they want and that other people’s expectation should be considered.
This attitude is nowadays not longer valued. As a matter of fact is unpopular. Children tend to react, often violently, because everything around them pull them to have no limits, to have everything they want without pain.
The absence of limitations ends up creating people with no backbones, selfish guys who cannot withstand frustrations and  who tends to react brutally to the problems that life presents them. Ernesto Galli della Loggia pointed this out in an article published some years ago .
Are then fathers really the sole guilties of this dramatic decline of our society?
Let’s get back to other supposed causes.
Mothers too have to change their approach. Women can endure sufferance much more and better than men. They have a lot of things to do and when the find obstacles to carry out their hectic schedule they tend to sweep them away. Usually doing instead of asking or teaching. Your kid is not yet able to lace their shoes or button up their coat? They do for them. Men thus can be seen as an obstacle: instead of asking them twice, three times, several times to do what they need, women use to do themselves. And they do not even invest time in teaching their spouse what to do, what to understand, what to look at.
And the perverse spiral goes on: men, which are lazy by nature, enjoy the escaped danger and do not understand that their behavior bring them farther and farther from their family and their duties.
Now, what we can do to stop this terrible situation?
Few suggestion that should be enriched by your thoughts and contributions.

  • First: start listening each other. Start observing and understanding.
  • Second: fathers: learn more about your duties and consider which will be the consequences of your absence, of your refusal to act as you should do
  • Third: mothers: teach your husbands and your sons to understand the women universe and way of thinking. Be demanding, and do not give up.
  • Forth: support each other, especially in unpopular parents’ duties.
  • Fifth: consider the outcome of your decision. As we already suggested: short terms behaviors have long terms consequences.

Now it’s up to you: do you agree? Which can be your personal suggestions?
venerdì 26 novembre 2010

Intervista ad Elisabetta Sorci - Interview with Elisabetta Sorci


Prossimo post Next post Sunday/Domenica 28 novembre
 Scroll down for English version

Elisabetta è mamma di tre figli, insegna all’Università della città in cui vive, Palermo, dove il mare fa davvero parte della vita quotidiana.
E’ presidente del Fondo di Solidarietà Sodalis e ha aperto un blog in cui racconta della sua famiglia . 


Da dove e perché è nata l’idea di un blog che racconta le vicende di casa tua?
“Viaggio in alto mare” è la metafora che nel mio immaginario traduce meglio la mia avventura familiare. Per cogliere il fascino di questo viaggio, che si declina giornalmente in modo non dissimile da quello di molti altri genitori trentenni (lavoro, scuola, spesa, pediatra, capricci, malattie ecc.), mi sono decisa a fermarmi qualche minuto al giorno e a guardare con la tipica distanza del narratore l’intreccio di relazioni, di situazioni e sfide che mi si presentano quotidianamente, sforzandomi di coglierne il senso più profondo.
Questo sforzo, mi sono detta, può essere utile anche ad altri che, come me, fanno fatica a rinvenire il senso ed il valore di ogni piccolo gesto negli ingranaggi della routine familiare. Da qui l’idea del blog".
Quali sono, nella tua esperienza di blogger, gli argomenti che interessano di più i tuoi lettori?
"I post più ricchi di commenti sono quelli che raccontano aneddoti di vita vissuta, specie quelli relativi al rapporto coniugale, alle differenze uomo-donna nell’approccio alla vita e ai problemi (v. ad es. post intitolato “SE” - "Se parte I"; "Se parte II")".

E le principali preoccupazioni che raccogli dagli interventi sul blog?
"Le questioni più controverse sollevate dai lettori riguardano l’incomunicabilità con il coniuge, la difficoltà di metterlo al centro delle relazioni familiari, la paura di sbagliare nell’educazione dei figli e la sfiducia verso la propria capacità di educare. In termini generali, il problema più sentito è la mancanza di “gusto” nell’accettare le sfide familiari, vissute spesso con un senso di impotenza e frustrazione".

Partendo dalla tua esperienza famigliare, quali sono i tre principali consigli per i genitori?
  • "Divertirsi un po’ con il proprio coniuge, creando con una certa periodicità occasioni di svago in due.
  • Frequentare la propria intimità più spesso per abitare meglio quella dell’altro. Spesso, infatti, non si riesce a comunicare perché noi stessi non sappiamo cosa abbiamo dentro da comunicare.
  • Non farsi irrigidire, nel lavoro educativo, dalla paura di sbagliare. L’imperfezione ci rende umani e più vicini ai nostri figli nella misura in cui sappiamo poi recuperare".



 English version
Elisabetta is a mother of three, she teaches in the University of the town where she lives, Palermo in Sicily, where the sea is truly part of everyday life.
She is the president of The Solidarity fund Sodalis and she owns a blog who tells stories of her family.
Why you decided to open a blog about your family?
"Open sea  journey, my blog, is the icon that in my mind represents better my family adventure. I decided to dedicate few minutes everyday to share the charm of this trip similar to the everyday life of many other parents in their thirties. I can observe our life with the usual distance that a storyteller can have to see and describe the plot of relations, situations and challenges that I have to face daily. My intention is to squeeze out the deepest meaning, so that our family and our readers can profit. This struggle is the gift that I’d like to share with those who, like me, fight to get the value of every little sign".

Which are the subjects that your readers love the most?
"The posts which get more comments, and therefore seem to be the most appreciated, are those who tells about our stories, the differences that women and men present in facing problems. You could read “If” for example ("If part I"; "If part II")".

And which are the main worries that your readers share with you?
"The most controversial discussions regard the incommunicability with the spouse, the struggle to put her/him at the core of the relations in the family, and the mistrust in one own personal capability to educate children and teens. Generally speaking I notice the lack of joy in facing the familiar challenges, which mostly represent occasion of frustration and weakness".

 Which suggestions can you give to parents, from your own experience?
"I strongly recommend to have fun with your spouse, find the chance to spend time together, enjoying it.
Try also to look deeply into yourself so to be able to understand better other people. I believe that often we are unable to communicate because we do not know what we have deep inside to communicate!
And finally do not be afraid of making mistakes. This should not paralyze our educational job. Being imperfect is a condition of life. And being aware of our imperfection make us more human and more close to our children. If we made mistakes we have to recover them, and that is enough and welcomed!"

giovedì 25 novembre 2010

L'amore poliglotta - Speaking tongues

Prossimo post Next post venerdì/Friday 26th novembre
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Diciamo che si chiama Giovanni. Ha appena portato i figli a scuola e lì ha incontrato Marco. Hanno preso un caffè insieme. Poi guidando verso l’ufficio telefona a sua moglie e gli capita di raccontare “Ho incontrato Marco”. Lei attacca: “E sua moglie Paola come sta? La scorsa settimana era influenzata, ed è stato un peccato perché avevamo deciso di andare insieme a fare compere per Natale”. “Bè, non lo so, non me l’ha detto!” “E tu non gliel’hai chiesto?” Realmente stupito lui risponde “Perché avrei dovuto?”
Io credo che in ognuna delle nostre famiglie si sia svolto almeno una volta questo stesso dialogo o uno molto simile, giusto? Come mai? 
Perché siamo differenti, uomini e donne intendo, e parliamo linguaggi differenti. E amiamo cose differenti, come sottolinea questo brillante spot.
All’inizio ci sono stati studi di sociologia, o di psicologia se preferite, o anche un approccio antropologico.
Ci sono stati i libri di John Grays o i divertenti studi di Barbara e Allan Pease.
Ma poi la scienza ha calcato la scena e abbiamo scoperto che non è solo questione di comportamenti, ma di struttura cerebrale come hanno spiegato Barbara Annis e Michael Gurian nel loro libro “Leadership and the sexes”, libro che ha avuto un grande successo e scatenato diverse discussioni.
Non è nelle nostre intenzioni discutere qui i risultati della ricerca, li prenderemo per validi e saranno il nostro punto di partenza. Ciò che ci interessa è analizzarne le conseguenze, com’ è stato fatto così bene e in modo pungente da uno spettacolo di Broadway che sta diventando sempre più popolare anche in Italia. (No. Non stiamo parlando di Mamma mia degli Abba, o Fame. Stiamo parlando di una commedia piacevole e intelligente, un monologo per essere precisi: The Caveman.)
Le differenze sono così grandi che potrebbe quasi sembrare un miracolo che uomini e donne riescano a comprendersi reciprocamente.
In questo primo post sull’argomento vogliamo concentrarci su due differenze principali e su alcuni suggerimenti.
Utilizziamo in modo molto diverso le parole ed il silenzio: ognuno di noi sa che le donne parlano molto più degli uomini e che gli uomini amano il silenzio molto più delle donne. Ma come li usiamo?
Le donne hanno bisogno di esprimere pensieri ed emozioni: sanno farlo e sono abituate. Le donne parlano per dare forma ai loro pensieri, mentre gli uomini sono soliti pensare prima di parlare, e quasi mai esprimono i loro sentimenti per due ragioni principali:

  • Non sanno esprimere facilmente le emozioni: noi uomini non abbiamo le stesse parole che hanno le donne per descrivere pienamente le emozioni, soprattutto quando siamo sopraffatti dalla rabbia. Certo, ci sono molti fantastici scrittori che sanno descrivere magicamente sentimenti e stati d’animo. Ok: ma quanti sono rispetto il numero degli uomini? Quale percentuale? Raggiungono l’1% del totale?
  • Non vogliono rivelare le emozioni! E’ percepita come una debolezza! Perché? Non lo sappiamo, ma è un dato di fatto.

Il problema si presenta quando una donna parla con un uomo: gli esprime i suoi sentimenti e vorrebbe ricevere lo stesso dono. Ma non riceve ciò che si aspetta. Non è malizia o cattiveria. E’ che non ci interessa. Oltretutto le emozioni tendono ad avere vita breve per gli uomini, soprattutto quelle forti come rabbia, ira o paura. Possiamo essere furibondi e cinque minuti dopo il picco di collera parlare con calma, addirittura bere una birra con la nostra “vittima”. Le donne non ne sono capaci: hanno bisogno di dissolvere i sentimenti parlandone.
Dobbiamo essere consapevoli di questo per mostrare pazienza, che è uno degli ingredienti principali dell’amore, e cercare di parlare, e ascoltare, il linguaggio dell’altro.
Una seconda principale difficoltà si verifica a causa di questa differenza di linguaggio.
Le donne sono molto più capaci degli uomini di soffrire, e più che mai di sopportare la sofferenza psicologica. Le donne hanno quel particolare, straordinario dono di tenere tutto dentro, senza dire una parola, finché … finché viene versata l’ultima goccia. Allora scoppiano! Lasciateci però dire chiaramente che molto spesso gli uomini non sanno perché le donne scoppiano! Non si sono resi conto di nulla, non sono consapevoli dei dispiaceri che le loro mogli hanno sopportato.
Non lo stiamo dicendo per trovare un alibi ai mariti o compagni. Per nulla. Solo per mettere in guardia contro un problema concreto: donne e uomini non condividono la stessa sensibilità e capacità di leggere fatti e intenzioni. Gli uomini stanno in superficie, si concentrano sui fatti, comprendono le parole. Le donne vanno più a fondo: colgono le implicazioni, afferrano le intenzioni, comprendono le allusioni, talvolta fraintendono leggendo significati che nessuno aveva intenzione di attribuire alle situazioni. Ed in genere tengono duro.
Ora, in quale modo volete utilizzare tutto questo applicandolo alle vostre famiglie dipende da voi. Ma ponete la questione sul tavolo ed affrontatela!
Le madri insegnino tutto questo ai figli e i padri alle figlie. Fate in modo che sia compreso e indubbio. Li aiuterete davvero tanto, evitando loro delle sofferenze non necessarie.
Cosa ne pensate? Quali sono i vostri suggerimenti per rendere più semplice la comunicazione? Quali le vostre esperienze?


English version
Let’ say his name is John.  He just took the kids to the school. He meet there Mark. They had a coffee together (that’s what happens in Italy: just imagine something similar in your country). Then driving to the office he calls his wife and he happens to say “I met John”. She jumps on it saying: “What about Meggy, his wife? Is she well? She gotta flu’ last week and that was a pity because we had planned going shopping for Christmast”. “Well, I don’t know. He didn’t  me!”. “And you didn’t ask?”.  Truly astonished he replies: “Why should I?”
Now, I assume that in any of your families the same dialogue or a very similar one, took place at least once in your family history, didn’t it? Why then?
Because we are different, women and men I mean, and we speak different languages. And love different things, as this brilliant commercial point out
In the begging it was a sociological study, or psychological ones if you prefer, even an anthropological approach. It was John Graysbooks (Venus on fire Mars on ice; Men are from Mars, Women are from Venus; Mars and Venus in the Bedroom; ...) or Barbara and Allan Pease funny studies. But then science hit the stage and we discovered that it was not just a question of behaviors, but of cerebral structure as Barbara Annis and Michael Gurian presented with their text Leadership and the sexes, a book which made a big success and provoked several discussions.
Now, we do not want to argue here about the results of the research, let’s take it for granted as a starting point. We want to discuss the consequences as it has been done so nicely and sharply by what was once an hit in Broadway, it’s now becoming more and more popular in Italy too. (No. We are not talking of Abba’s Mamma mia, or Fame. We are talking of a nice and clever comedy, a monologue to be precise: The Caveman ).
Divergences are so big that it could seem a miracle that women and men can understand each other.
In this first post on the subject we like to point out two major differences and some suggestions.
We use in a very different way words and silences: well everyone knows that women uses to talk much more than men and that men love silence much more than women. But how do we use them?
Women need to talk thoughts and emotions: they can do this and are used to. Women talk to make up their minds, while men tend to think before speaking, and almost never telling feelings for two main reasons:

  • They cannot speak easy emotion: we, the men, have no such words to describe fully emotions like women do, especially when we are overwhelmed by anger. Ok, there are a lot of wonderful writer who can draw magically feelings and moods. Ok: how many they are compared to the number of men? Which percentage? Do they reach 1% of the total?
  •  They do not want to tell emotions! It’s perceived like a weakness! Why? We do not know, we just realize a fact.

Now, the problem is when a woman talks to a man: she tells her feeling and would like to have the same gift back. But she doesn’t get what she expects. It’s not a malice, or a wicked action. It’s that we are not interested in it. Furthermore emotions tend to have a short life for men, especially strong sensation like anger, fury or fear. We can be livid and five seconds after the peak of rage talk calmly, even drink a beer with the “victim”. Women can’t: they need to dissipate feeling talking.
We need to know this to show patience, which is one of the principal ingredients of love, and try to speak, and listen, to the other language.
A second main hurdles can occurs due to this difference in languages:
Women are mach more capable then men to suffer, more than ever to bear psychological sufferance. Women as that particular damned gift to keep everything inside, without saying a word, until… until the last drop is poured. Than they burst! Let us clearly explain that very often men do not even know why their woman blow up! They have noticed nothing, they are not aware of the pains her spouse underwent.
We are not saying this to find alibi for husbands or partners. Not at all. Just to warn about a very concrete problem: women and men do not share the same sensibility and capability ro read facts and meanings. Men stay on surface, focus on facts, understand words. Women goes deeper: catch implications, seize intentions, grasp allusion, sometime misunderstand reading meanings that no one intended to inject in the situations. And usually endure.
Now which way you want to use to make this clear in your family it’s up to you. But please, drop it on the table and discuss it! And mothers teach your sons and fathers please teach your daughters. Do something to make it understandable and unmistakable. You will help them so much, preventing them from unnecessary sufferance.
What do you think about? Which are your suggestions for easing the communication? Which are your experience? 

martedì 23 novembre 2010

I figli ci guardano? - Children mirroring

Prossimo post Next post giovedì/Thursday 25th novembre
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Guardiamo con attenzione: è facile vedere nei nostri figli la scintilla dei nostri comportamenti. 
Tendono a riflettere ciò che facciamo e diciamo, e come lo diciamo, come se –come spugne- assorbissero con grande facilità il nostro modo di agire.
Sfortunatamente ciò che sembrano copiare con più energia e immediatezza sono i nostri comportamenti peggiori: come urliamo quando vogliamo avere ragione a tutti i costi; il modo con cui scrolliamo le spalle quando siamo infastiditi; quelle stesse parole che siamo soliti gridare quando siamo così arrabbiati da non trovare la strada per calmarci.
Da quando iniziano ad interagire, dalla tenera età, mostrano queste stesse debolezze, cosicché guardando loro è assai facile scoprire quali siano le nostre principali fragilità. Come mai? 
Perché, come vorremmo, non sono in grado di copiare i nostri comportamenti virtuosi, quelle qualità che tutti apprezzano in noi? 
O per lo meno: perché non lo fanno con altrettanta rapidità e facilità?
Questo è uno di quei misteri della natura umana che possiamo solo constatare senza coglierne la causa scatenante. Detto ciò è però opportuno considerare che uno dei nostri principali doveri è quello di “infettare” i nostri figli con tutti quei valori e quelle virtù che riteniamo possano essere una risorsa per la loro, e la nostra, vita.

Come possiamo farlo? 

In un suo recente libro La famiglia imperfetta, del quale abbiamo già parlato in questo blog, la neuro-psichiatra infantile Mariolina Migliarese, afferma che i nostri figli possono svilupparsi in modo sano solo all’interno di una relazione, ed una relazione d’affetto: “il cucciolo d’uomo si sviluppa solo nella relazione e si costituisce in conformità con le aspettative delle persone che più ama. Sono aspettative spesso inconsapevoli, e che si trasmettono impercettibilmente e continuamente attraverso il ricchissimo scambio di feedback comunicativi tra bambino e ambiente ”.

La famosa scuola di Palo Alto, il Mental Research Insitute di Paul Watzlawick, il famoso psichiatra che ha dato il via allo studio della comunicazione, ci ha insegnato che è impossibile non comunicare, ogni cosa che facciamo trasmette un messaggio. Ogni singola cosa.  Non solo le parole dunque, anzi. Come pronunciamo le parole, come ci atteggiamo mentre le diciamo, che cosa facciamo. Le situazioni in cui diciamo e facciamo parole. Le nostre azioni, che parlano molto più incisivamente delle nostre parole (o delle nostre prediche).

Quali sono i messaggi che trasmettiamo ai nostri figli?

Ricordo una lezione memorabile che mi impartì mio figlio Andrea, quando aveva quattro anni. Stavo accompagnando lui e la sorella, che all’epoca aveva 2 anni, all’asilo. La nostra terza figlia non era ancora nata. Scendendo in strada per prendere la macchina, parcheggiata sul marciapiede, mi accorgo che infilato nel tergicristallo c’è il solito fastidioso volantino. Senza farci caso lo appallottolo e lo butto per terra, tra marciapiede e auto posteggiate. Salgo in auto e Andrea mi apostrofa immediatamente “Papà, sei un maleducato!”. Stupito, lo guardo e chiedo “e perché mai?”: Replica: “perché ci dici sempre che non bisogna buttare cose per terra e tu hai appena buttato la carta”. Vero. Esco, raccolgo la carta, risalgo in macchina, e getto insieme a lui la pallina di carta nel cestino dell’asilo.
Che cosa sarebbe successo se invece di riprendermi Andrea avesse tenuto la cosa per sé? Che cosa avrebbe imparato? Che gli adulti ordinano di fare cose che non fanno?

Siamo coscienti che le azioni immediate hanno ripercussioni nel lungo periodo?





Ci viene chiesto di creare il miglior ambiente nel quale far crescere i nostri figli, ambiente umano, ricco di amore, dove possano apprendere ad essere brave persone, ottimi cittadini, buoni cristiani.
Dobbiamo avvolgerli in un amore nudo, costruito su comportamenti corretti, e dobbiamo lottare di continuo per migliorarci così da poter meritare l’amore dei nostri figli. Perché a loro siamo debitori di tutto: specie del futuro.

In un recente incontro della mia rete internazione uno dei relatori mi ha sorpreso affermando che :

 “la formazione non cambia i comportamenti, è la leadership a cambiarli”. 

Dico sopreso perché essendo la formazione il core business della rete, poteva sembrare come une affermazione suicida. In realtà aveva perfettamente ragione. Forse sarebbe meglio dire che la formazione da sola non cambia i comportamenti. Perché c’è bisogno di incentivazione, di motivazione, di guida. Di leadership insomma, di un capo che sappia ispirare e trasmettere la forza che induce e sostiene il cambiamento.
In famiglia questa forza si basa soprattutto sull’amore e sul buon esempio: l’amore crea il canale più adatto, specie dal punto di vista emotivo, per trasmettere i valori che vogliamo. E gli esempi positivi rinforzano il messaggio.

Che cosa stiamo facendo per sostenere i nostri figli? Come mostriamo loro il nostro amore e i nostri valori? Avete esempi o suggerimenti da condividere con noi?



 English version





Just look carefully: you will detect in your children a sparkle of your behaviors, they tend to mirror what you do and say, as if –like sponges- they can easily absorb your way of acting. 
Unfortunately what they seems to copy the most are our worst behaviors: they way you scream when you want to affirm your point, how you shrug when you are annoyed , the same word you shout when you re so angry you can’t find a way to calm down.

Since they start interacting , they show these weaknesses, so that watching them you could easily get your worst poorness. Why this? Why can’t they learn and duplicate with the same quickness your best behaviors?

That’s one of the mystery of human nature, that we can just witness without getting the deep root. Nonetheless we have to strive to “inject” in our kids all the good value and the consequent behaviors that we believe will be a resource for their lives. And ours too!

How can we? 

In her recent book the neuro-psychiatrist Mariolina Migliarese, we introduced some posts ago, states clearly that  our kids can growth and improve just inside a love relation. And through the infinite number of feedbacks and examples we gave them not daily but second after second.

The famous Palo Alto psychiatrist school, lead by Paul Watzlawick taught us that we cannot not communicate: everything we do forwards a message, very often a meta-message that can be perceived not in our words, but in the way we speak those words, in the body language we use to hand those words and in the situation in which those words are pronounced.  And our actions which speak much louder than our words, or should we say preach?

Which messages do we usually give to our children?

I remember one of my hardest lesson learnt. My third child was not yet been born. I was taking Andrea, almost 4 and Chiara, 2 years old, to the kinder garden. Approching the car parked on the street I noticed an advertisement between the windscreen wiper, as it used in Italy. I unawares took it out, made into a ball, and threw it on the sidewalk. I know, it was a mistake. Even this can be usual in Italy, it’s something you teach you kids not to do.

Actually, when I jump into the car this was what my son told me: “you’re a bad guy!”. “Why this Andrea?” I asked confused. “Because you always tell us not to dirty the sidewalk and that’s what you just did!”. “You’re right I said”. I got down from the car, took the damn ball of paper, took it with me inside and finally dropped  in the trash once arrive at school.
What if Andrea said nothing to me and just kept it into his heart? Who would had he learnt from me?
Are we aware that short term behaviors have long term consequences? Wrong examples can last forever. 

We are called to create the best environment for our kids, the place full of love where they can learn to be good people, good citizens, good Christians.

We need to enfold them with a naked love, based on right behaviors, and we have to strive continuously to improve ourselves so that we could deserve the love of our children. Because we owe everything to them, especially their future.

In a recent international meeting of my network one of the speaker amazedly claimed 

“training does not change behaviors. Leadership does”. 

I said amazedly because training employees, sales reps is our job.  So what? Was it wrong? Not at all. I would have said Training alone does not change behaviors, leadership does. But in any case he was right: it’s the example, the motivation, the lead that support you and provide you enough inspiration  and driving force to strive, to win the inner resistance to change, to improve.
In a family this power is mainly based on love and good examples: love create the best emotional channel in which you can broadcast the value that you cant to convey. And good examples  reinforce the messages.
What are we doing to confirm your kids? How can we show them our loves and our values? Do you have suggestions or examples to share with us?
domenica 21 novembre 2010

Che cosa sono per te? - Do I mean something to you?


Prossimo post Next post martedì/Tuesday 23 novembre
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Ti interessa l'audio del nostro incontro sui linguaggi d'amore per adolescenti? Scaricalo da qui!



Come promesso torniamo alle parole di rassicurazione come linguaggio dell’amore. Abbiamo parlato qualche tempo fa di cosa significhi questo nei confronti dei bambini, ora consideriamo gli adolescenti, in un post successivo ci concentreremo sui coniugi.
La rassicurazione è davvero importante per gli adolescenti: si trovano, infatti, ad affrontare una sfida enorme: la scoperta di un nuovo mondo che temono e, anche se sembra che rifiutino qualsiasi cosa venga dai loro genitori, in realtà sono molto ricettivi ed attenti ai loro giudizi. Hanno bisogno di essere aiutati nel loro viaggio verso l’età adulta soprattutto se abbiamo parlato loro attraverso il linguaggio della rassicurazione durante l’infanzia.
A dire il vero è un compito difficile per i genitori: sembra che ogni certezza che avevamo sia stata spazzata via bruscamente nel momento in cui i nostri figli si sono affacciati all’adolescenza. Il cambiamento è evidente e in genere ciò che vediamo non è ciò che ci piacerebbe. Ma è comunque il nostro compito.
E’ difficile trovare il giusto equilibrio tra correggerli e supportarli, e non far trasparire alcun rimprovero! Se esprimi delusione reagiranno con rabbia, se esprimi approvazione … reagiranno comunque con rabbia! Molto spesso.


Cerchiamo quindi un modo per aiutarli: il primo requisito è essere un ottimo osservatore. Dobbiamo osservare attentamente, a distanza, cosa fanno e provano ed esprimere il nostro apprezzamento basandolo sui fatti. Un adolescente detesta essere trattato come un bambino, così “bravo ragazzo” e “bella ragazza” li faranno arrabbiare e non li aiuteranno per nulla. Poni attenzione a ciò che fanno ed esprimi la tua approvazione e gratitudine: “Ho visto che hai aiutato tua mamma a rifare i letti. Grazie per il tuo aiuto”, “I nostri amici mi hanno detto come ti sei comportato mentre eri là. Ti ringrazio per questo”, “Hai giocato veramente bene oggi, ho visto che hai aiutato davvero la difesa della tua squadra. Hai fatto bene ..”
Non essere troppo esigente quando gli affidi dei compiti da portare a termine: il garage non può essere pulito come vorresti, la loro stanza ordinata come ti piacerebbe, la tavola apparecchiata come avresti fatto tu… Dobbiamo mettere in evidenza i loro sforzi più che i risultati.
Il riconoscimento di quanto fatto è uno dei due modi di utilizzare le parole di rassicurazione: esprime piacere per le loro azioni. Il secondo modo per dare supporto ai nostri adolescenti è utilizzare parole di tenerezza. Devi dimostrargli che li ami ancora. Potrebbe essere più semplice per le mamme dire vi amo ai propri figli. Ma anche i padri devono parlare questo linguaggio. In questo caso dobbiamo focalizzarci sulla loro persona, su chi sono.
Esempi possono essere:

  •  Amo stare con te
  •  Sono orgoglioso di te
  • Realizzi i miei sogni
  • Mi manchi quando sono via
  • Sono fortunato ad essere tua madre/tuo padre
  • Sono felice di essere con te ora


Chapman suggerisce anche di far riferimento alla personalità dei nostri figli concentrandoci sul modo in cui sono soliti comportarsi:

  •  Ammiro il tuo modo di essere così aperto nei confronti di persone che ancora non conosci.
  •  So che posso fidarmi di te, sei così affidabile.
  • Sei così allegro, porti la felicità nella nostra famiglia.
  • Mi piace il modo in cui incoraggi gli altri.
  • Sei sempre così sereno, mi piace!

Gli adolescenti hanno bisogno di essere incoraggiati, è nostro dovere dargli il nostro supporto. 


Secondo la vostra esperienza quali altre parole potremmo dire? Quali sarebbero maggiormente le benvenute?


English version 
As promised we are back to Chapman’s words of affirmations way of loving. We discussed some time ago what does this mean for kids and now let’s consider teens and we will focus on spouses in a next post
Affirmation is really relevant for teens: they are facing a huge challenge, discovering a new world which they fear and, even though they seem to reject everything coming from their parents, they are very receptive and responsive to our judgments. They need to be supported in their journey towards adulthood especially if we talked words of affirmation during their childhood.
To tell the truth it’s an hard job for parents: it looks like every certainty we have faded away abruptly as our children broke into adolescence. We notice easily the change and usually what we see it’s not what we would like to. It’s out job though.
It’s difficult to find the right balance between correcting them and supporting them, and don’t look for any rewards! If you speak your frustration they will react with anger, if  you speak your approval they will… react with anger too! Very often.
So let’s find out way to support them: first requirement is to be a very good observer. We need to watch carefully, from a distance, what they do and feel and express our appreciation based on fact. A teen hate to be treated like a child so “good boy” “nice girl” will just upset them to the top and win no support at all. Stay focused on what they do and point out your approval and gratitude: “I notice you help your mother is cleaning the bedrooms. Thanks for being a resource to her”, “I’ve been told by our friends that you behave while you were there. Thank you for that”, “You played very well today, I noticed that you gave a real support to the defence of your team. That was well done”.
Don’t be too demanding when you give them a job to perform: the garage cannot be clean as you wish, their room not so tidy as you desire, the table not dressed as you would have done…. We have to focus of their efforts much more than on the results.
Appreciation of facts is one of the two way of speaking words of affirmation: it reflects your pleasure  for their actions. The second way to support your teens is speaking words of tenderness. You have to show them you still love them. It could be easier for moms to say I love you to their children.  Nonetheless fathers to have to speak these words. This time we have to focus on their person, who they are.
Samples can be: (elenco puntato)

  • I love staying with you
  • I’m proud of you
  • Your fulfill my dreams
  • I miss you when I’m out of town
  • I’m lucky to be your mother/father
  • I’m happy to be with you right now


Chapman suggests also to refer to your children’s personality focusing on the way they use to behave:

  • I admire your way of being so receptive with people you do not yet know
  • I know I can trust you, you are so reliable
  • You are so bright, you bring happiness to our family
  • I like the way you cheer other people
  • You are always so calm, I like that!

Teens need encouragement, it’s our duty to support them. 
In your experience which other words could we say? What are the most welcomed?

venerdì 19 novembre 2010

Intervista a Massimo Bettetini - Interview with Massimo Bettetini

Prossimo post Next post Sunday/Domenica 21 novembre
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Massimo Bettetini è psicoterapeuta, psicologo della fiaba e poeta. Collabora con riviste pedagogiche, ha vinto premi letterari ed è autore di libri per bambini, biografie e testi divulgativi di psicopedagogia. Ha curato la collana di successo L'arte di educare uscita con Famiglia Cristiana nell'autunno 2009; successo ripetutosi quest'anno con la nuova collana Essere genitori.
Su Facebook è il responsabile dell'omonima pagina, Essere genitori; la pagina del noto social network divenuta, con i suoi quasi 30.000 iscritti un autentico "caso".

Da dove e perché è nata l’idea di una pagina Facebook dedicata alla famiglia?
"Poco più di un anno fa, la dirigenza della rivista Famiglia Cristiana ha ideato una Collana editoriale, affidandone a me la direzione e la cura. Si è dato corpo a un titolo suggestivo: L’arte di educare. Otto libri di successo e dal profondo contenuto, che facessero fronte all’emergenza educativa, di autori importanti, che lasciassero traccia, da distribuire, a prezzi stracciati, insieme alla rivista. Era di per sé una sfida, che ho subito accettato volentieri. Abbiamo cercato, adeguato, ampliato, ristretto, prefato, stampato, pubblicato… Nel produrre questo lavoro editoriale di libri al tempo di un settimanale, è venuta l’idea di stare ancora più vicino ai lettori tramite la dinamica rapida e aperta del social network. Così, tecnicamente ed eccellentemente supportati da Performedia, è nata la Pagina Facebook Essere genitori. È stato un immediato successo, di contatti, iscritti, e quant’altro, molto al di là delle nostre aspettative. Una chiave di lettura di questo successo perdurante nel tempo può essere il fatto che da subito ci siamo adeguati alla rapidità di Facebook, con risposte in tempo reale alle tante Discussioni aperte dai medesimi utenti. Il valore aggiunto è senz’altro dovuto alla semplicità e spontaneità dello strumento comunicativo e, ancora di più, ai contenuti che cerchiamo di trasmettere.
Attualmente abbiamo più di 30.000 iscritti: un piccolo record per una Pagina che vuole essere impegnata, ma non noiosa, simpatica, ma non leggera".


Quali sono gli argomenti che interessano di più i frequentatori della pagina?
"A trecentosessanta gradi. Volendo, però, possiamo dire che le tematiche più importanti riguardano il rapporto autorità genitorialità, come e quanto controllare l’utilizzo degli attuali mezzi di comunicazione (tra cui spicca internet), la ricaduta dei conflitti genitoriali sui figli".


E le principali preoccupazioni che raccogli dagli interventi sulla pagina?
"Le Discussioni, o più semplicemente le domande, variano dai dettagli all’apparenza più piccoli di vita quotidiana, ai grandi temi di fondo, pedagogici, ma anche filosofici ed esistenziali. La maggior parte dei lettori scrive sulla Bacheca o nello spazio Discussioni. Con discreta frequenza, però, ricevo anche messaggi nell’area diciamo “privata” di Facebook; chiaramente si tratta di richieste di aiuto più delicate in situazioni talvolta difficili.
La preoccupazione principale concerne la crescita sana, sotto tutti i punti di vista, dei figli, e, oserei dire, la tenuta psico-fisica dei genitori. Insieme ad apertura e spontaneità, si nota infatti la consapevolezza della propria fragilità. Per questo gli interventi di risposta si basano frequentemente su un ottimismo radicato sulle reali capacità della coppia; un ottimismo, quindi, realista, che spinge papà e mamme a trovare dentro di sé le risorse per fare fronte a quelle che spesso sono vere e proprie emergenze.
Sottolineo frequentemente la necessità di esigere dai figli, proprio perché si ha fiducia in loro: ti esigo questo perché so che ne sei capace. In fine, il condimento dell’ironia, che fa sempre bene e che permette di pensare, pur in mezzo alle burrasche quotidiane".


Di che cosa si occuperà in questo nuovo anno la collana dalla quale è nata l’idea della pagina?
"Quest’anno abbiamo previsto l’uscita, già in atto, di dieci volumi, sempre unitamente alla rivista cartacea. La Collana si intitola proprio Essere genitori, come la Pagina di Facebook. Dieci libri sono tanti, ma d’altronde l’onda lunga della Collana precedente è durata più di un anno, con persone che chiedono anche oggi i libri usciti dodici mesi fa. Anche questo, per noi, è un grande successo. Si tratta di dire ai genitori che non solo il carico che hanno sulle spalle è condiviso, ma che è possibile portarlo e portarlo alla meta.
Questo significa che l’emergenza educativa c’è. La qualità dei libri scelti indica in modo palese che non vogliamo cavalcarla commercialmente, ma metterci al servizio dei genitori per infondere loro coraggio. La famiglia è stata colpita alle fondamenta, i cecchini hanno centrato il bersaglio, d’accordo; ma la famiglia in quanto tale ha tutte le risorse per uscire dal guado".


In tre parole, un consiglio per i genitori.
"Primo: amare i propri figli (non sto scherzando: i figli hanno bisogno di sentire sulla propria pelle di essere voluti bene).
Secondo: comunicare valori ai propri figli e imparare a esigere senza fare male (ti esigo perché so che ne sei capace); ovunque io vada a parlare, prima o poi si parla dei valori e della scala che permette di raggiungere le mete alte di cui sopra. Bisogna perdere la paura dei valori.
Terzo: utilizzare tutti i mezzi a disposizione, culturali, legali, comunicativi, per realizzare una contro-rivoluzione silenziosa, ma efficace, la rivoluzione del cuore che porterà vita nuova all’istituto familiare".



 English version
Massimo Bettetini is a psychotherapist and fairy tales psychologist. He writes on pedagogic magazines. He has been awarded several literary prizes and published many books: children stories, biographies, psycho-pedagogic texts. After having been the editor of the series The art of education in 2009, this year he brought to success the new series named Being parents. He administrate the homonymous Facebook page: a true event with more that 30.000 subscribers.  
 
Why you decided to open a page on Facebook about parenting?
"Less then an year ago, the magazine Famiglia Cristiana launched a new series of books about being parents, and gave me the responsibility to manage it. We published since then eight books under the name of The art of education, to face the educational emergency . These books were written by well known solid pedagogues, we wanted them to leave a legacy, and sold at very low price together with the magazine. I confess it was a true challenge that I immediately accepted. During the hard work connected with the series we had the idea to find a way to stay closer to the readers, and Facebook was the first choice. With the excellent support of Performedia our FB page was born!
We got an instantaneous success, far exceeding expectations: maybe because we respond with the same pace of the social network, that means prompt answers to the wide range of discussions proposed by the readers. At present we have more than 28.000 subscribers: quite a record for a webpage which wants to talk seriously about the family". 

Which are the subjects that the readers love the most, are mostly interested in?
"I have to say all of them. To streamline, I’d like to point out three of them:
The authority of the parents
The use, and misuse, of the media, internet first
The consequences for the kids of the conflicts between parents".

Which are the most relevant issues that surface from the blog?
"Although the subjects are discussed on the suitable web page, I often receive also private messages asking for help to handle specific concerns, very difficult situations.
The main anxieties are about the healthy growth of the kids, meaning by healthy not just the physical aspects, but mainly the psychological ones, and the psycho-physical power of the parents. Parents tend to discover and become aware of their fragility. This is why our answers are based on a realistic optimism: we want to point out that  parents must and can find inside the couple the needed resources to handle every situation, emergencies too.
I stress the one specific concept : you have to be demanding! You have to ask showing in this way that you trust your children. And I suggest to use irony as a wonderful tool to show love and appreciation!" 

To wrap up, which are your three suggestions for parents?
"One: love you kids. I’m not joking, I mean show your kids you love them. Show. Say words of love. Do actions of love.
Second: show the values you believe in and be demanding. Follow the right values and do not be afraid of talk values. They are mandatory!
Third: use all tools you have –culture, law, communication- to realize a new revolution, bloodless and effective, to restore the importance of the family and give a new life to it".